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Davide Perna, dopo cinque giorni di ricerche il tragico epilogo: l’uomo trovato morto nel fiume Liri

Ricerche senza sosta da sabato fino al tragico epilogo di ieri sera: il cadavere dell'uomo era nell'auto recuperata nel fiume Liri

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Erano convinti sin dal primo istante che l’auto di Davide Perna fosse lì, in quel tratto del fiume Liri nel territorio della Piana di Castelliri, a ridosso della diga. E proprio lì, senza sosta, da sabato, hanno concentrato le ricerche. Anche quando hanno iniziato a sorgere dubbi sulla reale presenza del veicolo in quell’area, i carabinieri della Compagnia di Sora, coordinati dal capitano Domenico Cavallo, sono andati avanti senza arretrare di un passo. Un’intuizione investigativa che, purtroppo, si è rivelata esatta.

Dopo cinque giorni di ricerche ininterrotte e dopo aver richiesto, nella giornata di martedì, il supporto del Nucleo Subacquei dell’Arma, i militari hanno riperimetrato con precisione la zona da scandagliare. Hanno studiato ogni dettaglio, ipotizzando dove l’auto potesse trovarsi, operando con metodo e con mezzi adeguati. E proprio ieri, mercoledì 11 febbraio, è arrivata la svolta.

I sommozzatori hanno individuato sul fondale la presenza di un corpo metallico di grandi dimensioni. Dopo essersi immersi e aver comparato la targa, non ci sono stati più dubbi: si trattava della Fiat Punto di Davide Perna, il 51enne di Monte San Giovanni Campano, promotore finanziario, scomparso nel nulla da sabato.

Le operazioni di recupero sono state lunghe e complesse, sono andate avanti per tutto il pomeriggio fino alla serata. Intorno alle 18 l’auto è stata finalmente estratta dall’acqua. Tutti erano lì, con il fiato sospeso, aggrappati alle ultime speranze. Soprattutto i familiari, che fino all’ultimo hanno sperato che in quell’abitacolo il corpo non ci fosse.

Ma quando la vettura è stata posata a terra, la realtà ha spazzato via ogni speranza. Il corpo senza vita di Davide Perna era all’interno dell’auto. Il momento del riconoscimento, il più drammatico, è stato affidato ai familiari. Al loro fianco, in silenzio, c’era il capitano Domenico Cavallo, che con la sua squadra – e con il supporto dei carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, guidati dal tenente Giovanni Simeone – in questi giorni ha lavorato senza proclami, a testa bassa, per dare risposte a una famiglia che risposte non ne aveva.

Nel frattempo le indagini non si sono mai fermate. Anche dopo l’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Cassino e la convocazione di un incontro in Prefettura con le forze in campo, i militari hanno continuato a scandagliare quel tratto di fiume. Fino al tragico epilogo.

La salma è stata trasferita all’obitorio di Cassino, dove verranno eseguiti gli accertamenti medico-legali per chiarire le cause del decesso. Le ipotesi restano quelle emerse sin dai primi istanti: un allontanamento volontario con un gesto estremo oppure un malore alla guida. Al momento sembrerebbero escluse ingerenze di terzi, ma saranno le indagini a stabilire con certezza cosa sia accaduto.

Resta il dolore di una famiglia distrutta e di un’intera comunità che per giorni ha seguito con il fiato sospeso ogni sviluppo delle ricerche. In questa vicenda drammatica c’è un solo elemento che emerge con forza: il lavoro incessante delle forze dell’ordine, la conoscenza del territorio e la determinazione nel voler dare risposte, anche quando quelle risposte sono le più dure da accettare.

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