Discarica di Cerreto, Fallone: “Senza fondi e con la farsa dei rifiuti da Roma, è un rebus finanziare il post-mortem”

Il sindaco di San Giovanni Incarico vaglia i conti dell'impianto: Bacino I e Raccordo a "residuo zero". L'ombra del V-Bis non autorizzato

La partita sulla gestione dei rifiuti nel Lazio meridionale e sul futuro della discarica di Cerreto, nel territorio comunale di Roccasecca, continua ad alimentare uno scontro politico e ambientale mai sopito tra il centro romano che scarica rifiuti e la periferia, soprattutto della provincia di Frosinone, che deve riceverli, trattarli, bruciarli e stiparli. Così torna a sollevare un velo di forte preoccupazione sulla sostenibilità economica, finanziaria ed ecologica dell’intera operazione il sindaco di San Giovanni Incarico, Paolo Fallone. Con una disamina analitica condotta direttamente sulle carte ufficiali, il primo cittadino mette al centro del dibattito la tenuta delle garanzie pubbliche di fronte alla potenziale voltura dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) da Mad ad altro gestore e al piano di subentro industriale della nuova società che dovrebbe essere riconducibile ad Acea Ambiente.

Il cuore della denuncia di Fallone parte da un quesito semplice ma cruciale per la tutela della salute pubblica e delle casse degli enti locali: “Chi garantirà la sicurezza della discarica quando i soldi accantonati finiranno?”. Il riferimento è al Fondo Post-Mortem, ovvero la riserva economica vincolata che ogni gestore deve accantonare per garantire manutenzione, monitoraggi ambientali, captazione del biogas e gestione del percolato a impianto chiuso.

Conti in rosso per il dopo-chiusura: bacino I e raccordo a “residuo zero”

I dati al 30 aprile 2026 riportati dal primo cittadino dipingono un quadro a due velocità che genera profonda inquietudine: Bacino I: Accantonati 3.909.000 euro, spesi 3.909.000 euro. Residuo: zero. Raccordo: Accantonati 1.959.000 euro, spesi 1.959.000 euro. Residuo: zero. Bacino II: Accantonati 5.144.000 euro, spesi 3.932.000 euro. Residuo: 1.212.000 euro. Bacino III e IV: Presentano disponibilità residue rispettivamente di 15,3 e 16 milioni di euro.

“Mentre per i Bacini III e IV risultano ancora importanti somme disponibili, per il Bacino I e per il Raccordo il fondo risulta completamente esaurito”, evidenzia il sindaco di San Giovanni Incarico. La domanda sorge spontanea di fronte alla prospettiva di interventi straordinari o guasti alle condotte del percolato: “Se domani serve un intervento urgente, chi paga? E con quali risorse? Una cosa è la responsabilità giuridica del gestore, un’altra è avere concretamente le risorse economiche necessarie per intervenire”.

Fallone chiama in causa direttamente le autorità preposte al controllo della voltura dell’AIA, chiedendo se le fideiussioni e le garanzie finanziarie previste dalla legge siano aggiornate ai costi reali prima che eventuali buchi di bilancio ricadano sull’incolpazione della collettività.

L’incognita della sopraelevazione V-bis e l’enigma flussi (senza la Saf)

Oltre agli aspetti finanziari della bonifica e del mantenimento dell’area, l’analisi del sindaco mette in luce le fragilità strutturali del nuovo piano industriale di gestione della discarica di Cerreto, il quale presupporrebbe l’utilizzo di un ulteriore invaso — il Bacino V-bis — che allo stato attuale non risulta autorizzato. A questo elemento si aggiunge un dato fattuale incontrovertibile: la provincia di Frosinone non conferisce più rifiuti in discarica da circa due anni. “Se il territorio provinciale non conferisce rifiuti e se il nuovo bacino sul quale si fondano le prospettive future non è ancora autorizzato, da dove arriveranno i rifiuti? Quali saranno i volumi e da quali territori?”, incalza il sindaco.

La sostenibilità economica dell’intera operazione viene dunque messa in dubbio: senza l’ok al V-bis e senza l’apporto dei rifiuti ciocari, la discarica rischia di essere un guscio vuoto o, al contrario, un polo d’attrazione coatto per abbancamenti extra-provinciali, con impatti devastanti sulla viabilità e sull’ecosistema del Cassinate e della provincia.

Cittadini di “serie B”: disparità col sito chiuso a Colleferro e nodo Roma

L’affondo di Paolo Fallone assume contorni squisitamente politici quando si ripercorre la storia recente delle decisioni regionali in materia di fabbisogni e sbarramenti agli impianti. Rievocando la chiusura della discarica di Colleferro nel gennaio 2020, celebrata allora come una svolta ecologica, il primo cittadino parla senza mezzi termini di un “corto circuito politico”.

In quell’occasione fu chiuso un impianto con 400.000 tonnellate di capienza residua autorizzata senza che la Capitale disponesse di impianti di smaltimento autonomi. La conseguenza fu il trasferimento dell’emergenza romana nel Frusinate: “Mentre Colleferro sbarrava i cancelli tutelando il proprio bacino, per la provincia di Frosinone si applicava un metro del tutto opposto: a Roccasecca venivano autorizzati gli ampliamenti per fare spazio ai flussi della Capitale”.

Il principio di prossimità dello smaltimento, pilastro delle normative europee, è stato così piegato alle esigenze romane, creando territori di “serie A” ed enti locali di “serie B”. Con una sferzata amara rivolta alla rappresentanza politica della Ciociaria, Fallone avverte: “Se noi cittadini della provincia di Frosinone siamo di serie B, quindi elettori di serie B, non vorrei che gli eletti con i nostri voti siano considerabili eletti di serie B!”.

Un’istanza di trasparenza rivolta ormai perentoriamente alla Regione Lazio

L’intervento si conclude con una richiesta perentoria alla Regione Lazio, chiamata a valutare con la massima attenzione l’effettiva necessità della discarica prima di rilasciare autorizzazioni o procedere a volture. I dati dimostrano infatti che il territorio provinciale si è ormai affrancato dallo smaltimento in discarica.

«Non chiediamo nulla di straordinario, chiediamo semplicemente trasparenza», chiosa Fallone, sollecitando risposte chiare su sicurezza dei bacini, coperture finanziarie e sostenibilità del progetto. La palla passa ora ai consiglieri regionali del territorio e alla Pisana: la salute dei cittadini e la tutela ambientale di una terra già martoriata non possono dipendere da scommesse a breve termine o da piani industriali sprovvisti delle necessarie garanzie per il futuro.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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