Disturbi alimentari, casi in aumento: a che punto siamo con i fondi e con i centri?

I casi di anoressia, bulimia e altri disturbi del comportamento alimentare crescono: l'esordio tocca bambine e bambini sempre più piccoli

Tema caldo di queste settimane: il mancato stanziamento dei fondi per i disturbi alimentari nell’ultima legge di Bilancio che ha scatenato grande apprensione e preoccupazione da parte delle associazioni e del mondo che gravita a intorno a disturbi così delicati e complessi come l’anoressia, la bulimia e i disturbi dell’alimentazione in genere.

Si è trattato nello specifico della cancellazione del fondo di 25 milioni di euro stanziato dal Governo per il biennio 2023-24, finalizzato all’apertura di ambulatori destinati alla cura dei disturbi del comportamento alimentare. Nei giorni successivi il ministro della Salute Orazio Schillaci ha risposto alle associazioni circa la necessità di ripristinare le risorse. «Per applicarli nel complesso (ossia non in riferimento alla quota extra prevista per l’apertura degli ambulatori, ndr) – ha spiegato Schillaci in un’intervista al Corriere della Sera – è stato previsto uno stanziamento di 50 milioni nel 2024 e 200 milioni nel 2025». «In questo modo – spiega il ministro – i fondi per i disturbi alimentari sono diventati strutturali. Da ora in poi ci saranno sempre. Non abbiamo ritenuto necessario intervenire con una somma straordinaria. Nel biennio precedente, 2022 e 2023, lo stanziamento è stato dichiaratamente temporaneo».

Intanto si attendono ancora i Lea, ossia i Livelli essenziali di assistenza che sono le prestazioni e i servizi forniti dal Servizio sanitario nazionale (SSN) a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket), tramite risorse pubbliche raccolte attraverso la tasse. Il ritardo è dovuto a “motivi tecnici” già evidenziati dai governatori regionali prima di Natale. In attesa della piena operatività e aggiornamento dei Lea, atteso a questo punto per il primo semestre 2024, si è deciso di mettere a disposizione del Fondo straordinario dedicato, pur in assenza della completa rendicontazione da parte delle Regioni, un fondo pari a 10 milioni di euro per il 2024.

I centri di cura in Italia

È stata aggiornata, come riportato sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, la piattaforma online dei centri dedicati alla cura dei Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. L’ultimo censimento al 28 febbraio 2023, ha contato 126 strutture su tutto il territorio nazionale, di cui 112 pubbliche (appartenenti al Servizio sanitario nazionale – Ssn) e 14 appartenenti al settore del privato accreditato. Come sempre, per quanto riguarda la presenza sul territorio, la distribuzione è “a macchia di leopardo”. Il maggior numero dei centri (63) si trova nelle regioni del Nord (20 in Emilia Romagna e 15 in Lombardia). Nel centro Italia ce ne sono invece 23 (di cui 8 nel Lazio e 6 in Umbria), mentre 40 sono distribuiti tra il Sud e le Isole (12 in Campania e 7 in Sicilia). Rispetto alla fascia d’età presa in carico dai centri: l’84% ha dichiarato di prendere in carico persone di età pari o superiore a 18 anni, l’82% la fascia d’età 15-17 anni e il 48% i minori fino a 14 anni. La modalità di accesso è diretta nel 77% dei casi, ossia è il paziente stesso che si reca nella struttura. I centri prevedono l’accesso mediante pagamento di ticket sanitario (68%), in modalità gratuita (33%), in regime di intramoenia (11%).

I numeri aumentano, scende l’età d’esordio

«Già durante la pandemia – spiega la dottoressa Valeria Zanna, psichiatra e psicoterapeuta, Responsabile Anoressia e Disturbi alimentari dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma – era emerso, in maniera chiara, un aumento dei casi di disturbi alimentari legato all’isolamento sociale; e ora prosegue l’onda lunga di questo fenomeno. A un’osservazione empirica è evidente che l’età di esordio si è abbassata dai 15 anni in su del pre Covid alla fascia di 13-15 anni e talvolta addirittura a 8/9 anni. Ovviamente la pandemia ha aggravato situazioni latenti, ma numerosi sono in fattori in gioco implicati in questo anticipo cronologico: lo sviluppo fisico sempre più precoce, l’attenzione maniacale nei confronti del corpo amplificata dall’utilizzo dei social, la solitudine con cui bambini e ragazzi affrontano il momento del pasto perché non tutte le scuole forniscono il servizio mensa e spesso entrambi i genitori lavorano; la difficoltà dei genitori a intercettare precocemente, nei loro figli, la presenza di una sofferenza nascosta. Insomma, articolati e complessi sono i fattori in gioco, come avviene per le malattie in generale e ancora di più per quelle che, come i disturbi alimentari, riguardano il corpo e la psiche in un’età critica come quella adolescenziale e pre adolescenziale».

Quanti sono i casi di anoressia e bulimia?

«Per quanto riguarda invece l’incidenza dell’anoressia nervosa, secondo la più aggiornata letteratura scientifica, si stimano almeno 8 nuovi casi per 100.000 persone in un anno al femminile, mentre è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra i maschi. L’incidenza della bulimia nervosa è stimata essere di almeno 12 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra le femmine e di circa 0,8 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra i maschi. Le forme più gravi colpiscono rispettivamente circa lo 0,9% e l’1,5% delle donne. I disturbi alimentari nell’ambito delle patologie psichiatriche presentano così il più alto indice di mortalità, in particolare, nel caso dell’anoressia nervosa il rischio di morte è 5-10 volte maggiore di quello di persone sane della stessa età e sesso».

Secondo l’American Psychiatric Association (APA), come riportato dal sito dell’Istituto Superiore di Sanità, solo una bassa percentuale di anoressici guarisce completamente, ma nella maggior parte dei casi si ottengono comunque buoni risultati. Frequentemente permangono nei pazienti sintomi ossessivo-compulsivi, fobie e abuso di sostanze. I due terzi degli anoressici continuano infatti ad avere problemi di relazione con il cibo e il peso corporeo e il 40 per cento circa manifesta sintomi di bulimia. Tuttavia, il rapporto e le linee guida pubblicate nel 2000 dalla APA indicano che più del 44 per cento dei pazienti trattati ha ottenuto buoni risultati, con recupero del 15 per cento del peso corporeo mancante e con la regolarizzazione del ciclo mestruale. In generale, il trattamento è tanto più efficace quanto più è giovane il paziente che lo inizia.

Crescono anche i casi di anoressia “atipica”

«Un altro aspetto che si è evidenziato ultimamente – prosegue Zanna – è l’aumento dei cosiddetti casi di anoressia atipica. Si tratta pelopiù di ragazze (l’anoressia si declina soprattutto al femminile con un rapporto femmine-maschi di 8 a 2) per le quali la compromissione fisica è meno evidente, perché il dimagrimento è partito da una condizione di precedente sovrappeso, ma che hanno sviluppato un pensiero del tutto sovrapponibile a quello a quello dell’anoressia più tipica. Sono adolescenti che nel giro di pochi mesi hanno presentato un dimagrimento molto significativo, talvolta anche di 15 o 20 kg con conseguenti gravi implicazioni mediche. Tale condizione comporta una perdita rapida sia della massa grassa (la parte di peso costituito dall’organo adiposo, ovvero dal grasso corporeo, ndr) che della massa magra, costituita principalmente da tessuto muscolare, con conseguente interessamento multi-organo (cuore, rene, fegato etc). Sono ragazze dunque molto, molto sofferenti, sia dal punto di vista psicologico che dal punto di vista fisico. Spesso hanno alle spalle una storia personale di frequenti derisioni e scarsa accettazione da parte dei pari che rende difficile l’adesione al trattamento, perché spaventate dalla possibilità di recuperare un peso eccessivo».

Quando i disturbi alimentari toccano i più piccoli: l’ARFID

Nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) del 2022, l’American Psychiatric Association ha classificato una nuova forma di Disturbo del Comportamento Alimentare, l’ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder, in italiano disturbo evitante/restrittivo nell’assunzione di cibo). «Si tratta di un disturbo – spiega Zanna – che colpisce soprattutto i bambini, già da 2-3 anni fino alla preadolescenza, e in particolare i maschi. Può manifestarsi in diverse forme che hanno però un comune denominatore: la predilezione di alimenti di un determinato colore o di una specifica consistenza. È il bambino che mangia “solo in bianco” o quello che desidera unicamente “pappette”, oppure quello che consuma solo merendine». Attenzione: va detto che non bastano questi comportamenti, piuttosto comuni nei bambini, per far pensare ad una patologia. Precisa Valeria Zanna: «Anche in questo caso la casistica è molto variegata con numerose declinazioni individuali e manifestazioni possibili, ma c’è una caratteristica che spesso accomuna questi bambini, ossia un problema di ansia, che spesso coinvolge i genitori all’interno di dinamiche ricattatorie che rinforzano il sintomo». – Fonte Fondazione Umberto Veronesi.

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