Il Frosinone esce dal Ferraris con un pareggio prezioso, ma anche con la sensazione di aver lasciato per strada qualcosa. L’1-1 contro il Genoa certifica la solidità e la personalità della formazione di Massimiliano Alvini, capace di affrontare una trasferta complicata senza rinunciare alla propria identità. Per quanto mostrato nell’arco della partita, però, i giallazzurri possono recriminare soprattutto per una gestione troppo prudente degli ultimi minuti, giocati con un uomo in più.
La principale conferma arriva ancora una volta da Giorgi Kvernadze. L’attaccante georgiano firma il secondo gol consecutivo e ribadisce di attraversare un momento particolarmente brillante. La rete del vantaggio nasce dalla qualità di Schmid, sempre più inserito nei meccanismi della squadra, ma viene completata con freddezza da un calciatore ormai diventato uno dei riferimenti offensivi del Frosinone.
Il Genoa reagisce e trova il pareggio sfruttando alcune esitazioni della retroguardia ospite. Cittadini fatica nel confronto con Colombo e il suo tocco di mano concede ai padroni di casa l’occasione per rientrare in partita. Il difensore, già ammonito, resta negli spogliatoi durante l’intervallo. Al suo posto entra Monterisi, che garantisce maggiore tranquillità e accompagna la difesa fino al termine senza commettere errori rilevanti.
La prestazione più convincente del reparto arretrato porta però la firma di Calvani. Proprio contro il club proprietario del suo cartellino, il centrale gioca una gara estremamente attenta, leggendo con lucidità le situazioni pericolose e limitando le iniziative rossoblù. Positivo anche Bracaglia, ordinato negli interventi e sempre concentrato nella difesa degli spazi. Più incerta, invece, la prova di Oyono: alcune disattenzioni nella prima parte di gara pesano, compresa quella sul calcio d’angolo dal quale nasce l’azione dell’1-1. Nel finale riesce comunque a ritrovare maggiore sicurezza.
Quando il Genoa aumenta la pressione, il Frosinone può affidarsi a un Palmisani in grande giornata. Il portiere risponde presente nelle fasi più delicate e con almeno due interventi importanti impedisce ai padroni di casa di completare la rimonta. Una prestazione autorevole, fondamentale per conservare un risultato che in alcuni momenti sembrava poter sfuggire.
A centrocampo la squadra giallazzurra trova equilibrio grazie soprattutto al lavoro di Masini. L’ex della sfida recupera numerosi palloni, copre ampie zone del campo e offre il consueto contributo in termini di intensità. Calò governa la manovra con ordine e qualità, sebbene gli manchino precisione e determinazione al momento della conclusione. Schmid, oltre all’assist per Kvernadze, partecipa con continuità alla costruzione del gioco e conferma i progressi delle ultime settimane.
Ghedjemis, alla prima presenza dal primo minuto, prova ad accendere la manovra con le sue accelerazioni. Gli spunti non mancano, anche se la migliore condizione appare ancora distante. Raimondo svolge un lavoro prezioso lontano dalla porta, lottando e sacrificandosi per la squadra, ma non trova lo spazio necessario per rendersi realmente pericoloso.
Dalla panchina arrivano comunque risposte interessanti. Fini entra con energia e con una buona iniziativa provoca l’espulsione di Vasquez, aprendo al Frosinone la possibilità di tentare l’assalto conclusivo. Bobcek si presenta bene e sfiora anche la rete, fermato soltanto dalla risposta di Bijlow. Meno efficace Hasa, che fatica a trovare il ritmo e non sempre compie la scelta migliore negli ultimi metri.
Proprio la superiorità numerica alimenta il rimpianto più grande. Con il Genoa ridotto in dieci uomini, Alvini avrebbe potuto aumentare il peso offensivo e provare a schierare contemporaneamente le due punte. Il tecnico preferisce invece conservare gli equilibri, limitando così le possibilità di trasformare una buona prestazione in una vittoria di grande valore.
Resta comunque un altro segnale incoraggiante. Il Frosinone gioca alla pari in uno stadio difficile, mostra carattere e porta a casa il risultato senza snaturarsi. Il punto muove la classifica e rafforza le certezze, ma l’impressione conclusiva è inevitabile: con un pizzico di coraggio in più, da Marassi si sarebbe potuti tornare con l’intera posta.