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Galleria sulla Sora-Cassino, l’ennesima beffa: resta chiusa fino a marzo. Un territorio ostaggio delle promesse mancate

Nuova proroga Anas fino al 15 marzo. Tradita anche la promessa del Ministero sulla riapertura parziale a inizio anno

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Doveva essere la volta buona. Doveva riaprire almeno a una corsia. Doveva finire l’incubo. E invece no. Arriva l’ennesima, umiliante, proroga: la galleria Capo di China sulla Sora–Cassino resterà chiusa fino al 15 marzo 2026.

Due mesi in più. Ancora. Con un’ordinanza Anas – come al solito introvabile sui canali ufficiali che dovrebbero informare i cittadini – si certifica, nero su bianco, il fallimento totale della gestione di questa vicenda. SS 749 Sora–Cassino, dal km 24+000 al km 27+850: tutto chiuso, tutte le corsie, ancora.

E pensare che solo poche settimane fa il Ministero delle Infrastrutture, rispondendo in Parlamento a un’interrogazione di Ilaria Fontana, aveva assicurato che a inizio 2026 ci sarebbe stata la riapertura parziale al traffico, probabilmente a senso unico alternato. Parole ufficiali. Scritti agli atti. Promesse. Ancora una volta.

“La conclusione dei lavori civili è prevista all’inizio della prossima annualità, con contestuale riapertura parziale del traffico”. Così diceva il Governo. Siamo a gennaio. La realtà dice: strada ancora chiusa, e lo resterà per altri due mesi.

Una presa in giro lunga un anno

Il cantiere parte il 18 marzo 2025. Prima chiusura totale. Cronoprogramma iniziale: 14 mesi.

Poi il colpo di teatro: in Provincia, Anas assicura che i lavori dureranno solo quattro mesi. Poi le turnazioni h24. Poi la promessa di settembre. Poi ottobre. Poi novembre. Poi “forse a inizio 2026”. Poi “almeno una corsia”. Oggi siamo alla verità nuda e cruda: nulla di nulla. Tutto chiuso.

E mentre si accumulano proroghe, rinvii e giustificazioni tecniche, un intero territorio continua a pagare un prezzo altissimo in termini di sicurezza, isolamento, perdite economiche pesantissime e qualità della vita ridotta.

La strada alternativa è diventata una trappola

Nel frattempo, la viabilità alternativa — già indegna un anno fa — oggi è peggiorata drasticamente.

Il traffico di questi mesi e il maltempo delle ultime settimane l’hanno trasformata in un percorso ancor più da incubo: buche profonde, avvallamenti, tratti franati, curve cieche, zero illuminazione, segnaletica quasi inesistente, niente copertura telefonica o GPS.

Un’arteria di campagna usata come sostituto di una superstrada. Un’assurdità tecnica. Una follia amministrativa. Un pericolo quotidiano.

Chi ci passa ogni giorno lo sa: basta un autobus o un mezzo pesante incrociato nel punto sbagliato per rischiare la tragedia. E gli incidenti, soprattutto nella zona di Belmonte Castello, sono ormai all’ordine del giorno. E a nessuno, visto che sono passati mesi e mesi in più del previsto, è venuto in mente di metterla in sicurezza.

«È vergognoso, non ci sono altre parole per definire l’andamento di questo cantiere. A parte le passerelle politiche, nessuno si è assunto la responsabilità di informare in modo serio e trasparente i cittadini. Da mesi, il sottoscritto chiede compensazioni per le gravi perdite economiche subite da questo territorio, ma dalla Regione tutto tace. Per questo facciamo appello al nuovo Prefetto affinché venga fatta finalmente chiarezza una volta per tutte». Così il sindaco di San Donato Val di Comino e vicepresidente della Provincia, Enrico Pittiglio, ai microfoni della nostra redazione.

Un’opera da 14 milioni di euro, zero risultati

Stiamo parlando di un intervento da oltre 14 milioni di euro, che sulla carta dovrebbe consegnare una galleria strutturalmente rifatta, con nuovo sistema di drenaggio e impermeabilizzazione, impianti moderni, sicurezza all’avanguardia. Tutto bellissimo. Tutto teorico. Perché la galleria è ancora chiusa. E il territorio è ancora spezzato in due.

Politica assente, cittadini abbandonati

La domanda è sempre la stessa: dov’è la politica? Dov’è la Regione? Dov’è la Provincia? Dov’è chi dovrebbe pretendere risposte, date certe, impegni veri? È normale che un’arteria strategica venga chiusa per un anno intero senza garantire una viabilità alternativa sicura? È normale che ogni promessa venga puntualmente smentita dai fatti?

È normale che un intero comprensorio — Valle di Comino, Sorano, collegamento con Cassino e Avezzano — venga trattato come un territorio di serie B?

Una vergogna nazionale

La vicenda della Galleria Capo di China è ormai il simbolo di un fallimento istituzionale completo: fallimento della programmazione, fallimento della comunicazione, fallimento del rispetto verso i cittadini. Qui non siamo più nel campo dei ritardi. Siamo nel campo della presa in giro.

E a questo punto l’interrogativo diventa inevitabile e drammatico: dobbiamo aspettare che ci scappi il morto, prima che qualcuno si assuma le proprie responsabilità? Perché se dovesse accadere qualcosa di grave lungo quella strada alternativa indegna, nessuno potrà dire che non si sapeva.

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