Di qua quattro città si candidano insieme per diventare Capitale della Cultura 2028, di là due città confinanti si contendono il titolo di Capitale del Mare 2026.
Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli, sotto l’insegna di Hernica Saxa, decidono di fare delle loro mura difensive un ponte comune che le dischiuda all’esterno verso il mondo. Come sapientemente ha riassunto Alessio Porcu, “Non è solo una candidatura, è un metodo condiviso”. Il metodo Ciociaria.
Gaeta e Sperlonga, unite dallo stesso mare, si dividono per un titolo che vissuto in questa maniera offre un altro tipo di scenario, quello di una candidatura divisiva, il metodo pontino.
Di qua una candidatura che si propone di trasformare identità locali in una visione territoriale unitaria, di là una scommessa che vorrebbe tessere il filo del dialogo tra mare e terra, ma che di fatto stende il filo spinato di un confine identitario sorretto dalla più miope delle espressioni della politica locale.
Due modi diversi di vivere lo spirito del tempo, due interpretazioni opposte per due film girati uno a colori e l’altro in bianco e nero.
Un seme che non riesce a generare la pianta
Nessuna esitazione nel dire da che parte stare, quale sia il film da vedere, e quale invece la pagina da cancellare, e in questo moto istintivo a volersi schierare dalla parte che sembra migliore, c’è il seme del superamento delle barriere geografiche e antropologiche che tengono distanti i protagonisti di una storia millenaria che è più bella e interessante nella sua versione unitaria, e che è più bella se vissuta insieme. Un seme che non riesce a generare la pianta.
Da quale chiesa è partito l’anatema che ha spezzato ogni forma di comunicazione tra le terra ciociara e quella pontina e che ha forgiato in modo diverso le loro popolazioni, regalando a una il senso dell’identità e all’altra il culto dell’individualismo?
Due mondi diversi, che continuano a muoversi parallelamente senza mai incontrarsi, di qua e di là dalla linea delle colline superate dalle strade, ma mai dall’intraprendenza, dalla voglia di sperimentare, dall’intelligenza e dall’audacia dei forti e dei grandi.
Il metodo del basso Lazio.
