La morte di Carmine Santamaria Moschetta, l’ex carabiniere di 88 anni di Ausonia, ha colpito molto la comunità cassinate. Dopo essere stato strangolato dal figlio il 26 febbraio, l’uomo ha lottato per 14 giorni in ospedale, ma purtroppo non ce l’ha fatta. Il figlio, un uomo di circa 50 anni con problemi psichici, si trova ora detenuto nel carcere di Cassino con l’accusa che potrebbe diventare di omicidio.
Il messaggio pubblicato dal nipote sui social è particolarmente toccante: descrive il nonno non solo come una figura familiare, ma come un vero punto di riferimento, una persona stimata per forza, bontà e generosità. Dal testo emerge anche quanto fosse importante per la comunità: qualcuno su cui tutti potevano contare quando c’era bisogno di aiuto.
Parole come quelle del nipote spesso diventano un modo per trasformare il dolore in memoria, ricordando ciò che una persona ha lasciato negli altri: valori, esempi e affetto. In situazioni così tragiche, sono proprio questi ricordi a mantenere viva la figura di chi non c’è più.
