Si rimettono in moto i comitati ed i movimenti dei cittadini che chiedono servizi sanitari pubblici adeguati alle necessità degli assistiti (oggi oltre la metà è costretto a cercare cure in altre Asl), a cominciare dalle liste d’attesa che rispettino i tempi di cura dei pazienti. Nella sede della Cgil si è infatti riunita una folta rappresentanza di varie realtà territoriali che si muovono in provincia comunque al fianco dell’organizzazione guidata da Maurizio Landini. A condurre la riunione Francesco Notarcola, già presidente dei comitati Inps di Frosinone e del Lazio, e rappresentante del Tribunale dei diritti del malato. Tra i presenti Massimo Terracciano in rappresentanza dei pensionati della Cgil ciociara e l’ex sindaco di Ceccano Angelino Loffredi. La prima iniziativa della ripresa dell’attività di controllo dei livelli di assistenza del servizio sanitario nazionale sul territorio è l’avvio di un monitoraggio sulla situazione sia relativa ai poli ospedalieri di Frosinone-Alatri, Cassino e Sora che dei distretti che erogano servizi sul territorio. “Ho ritrovato appunti messi giù in occasione di iniziative promosse 10-15 anni fa e ad un primo sguardo non mi pare che sia migliorato granché. Anzi tutto appare peggiorato”.
- Qual è la disfunzione che più le balza agli occhi?
“C’è un grave sperpero di denaro che potrebbe confluire in un’organizzazione sanitaria territoriale e ospedaliera di rilievo scientifico e clinico. Ma nel frattempo abbiamo perso gli ospedali di prossimità. C’era un quarto polo ed era l’ospedale di Anagni che era efficientissimo che è stato dismesso. I tempi di attesa per visite e controlli sono biblici. Capita che un ricoverato a Sora per fare un prelievo venga trasferito a Frosinone e riportato a Sora e quindi si paga l’ambulanza. È uno spreco di risorse che non giustifica certo il tipo di prestazione”.
“I medici a gettone solo un esempio dello sperpero di denaro”
- Poi ci sono i medici a gettone, c’è stata un’inchiesta giornalistica con intervista ad un professionista settantenne che riusciva a portare a casa 40mila euro al mese…
“Se un medico viene a partita Iva e sta in una corsia o anche al pronto soccorso, puoi star sicuro che non ti seguirà nel percorso di cura perché non potrà per forza di cose farlo. Parliamo infatti di professionisti assunti tramite cooperative per coprire turni scoperti. Quindi non sono inseriti in una specifica équipe e non possono materialmente seguire il paziente nel tempo. Ovvio che la qualità delle cure ne risente. A parte lo spreco di denaro che potrebbe essere utilizzato per assumere magari. Senza contare la questione dell’appropriatezza delle cure. L’inefficienza nell’erogare prestazioni favorisce solo le cliniche private e gli accertamenti finiscono nei laboratori privati: tant’è vero che il mercato della sanità privata è capillarmente diffuso sul territorio”.
- Il Dg Cavaliere giura che i tempi di attesa per tutto il 2025 pongono la Asl di Frosinone tra le prime della Regione. Sarebbero state recuperate oltre 23mila prestazioni arretrate e ne sarebbero rimaste poco meno di 600. Cosa ne pensa?
“La quotidianità e l’esperienza di tanti conoscenti ci racconta di tempi di attesa sempre troppo lunghi. In ogni caso ritengo che ci sia un orientamento politico pervicace nello stesso senso. Come dire che si vuol rendere inefficiente il Servizio sanitario nazionale per favorire il privato. Il realtà il privato può e deve esserci ma deve essere complementare rispetto alle prestazioni erogate dal pubblico; dovrebbe quindi arricchire l’organizzazione sanitaria. Invece gli imprenditori sanitari stanno benissimo così perché ottengono clienti e soldi dalla Regione”.
“In atto una strategia politica per smontare il servizio sanitario”
- Negli ultimi anni i movimenti civici attenti ai problemi sanitari sembrano scomparsi in provincia. Come mai?
“L’ultima grande mobilitazione risale a 15 anni fa per ottenere il Dea di secondo livello per l’ospedale di Frosinone e i dea di primo livello per Sora e Cassino. Ad oggi siamo ancora a zero perché, secondo legge, non hanno i requisiti necessari per essere classificati dipartimenti di emergenza di quei livelli. Allora presero parte alla manifestazione qualcosa come 5mila persone, dopodiché il movimento è scemato. Ma adesso stiamo riprendendo l’iniziativa con la Cgil, perché i comitati rimasti attivi sono stati trasformati in comitati per la difesa della democrazia e dei diritti. Per questo abbiamo ricominciato ad incontrarci, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali di categoria, ma anche con molti cittadini, per affrontare il tema della salute, di come difenderla e di come batterci per la sanità pubblica”.
- Quali punti avete fissato nella riunione di comitati e movimenti alla Cgil?
“Abbiamo posto il problema di un impegno di tutti sulle questioni della sanità e del bisogno di cura dei cittadini, ovviamente insieme alla categorie del sindacato. Il primo obiettivo è un’indagine di conoscenza rapida sullo stato del servizio sanitario nazionale nella nostra provincia. Il secondo obiettivo è l’informazione ai cittadini sulla situazione effettiva della sanità nella nostra provincia e del rapporto pubblico-privato. Dobbiamo far capire a tutti coloro che non hanno soldi per curarsi che se ci si impegna in questa battaglia, se si ricostruisce un movimento di migliaia di persone, ci guadagniamo tutti i milioni di euro che, investiti nel pubblico, consentiranno a tutti di curarsi senza più dover rinunciare solo perché le tasche non ce lo permettono”.