Un territorio che perde studenti a ritmi di crollo demografico, plessi storici che chiudono i cancelli nei piccoli centri montani e un’architettura scolastica ridisegnata a suon di decreti. Alla vigilia del nuovo avvio delle lezioni, l’Istruzione in provincia di Frosinone assomiglia a una strada sdrucciolevole percorsa da forti incertezze strutturali, gestionali e logistiche. Il piano regionale di dimensionamento scolastico approvato dalla Giunta Regionale del Lazio, recependone le linee guida provinciali, ha inferto un’ulteriore stretta agli autonomi istituti della Ciociaria.
La logica della razionalizzazione — imposta dai parametri nazionali che alzano l’asticella minima di popolazione scolastica per conservare l’autonomia — si scontra con la geografia frastagliata della provincia articolata in 91 comuni. Nel corso dell’ultimo ciclo di accorpamenti, l’assetto della rete scolastica si è ridotto progressivamente, con la fusione di diversi Istituti Comprensivi nei bacini della Valle del Sacco e del Cassinate.
L’emorragia demografica e i comuni rimasti tristemente senza campanella
I dati dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR) e dell’Ambito Territoriale di Frosinone (ex USP) tracciano un quadro spietato: la provincia perde in media tra i 1.200 e i 1.500 iscritti all’anno. Il calo delle nascite investe in primis la scuola dell’infanzia e la primaria, spostando l’onda d’urto progressivamente verso le medie e le superiori. Le ultime rilevazioni delle iscrizioni disponibili registrano una diminuzione complessiva di circa 1.141 iscritti in meno.
Tra le aree interne dei Monti Lepini, Ernici e la Val di Comino, cresce il numero di piccoli Comuni (come Acquafondata, Terelle, Viticuso, Falvaterra e San Biagio Saracinisco) privi in tutto o in parte di scuole di ogni ordine e grado o ridotti a singole pluriclassi superstiti. “La criticità fondamentale risiede nel fatto che si fa sempre riferimento ai numeri – denuncia l’ex dirigente scolastica Anita Monti – e quasi mai alla necessità di considerare e mantenere le scuole per quello che sono realmente: presidi essenziali per il territorio. Qualunque ragionamento o programmazione cade se non si parte da questo presupposto”.
“Nella mia carriera – ricorda la dirigente scolastica in pensione – ho lavorato quasi sempre in contesti di confine. Negli ultimi anni, all’Istituto Comprensivo di Broccostella, abbiamo registrato l’arrivo di alunni provenienti dai Comuni abruzzesi limitrofi. Se da un lato questo è motivo d’orgoglio, dall’altro impone una riflessione drammatica: che fine faranno le scuole di quelle piccole frazioni a cui sottraiamo gli studenti? È un gatto che si morde la coda e la vera difficoltà risiede nel tenere insieme le comunità mantenendo i servizi attivi”.
Dirigenti e reggenze: la “super-presidenza” divenuta quasi come norma
In silenzio e come fosse del tutto normale, intanto, centinaia di bambini dai 3 ai 10 anni sono costretti quotidianamente a pendolarismi extra-comunali in scuolabus per raggiungere il plesso unico dell’Istituto Comprensivo di riferimento.
Le ripercussioni sul corpo direttivo mostrano una marcata contrazione organica: gli istituti autonomi negli ultimi anni sono passati in provincia da 90 a 78 complessivi, con 58 presidi che operano a scavalco su una ventina di istituti. Il risultato è l’esplosione delle reggenze: dirigenti scolastici titolari di istituti complessi (spesso articolati su 8-12 plessi distribuiti in più Comuni) chiamati a gestire contemporaneamente una seconda scuola in qualità di reggenti. Un carico di responsabilità contabili, datoriali di lavoro e organizzative che sindacati come lo Snals denunciano da tempo come insostenibile.
La roulette delle supplenze. Sostegno coperto col tempo determinato
Sul fronte del personale docente e ATA, le analisi dei sindacati di categoria – Cisl Scuola, FLC Cgil, Uil Scuola, Gilda e Snals – tracciano una vigilia di settembre all’insegna del “precariato strutturale”: nonostante le immissioni in ruolo disposte dall’USR, il contingente di cattedre scoperte resta rilevante, specie sul sostegno dove oltre il 35-40% dei posti nei vari ordini di scuola verrà coperto a tempo determinato.
Da qui il rischio di una partenza a ostacoli: La prima settimana di lezioni vedrà inevitabilmente l’adozione di orari provvisori. L’assegnazione delle supplenze tramite l’algoritmo del sistema informativo ministeriale genera ciclicamente rinunce, scorrimenti tardivi e l’inevitabile balletto dei supplenti, danneggiando la continuità didattica.
Calo delle nascite, tagli al dimensionamento e niente visione
La scuola della provincia di Frosinone appare intrappolata in un circolo vizioso: il calo demografico giustifica i tagli da piano di dimensionamento, ma i tagli e l’accorpamento dei servizi scolastici disincentivano le giovani famiglie dal risiedere nei Comuni periferici, alimentando ulteriormente lo spopolamento. Se dieci anni fa l’istituzione scolastica sul nostro territorio manteneva un presidio capillare in quasi ogni municipio, oggi la tendenza è unicamente quella dei macro-polo territoriali. Così il territorio si dissangua progressivamente perdendo i suoi presidi culturali ed educativi fondamentali.
«Serve una visione – incita la professoressa Monti – e il coraggio di rompere gli schemi. Una dirigenza scolastica non può limitarsi a impartire nozioni o a gestire la burocrazia contabile; deve saper leggere il territorio e provare a trasformarlo. Se non difendiamo con un’azione quotidiana il diritto alla felicità e all’istruzione dei bambini dei piccoli centri, non solo rassegneremo le aree interne al declino, ma priveremo le future generazioni degli strumenti per preservare la propria identità e la propria terra”.