Classi al freddo, studenti costretti a seguire le lezioni con cappotti, sciarpe e cappelli, e in alcuni casi addirittura a tornare a casa prima del suono dell’ultima campanella. È la situazione che in questi giorni stanno vivendo diverse scuole della provincia di Frosinone, alle prese con temperature interne che definire inadeguate è un eufemismo.
In un istituto superiore del capoluogo, ieri alcuni studenti hanno deciso di portare addirittura dei termometri da casa per misurare la temperatura nelle aule. Il risultato è stato sconfortante: 11,6 gradi registrati in classe durante le ore di lezione. Una condizione che rende difficile non solo studiare, ma perfino restare seduti al banco per cinque o più ore consecutive.
Secondo la denuncia dei ragazzi, l’accensione mattutina dei riscaldamenti, poco prima dell’inizio delle lezioni, soprattutto il lunedì dopo lo stop del fine settimana, non consente alle classi di riscaldarsi adeguatamente fin quasi a metà mattinata.
Non va meglio a Veroli, dove in un altro istituto superiore, sempre nella giornata di ieri, la situazione è diventata talmente insostenibile che alcuni studenti hanno chiamato i genitori per lasciare anticipatamente la scuola. Il freddo, raccontano, era semplicemente insopportabile.
Con la colonnina di mercurio scesa sotto lo zero in questi giorni, soprattutto nelle ore notturne, tornare a scuola e ritrovarsi a passare gran parte della mattinata al gelo è diventata per molti ragazzi una sorta di prova di resistenza. Altro che ambiente educativo: in alcune aule si respira un clima – in tutti i sensi – che ha più a che fare con l’emergenza che con la normalità.
Una situazione che appare ancora più grave se si considera che siamo nel pieno della stagione influenzale, con tantissimi studenti già alle prese con raffreddori, tosse e sintomi para-influenzali. Temperature così basse non fanno altro che aggravare le condizioni di salute e aumentare il rischio di ammalarsi, con conseguenze inevitabili anche sulla continuità didattica.
E così, mentre il calendario dice che il Natale è passato e che le lezioni sono regolarmente riprese, viene spontaneo parafrasare un verso celebre:
“E vieni in una grotta al freddo e al gelo”, recita Tu scendi dalle stelle. Il Bambinello è nato, le feste sono finite, ma in molte scuole si continua a studiare come se si fosse in una grotta: al freddo e al gelo.
Una situazione che ha ormai superato il limite della sopportazione e che solleva una domanda semplice ma inevitabile: è accettabile che nel 2026 studenti e docenti siano costretti a fare lezione in queste condizioni. Perché il diritto allo studio passa anche – e soprattutto – da aule dignitose, sicure e riscaldate.
