Sempre più persone con il “fegato grasso”, aumentano le patologie epatiche

Ormai il fegato grasso è considerato un adattamento agli stili della vita moderna: un italiano su 4 tra i 18 e i 70 anni ne è affetto

Se consideriamo il fegato grasso una malattia (e lo sarebbe), un italiano su 4 tra i 18 e i 70 anni ne è affetto. E nel 5% dei casi questa condizione può sfociare in steatoepatite (infiammazione) e cirrosi. Ma perché usare il condizionale per fegato grasso o, più tecnicamente, steatosi epatica? «Perché ormai è considerato un adattamento a certi eccessi della vita moderna, che data dalla fine della seconda guerra mondiale. Si mangia di più, ci si muove di meno. Tutto qui». A spiegare e sintetizzare la situazione è il professor Massimo Pinzani, docente di Medicina all’University College London che ha partecipato a un convegno presso l’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma.

Dalla steatoepatite alla cirrosi

La giornata verteva sulla salute del nostro fegato, non rassicurante. Perché sono in aumento le patologie legate a questo organo. Si è già accennato al rischio di steatoepatite, che a sua volta può evolvere in cirrosi. «Oppure può rivelarsi, nel corso di 10-20 anni, un tumore del fegato -, afferma il dottor Adriano Pellicelli, Direttore Uoc Malattie del fegato al San Camillo Forlanini – con un’incidenza annuale di 11 casi su mille individui con steatoepatite. In pratica il 10 per cento». Purtroppo l’epatocarcinoma a volte viene diagnosticato tardivamente, la notizia positiva è che ultimamente si sono sviluppate nuove terapie per i tumori in stadio avanzato.

Aumentati i tempi di sopravvivenza

Riprende il dottor Pellicelli: «Negli ultimi 2-3 anni in particolare il progresso scientifico tramite l’immunoterapia ha consentito un prolungamento della sopravvivenza di alcuni pazienti con tumore del fegato, permettendo talvolta addirittura il passaggio da una forma non trattabile a una trattabile chirurgicamente o mediante trapianto».

I giovani vaccinati contro la B

«La cosa più importante che si è verificata negli ultimi 10 anni – interviene il professor Pinzani – è la sconfitta dell’epatite B e C. C’è stato un grande sviluppo di farmaci antivirali. La più temibile, l’epatite C, in otto settimane la si elimina. E quanto all’epatite B non si elimina, ma se ne inibisce la replicazione virale: praticamente non è più attiva. Ora si va verso l’eliminazione della B perché nei giovani non esiste, per via che vengono vaccinati contro questo virus dal 1986».

Chili di troppo e diabete fattori di rischio

Se le patologie epatiche sono in aumento tra le cause dobbiamo annoverare il peggioramento degli stili di vita che adottiamo e la scarsa prevenzione. Gli esperti riuniti al San Camillo Forlanini hanno sottolineato come fattori di rischio l’obesità, che è in aumento, una scorretta alimentazione, patologie come il diabete, alterazioni nei valori dei trigliceridi o del colesterolo, senza dimenticare una possibile predisposizione genetica. – Fonte Fondazione Umberto Veronesi.

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