La fiducia rinnovata dal Consiglio Federale premia competenza, continuità e risultati. Sandro Polsinelli, stimato e noto medico di Sora, è stato confermato Direttore Tecnico della Nazionale Italiana di Tiro al Piattello – Specialità Fossa Universale, incarico che ricopre da dodici anni, impreziosito da numerosi titoli e successi internazionali. Una riconferma che arriva alla vigilia di una stagione intensa e storica: dal Campionato del Mondo di Melbourne, in Australia, fino all’Europeo di Valencia e all’Assemblea Generale Mondiale FITASC di Lisbona. Lo abbiamo intervistato per fare il punto su obiettivi, preparazione e valori che continuano a guidarlo.

L’intervista
Il Consiglio Federale le ha rinnovato la fiducia come Direttore Tecnico della Disciplina Tiravolistica. Che significato ha per lei questa riconferma, sia sul piano professionale che umano?
«È un momento bellissimo sotto tutti gli aspetti. La fiducia del Consiglio Federale rappresenta una grande gratificazione e un motivo di profondo orgoglio. Dopo dodici anni da Direttore Tecnico e tanti titoli conquistati, so bene che c’è sempre una variabile negativa dietro l’angolo: per questo la riconferma non è mai scontata. La vivo come una responsabilità ulteriore, ma anche come una spinta a dare ancora di più. Per tutto questo desidero inviare un ringraziamento particolare al Presidente della Federazione Italiana Tiro a Volo, Luciano Rossi».
Il 2026 si aprirà subito con un appuntamento di altissimo livello, il Campionato del Mondo di Melbourne. Come sta impostando il lavoro della Nazionale in vista di una trasferta così impegnativa, anche dal punto di vista logistico e mentale?
«Si tratta di una novità assoluta: per la prima volta la nostra disciplina disputerà un Campionato del Mondo in Australia, un continente lontanissimo che comporta una complessa organizzazione, anche per il jet lag e per i costi. La delegazione italiana sarà composta da 7 atleti più il sottoscritto in qualità di Direttore Tecnico, per un totale di 8 persone. La Squadra Man che concorrerà al Titolo Mondiale a squadre sarà formata da tre tiratori; gli altri quattro atleti prenderanno parte alla competizione esclusivamente per il Titolo Individuale, ciascuno per la propria qualifica di appartenenza – Junior, Senior, Veterani e Lady – salvo la possibilità di iscrivere più squadre qualora si verifichino le condizioni regolamentari. Le selezioni sono state effettuate tra settembre e ottobre, subito dopo il Mondiale di Roma di fine agosto, senza praticamente alcun periodo di riposo. Ho convocato le squadre già a inizio novembre per avviare una preparazione completa: fisica, atletica, tecnica, psicologica e alimentare, fondamentale dopo la fatica accumulata a fine stagione».
Subito dopo il Mondiale non ci sarà spazio per pause, con le selezioni per l’Europeo di Valencia. Quanto sarà complesso gestire continuità, carichi di lavoro e motivazioni degli atleti in una stagione così intensa?
«Sarà molto complesso. Parliamo di una disciplina amatoriale, non olimpica, ma con standard altissimi. La partenza per Melbourne è fissata per il 13 febbraio: lunedì saremo già sul campo, mercoledì la cerimonia di apertura e gare da giovedì a domenica 22, con rientro immediato il lunedì. Subito dopo dovremo pensare alle selezioni per l’Europeo di luglio: servirà equilibrio tra carichi di lavoro, recupero e motivazioni».
Quali obiettivi tecnici e sportivi si è posto per dimostrare, ancora una volta, di essere all’altezza di questo ruolo?
«L’obiettivo principale è dare stabilità e continuità al lavoro tecnico. Mi piacerebbe riportare in Italia più Titoli Mondiali o, comunque, conquistare il maggior numero possibile di medaglie. Voglio trasformare la fiducia ricevuta in risultati concreti, offrendo alla Federazione il massimo contributo possibile».
Oltre all’impegno nazionale, il 2026 sarà un anno chiave anche a livello internazionale, con l’Assemblea Generale Mondiale FITASC di Lisbona. Quanto è importante per lei rappresentare l’Italia in un contesto così strategico per il futuro della disciplina?
«È un passaggio fondamentale. A luglio, a Lisbona, si rinnoveranno le cariche dirigenziali della FITASC e, come Presidente della Commissione Tecnica Internazionale, sento forte la responsabilità di rappresentare l’Italia in un momento così delicato. È un’occasione per contribuire allo sviluppo futuro della disciplina e per rafforzare il ruolo del nostro Paese nel panorama internazionale».
Lei vive questo sport “fin da piccolissimo”. Quanto conta oggi la passione, rispetto all’esperienza e al metodo, nel guidare atleti e strutture tecniche di alto livello?
«La passione è tutto. È ciò che fa sì che questo sport non venga mai percepito come un lavoro. Sono sul campo stabilmente il mercoledì e il venerdì per gli allenamenti e, molto spesso, anche nei fine settimana per le gare. Credo che la presenza costante sia fondamentale, ed è anche un modo per restare giovani».
Un messaggio finale: a chi sente di voler dedicare questa riconferma e cosa si augura di lasciare, a fine stagione, al movimento tiravolistico italiano e internazionale?
«La dedico, come sempre, a mio padre che non c’è più: ogni vittoria è anche per lui. E poi alla pazienza della mia famiglia, a mia moglie e alle mie figlie, che mi supportano in ogni trasferta. A fine stagione mi auguro di avere in casa Federale nuovi titoli e di contribuire a far crescere ulteriormente una realtà già prestigiosa come quella del tiro nella nostra provincia. A Patrica, dove, in collaborazione con il Responsabile del Settore Giovanile e Lady della disciplina, Giuliano Callara, abbiamo una scuola di tiro, stiamo lavorando intensamente per la diffusione di questo bellissimo sport. Con grande orgoglio posso affermare che tra i nostri ragazzi annoveriamo già Campioni Europei, Italiani e Mondiali».