Home Attualità Tragedia di Crans-Montana: un minuto di silenzio, poi il confronto su giovani...

Tragedia di Crans-Montana: un minuto di silenzio, poi il confronto su giovani e rapporto con i pericoli

Arpino - In questi giorni i docenti hanno più volte creato momenti di riflessione sulla tragedia di Crans-Montana. Le famiglie ringraziano

- Pubblicità -
- Pubblicità -

Un’iniziativa particolarmente apprezzata dai genitori degli studenti dell’IIS “Tulliano” di Arpino: al rientro dalle vacanze natalizie in tutte le classi dei rispettivi indirizzi di studio, ITIS Chimica e Materiali, Liceo Classico, Liceo Scientifico ed Odontotecnico, i docenti hanno aperto il confronto con gli alunni, rispettando poi un minuto di silenzio in memoria delle giovani vittime della tragedia di Capodanno avvenuta a Crans-Montana, dove hanno perso la vita 40 ragazzi e 119 sono rimasti feriti.

Occasione di riflessione, discussione, considerazioni anche forti, finalizzate a capire, per essere consapevoli, per prendere coscienza. Le insegnanti hanno intenzionalmente focalizzato il dibattito su un quesito determinante: perché i giovani non sono fuggiti dinanzi al pericolo, al fuoco che avanzava, continuando a ballare oppure filmando con i cellulari? Scappare sarebbe stato un atteggiamento lucido e razionale. Ma si può pretendere che nel panico gli adolescenti siano lucidi e razionali?

La risposta è sconvolgente ma parlarne con gli studenti è servito, quantomeno, a farli ragionare su questo aspetto: nelle aule ci sono stati momenti in cui gli alunni si sono guardati in faccia, dalle espressioni quasi allibite, hanno ricondotto ad esperienze personali, meditando, ponendosi domande, dandosi risposte.

I docenti hanno saputo ascoltare e sono opportunamente intervenuti. I giovanissimi non sono capaci di valutare i rischi, capire ed elaborare una situazione di pericolo, è un dato neuroscientifico: è ciò che è accaduto nel locale di Crans-Montana, in una circostanza estrema, tra fiamme, fumo, urla, calca, aria irrespirabile. Il cervello “adolescente” non è stato in grado di reagire in maniera “adulta”. I ragazzi, poi, hanno messo “uno schermo” tra loro ed il pericolo, quello del cellulare, come fosse una difesa, un prendere le distanze dall’orrore: non è cinismo, non è superficialità, è sopravvivenza emotiva confermano gli psicologi.

Del resto la sicurezza non è una responsabilità dei minori bensì un dovere degli adulti, delle strutture, delle organizzazioni, delle istituzioni. La prevenzione, la gestione dei rischi, i controlli, le scelte responsabili: da chi gestisce a chi rilascia le autorizzazioni a chi fa gli accertamenti ed a chi ha il dovere di garantire l’incolumità. Di certo la tragedia a Crans-Montana non è dipesa dai ragazzi che non sono fuggiti a gambe levate dinanzi al fuoco. La scuola ha il compito, anche in questo caso, di educare ed agevolare la consapevolezza: il ringraziamento delle famiglie degli studenti rivolto al corpo docente dell’IIS “Tulliano” di Arpino. *Foto dal web

- Pubblicità -
Exit mobile version