La fusione è un bel pretesto per far saltare una poltrona anche se la motivazione riguarda l’ultima figuraccia del Consorzio di bonifica Valle del Liri: quella delle 23 assunzioni di Capodanno pubblicate in data improbabile e con nomi oscurati con pennarello nero. Così l’ex direttore generale Remo Marandola, a capo del Consorzio più importante, il “Valle del Liri” di Cassino (che pesa da solo un terzo in più di Sud Anagni e Conca di Sora messi insieme), s’è ritrovato a fare il responsabile area amministrativa e finanziaria, dopo la promozione a dg dell’anagnino Aurelio Tagliaboschi che da direttore di A Sud Anagni, aveva poi assunto la responsabilità del Conca di Sora ed ora ha completato il tris.
La delibera del commissario Sonia Ricci del 13 febbraio scorso spiega che “nelle more del processo di riordino e di fusione, risulta necessario procedere con una azione organica finalizzata a razionalizzare ed omogeneizzare le principali attività assicurando nel contempo continuità delle prestazioni, qualità dei servizi ed economie generali, in particolar modo nella spesa del personale”.

A Tagliaboschi le 3 gestioni in attesa della fusione che verrà
Tagliaboschi dà la disponibilità “ad assumere l’ulteriore incarico di Direttore ad interim del Consorzio di Bonifica Valle del Liri, rinunciando espressamente alla retribuzione spettante per l’incarico in oggetto”. Avrà solo un rimborso spese, 10 mila euro in delibera, per gli spostamenti che dalla Città dei Papi dovranno portarlo all’ombra dell’Abbazia. Insomma le gestioni alla fine restano tre, il commissario uno e il direttore generale diventa uno. Tra l’altro questa storia delle bonifiche della provincia di Frosinone che si dovranno accorpare in questo 2026 (restando fortemente dubbio che ciò effettivamente avvenga), in ritardo di anni rispetto a tutti gli altri territori del Lazio, è semplicemente la prova di quanto siano forti le resistenze ad un tentativo di razionalizzazione e potenziale (quanto illusorio) taglio dei costi.
In totale la massa da amministrare ammonta a 39,3 milioni di euro
Perché eliminare sperperi non è roba per enti che la politica ed il mondo sindacale hanno ridotto non da oggi a ingestibili carrozzoni, luoghi in cui non sono eccezionali la clientela e il posto arrivato come privilegio: dall’incarico di punta all’ultimo manutentore. La base della piramide del clientelismo passa qui: un territorio dove centrodestra e centrosinistra non conoscono confini e dove l’importante è gestire quel che si trova da gestire. Nel caso del “Valle del Liri” siamo di fronte ad un bilancio da 23milioni e 690mila euro circa: alimentato per poco meno di 10 milioni di euro dai ruoli della bonifica e da quelli dell’irrigazione, quindi dalle famose bollette che hanno provocato la rivolta dei consorziati; per altri 10 milioni circa dai trasferimenti dalla Regione Lazio (per il 70% della cifra) e dello Stato.
Altri 356mila euro per l’impiego di 23 lavoratori stagionali
A questi 23,7 milioni vanno aggiunti i 6,2 circa del bilancio di A Sud Anagni ed i 9,4 milioni dei conti del Conca di Sora: l’accentramento gestionale porterà quindi sotto il controllo diretto di un unico direttore generale una massa di 39milioni e 300mila euro di entrate e di altrettante uscite annuali. A questi numeri intanto si aggiungeranno i salari dei 23 lavoratori assunti per la stagione irrigua con delibera del 30 dicembre 2025 (pubblicata il giorno successivo) per un importo di 356mila euro. Delibera finita alla ribalta per tre motivi riassumibili in altrettanti interrogativi: ma può davvero un ente nelle condizioni di emergenza finanziaria tali da richiedere interventi regionali di sostegno (almeno 3,5 milioni di euro erogati), permettersi di fare contratti sia pur a tempo determinato e legati ad un periodo specifico dell’anno, ma che comunque incidono sui conti? E poi, la seconda domanda, perché mai la delibera è finita sull’albo pretorio con i nomi degli assunti cancellati con pennarello nero? La terza: pubblicarla il 31 dicembre alle ore 16 è o no un tentativo maldestro di annebbiare la trasparenza?
Il sistema alla fine scarica Marandola anche per motivi politici
Questioni fatte finire fragorosamente negli ambienti della Regione Lazio prima di tutto dai sindaci del cassinate che, a inizio gennaio, hanno tempestato di telefonate i referenti sia di centrodestra che di centrosinistra per chiedere spiegazioni sul perché nessuno avesse saputo per tempo di quei posti. Un malcontento che ha imbarazzato non poco via Colombo anche perché alla guida del Consorzio resta l’ex assessora regionale dell’era Zingaretti Sonia Ricci, espressione Coldiretti, in costante contatto con l’assessore Giancarlo Righini, blindata perciò nella sostanza da Fratelli d’Italia: sarebbe rimasta lei stessa spiazzata pur risultando anche la sua firma (oltre a quella del direttore) in calce al provvedimento delle assunzioni. Se Ricci trasecola, insomma, Marandola affonda: su di lui finisce l’intera responsabilità, anche perché nessuno ha dimenticato il lungo corso alla guida dell’ente, pur essendo sempre stato un tecnico che ha eseguito gli indirizzi politici.
L’ente fu il feudo della Balena Bianca fino all’era Abbruzzese
C’era lui anche nei periodi più burrascosi in cui commissari come De Lipsis nel 2016 e Casilli nel 2019 hanno additato le gestioni dei predecessori e si sono rivolti – il primo alla Corte dei Conti ed il secondo alla Procura della Repubblica – con esposti su operazioni scarsamente trasparenti, presunte irregolarità gestionali, dissesto delle finanze giunte a mettere a rischio gli stipendi dei dipendenti, con buco da 20 milioni di euro. Fu adottata anche la sospensione cautelare del direttore poi reintegrato dal giudice del lavoro.
Ma il sistema della politica e del sindacalismo di categoria intrecciati nella gestione della bonifica è questione risalente nel tempo, risale ai tempi della Dc e della Coldiretti balena bianca del settore agricolo. Gli enti diventavano feudi dei partiti. Una storia che si è prolungata nel tempo sopravvivendo alla Democrazia Cristiana: il Valle del Liri è stato luogo di lavoro dell’ex presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese, uomo politicamente potente a livello comunale e provinciale nel centrodestra, fino a giungere all’esperienza di presidente della Pisana.
Fratelli d’Italia e la linea di contatto Giancarlo Righini-Sonia Ricci
Da ultimo era arrivato alla presidenza del “Valle del Liri” l’attuale assessore regionale Pasquale Ciacciarelli prima che iniziasse l’era dei commissariamenti. Marandola è stato vicino ad Abbruzzese e Ciacciarellli e politicamente probabilmente anche questo ha pesato sull’ultima evoluzione del processo che ha portato al suo demansionamento di fatto. La nomina di Tagliaboschi va quindi letta in questo contesto: vanno tenuti in considerazione sia la clamorosa delibera di Capodanno coi 23 assunti che il piano politico di vicinanza di Marandola ad ex presidente del Consiglio regionale ed all’attuale membro cassinate della giunta Rocca. Inutile dire che Fratelli d’Italia, evidentemente, non ci ha pensato due volte a trarre le conclusioni ed a rassicurare i sindaci e quanti avevano protestato che cose del genere non si ripeteranno. Tagliaboschi non c’entra niente con Abbruzzese.
I comitati dei consorziati restano soli in trincea, ignorati dalla politica
Ma se questa è una ricostruzione sul piano politico-istituzionale, c’è un punto di vista ben diverso che è quello dei consorziati e dei cittadini costretti a pagare bollette sempre più salate o di residenti che si sono ritrovati inclusi nel perimetro di contribuenza proprio per allargare la platea di coloro che pagano il debito accumulato dalla politica. I comitati sono in trincea da anni e i consorziati arcesi, guidati a Lucio Bove ed Elio Corsetti, dopo le notizie sugli ultimi assunti hanno ritenuto che non è possibile rimanere inermi di fronte all’ulteriore prosciugamento di risorse del Valle del Liri e per questo hanno interessato l’Anac, l’autorità anti-corruzione, chiedendo una attività di controllo proprio sulla delibera del 30 dicembre 2025.
Bove: una battaglia lunga ed estenuante ma non ci arrendiamo
“Già De Lipsis a suo tempo – ricorda Bove – denunciò il blitz che portò a 5 assunzioni e 30 stabilizzazioni di altrettanti part time, nonostante la crisi finanziaria. Poi Casilli segnalò un’abnorme situazione debitoria connessa ai contenziosi. Quindi la storia dei comuni che hanno deliberato l’uscita dal perimetro di contribuenza ma che non hanno ricevuto risposte: 8 sindaci attendono di incontrare il prefetto dal 16 settembre scorso. Infine ci siamo noi che chiediamo come mai i cittadini, che non ricevono alcun beneficio dal Consorzio, devono continuare a pagare le cartelle. Qualche politico ci ha affiancato negli anni scorsi nelle nostre battaglie ma è scomparso quando è passato dalla parte della maggioranza politica. E a noi cittadini non resta che difenderci da soli e continueremo a farlo”.
Basterà l’interim di Tagliaboschi a raddrizzare un Consorzio piegato da commissariamento no stop, decennale della mancata fusione (la legge regionale che la prevede è la numero 12 del 2016), e conti sempre in rosso? Vietato essere tentati dall’ottimismo.