Home Spettacoli e Cultura Recensioni - Film e serie tv da vivere con un click Dexter: Resurrection, la rinascita dell’iconico antieroe televisivo. L’oscuro passeggero non muore mai

Dexter: Resurrection, la rinascita dell’iconico antieroe televisivo. L’oscuro passeggero non muore mai

Tra autocoscienza narrativa e spettacolo sanguigno, Dexter: Resurrection riporta l'amato serial killer a una maturità sorprendente

Dexter Resurrection
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Esiste una forma di resurrezione che non passa dalla negazione della morte, ma dalla sua piena accettazione. Dexter: Resurrection, sequel diretto di Dexter: New Blood LEGGI QUI – e nuova tappa dell’universo creato da Clyde Phillips – liberamente ispirato al romanzo Darkly Dreaming Dexter di Jeff Lindsay -, sceglie proprio questa via: non cancella il passato, lo rilegge. E nel farlo riesce in un’operazione che appariva quasi impossibile: restituire senso, vitalità e coerenza a un personaggio che sembrava ormai prigioniero del proprio mito.

La serie, approdata su Paramount+ nell’estate 2025, segna non soltanto il ritorno di Dexter Morgan, ma la definitiva consapevolezza di cosa Dexter sia sempre stato nel profondo: una tragedia morale travestita da thriller, sorretta da un umorismo nero tanto disturbante quanto rivelatore.

Trama

Ambientata poche settimane dopo gli eventi di New Blood, la serie segue un Dexter sopravvissuto a una ferita che avrebbe dovuto essere fatale. Il risveglio dal coma coincide con una nuova frattura: la scomparsa del figlio Harrison e l’eco di un omicidio che porta una firma fin troppo familiare. Il viaggio che ne segue conduce Dexter a New York, spazio narrativo radicalmente diverso da Iron Lake e Miami, dove il passato torna a reclamare il suo tributo e il presente si popola di nuove, inquietanti possibilità.

Padre e figlio si muovono lungo traiettorie parallele, entrambi costretti a confrontarsi con ciò che hanno ereditato — o trasmesso — mentre una minaccia più ampia e sotterranea prende forma.

Sceneggiatura: autocoscienza come forza narrativa

Il vero colpo di genio di Dexter: Resurrection risiede nella scrittura. La serie abbandona definitivamente l’illusione di una redenzione eroica e rifiuta la sacralizzazione del suo protagonista. Dexter non è un martire, né un giustiziere mitologico: è un uomo profondamente fallibile, compulsivo, spesso ridicolo nella sua stessa ferocia. La sceneggiatura abbraccia questa dimensione con sorprendente lucidità, recuperando quella vena ironica e crudele che aveva reso memorabili le prime stagioni della serie madre.

Il risultato è un equilibrio raro tra dramma e grottesco, dove situazioni al limite dell’assurdo convivono con momenti di autentica intensità emotiva. La serie non teme la sospensione dell’incredulità, ma la governa attraverso una coerenza interna che privilegia il simbolico sul realistico.

Regia e messa in scena: un noir contemporaneo

La regia adotta uno stile più dinamico e frammentato rispetto al passato, riflettendo l’instabilità morale e psicologica dei personaggi. New York viene fotografata come un organismo ostile e seducente, un labirinto notturno fatto di interni claustrofobici e spazi urbani indifferenti, che amplificano il senso di anonimato e perdita.

La messa in scena gioca costantemente sul contrasto: il quotidiano contro l’orrore, la banalità del lavoro e delle relazioni contro l’eccesso della violenza. Ogni omicidio non è mai puro spettacolo, ma tassello di una riflessione più ampia sull’identità e sulla dipendenza dal proprio lato oscuro.

Fotografia: sangue e neon

La fotografia è uno degli elementi più riusciti della serie. I toni freddi, i rossi mai compiaciuti, l’uso controllato delle luci artificiali restituiscono un’estetica che dialoga con il noir metropolitano contemporaneo senza rinunciare alla cifra visiva storica del franchise. L’immagine è sempre funzionale al racconto: non abbellisce, ma scava.

Personaggi: il peso dell’eredità

Michael C. Hall offre una delle interpretazioni più intense e sfaccettate di tutta la saga. Il suo Dexter è stanco, ironico, consapevole della propria mostruosità, ma incapace di rinnegarla. Il dialogo interiore, da sempre marchio di fabbrica della serie, qui assume una dimensione quasi metanarrativa, trasformandosi in uno spazio di auto-analisi e sarcasmo.

Harrison (Jack Alcott), finalmente, trova una scrittura che gli restituisce dignità e complessità. Il suo arco narrativo è costruito sul trauma, sulla confusione identitaria e su un dolore silenzioso che la serie ha l’intelligenza di non spiegare mai del tutto.

Leon Prater (Peter Dinklage) è il collezionista di serial killer. Billionaire filantropo, Prater trasforma l’omicidio in oggetto culturale e spettacolare. La sua ossessione per la collezione di cimeli macabri e le cene dedicate ai killer lo rende un antagonista intellettualmente stimolante, quasi un riflesso amplificato del mondo interiore di Dexter.

Charlie (Uma Thurman), la faccendiera di Prater, è una mente lucida e letale. La sua disciplina militare e il background accademico la rendono una figura enigmatica: agisce con precisione chirurgica, senza conflitto interiore. Charlie diventa un contraltare morale e operativo di Dexter, incarnando la razionalità applicata al male.

Angel Batista (David Zayas) è la presenza del passato che lega la serie all’originale. Il suo ruolo non è solo funzionale al plot investigativo, ma simbolico: rappresenta la memoria, la moralità e il confronto con il proprio passato.

Senza dimenticare una carrellata di guest star – Trinity, Brian Moser, Miguel Prado, Harry Morgan ecc – e personaggi secondari – come Gemini Killer, Lady Vendetta, Raperonzolo, la detective Claudette Wallace tra gli altri -, i quali, seppur non in primo piano, aggiungono profondità all’ecosistema narrativo di New York. Ciascuno incarna diverse sfaccettature del contesto urbano e del mondo criminale o istituzionale o familiare, contribuendo a rendere credibile e stratificato l’universo della serie.

Temi: true crime, spettacolarizzazione e colpa

Dexter: Resurrection riflette in modo sorprendentemente attuale sull’ossessione contemporanea per il true crime, trasformandola in materia narrativa e critica. La serie suggerisce che il male, quando diventa spettacolo, perde la sua capacità di spaventare — e proprio per questo diventa più pericoloso. La violenza non è mai gratuita: serve a sondare l’etica personale e la psicologia dei protagonisti.

La serie mantiene una tensione morale continua, rendendo lo spettatore complice dei dilemmi interiori di Dexter e Harrison. Al centro resta infatti il tema della colpa ereditaria: cosa trasmettiamo ai figli quando non sappiamo fare i conti con noi stessi? È una domanda che la serie non risolve, ma che ha il coraggio di porre senza indulgenza.

Dexter è tornato, finalmente! Un reboot riuscitissimo

Dexter: Resurrection riporta la serie ai fasti assoluti delle sue prime stagioni. E compie anche qualcosa di altrettanto raro: accetta i propri limiti, li integra e li trasforma in forza espressiva. È un’opera che guarda al proprio passato senza nostalgia e al futuro senza illusioni, trovando nella consapevolezza il suo nuovo, insospettabile equilibrio.

Dexter Morgan non è tornato per farsi perdonare. È tornato per ricordarci chi è sempre stato. E ora dobbiamo essere pronti a scoprire di cosa e di chi si occuperò Dexter in futuro. Dexter è tornato. E, sorprendentemente, funziona. Chapeau.

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