“Siamo di fronte al primo caso noto in Italia in cui un Tribunale ordina lo sgombero di una scuola media in attività per soddisfare i creditori di un privato, ignorando leggi speciali e sentenze definitive. La scuola Pietrobono è un bene pubblico a tutti gli effetti, costruito con fondi pubblici e destinato da decenni a una funzione educativa essenziale per la nostra comunità”. E’ stato il commento a caldo del sindaco Riccardo Mastrangeli dopo aver appreso del provvedimento emesso dal Giudice dell’Esecuzione che dispone la liberazione dell’edificio scolastico. Il Comune di Frosinone ha reso noto di aver già attivato “ogni iniziativa necessaria a tutela dell’interesse pubblico, del diritto allo studio e della continuità didattica. L’edificio scolastico è stato realizzato dal Comune con risorse pubbliche, utilizzato ininterrottamente da oltre cinquant’anni come scuola media e divenuto nel tempo un presidio educativo e sociale fondamentale per la città”. E’ in via di presentazione un ricorso – possibile che sia al Consiglio di Stato – per chiedere l’immediata sospensiva della sentenza del Tribunale delle Esecuzioni Immobiliari.
Il giudice delle esecuzioni ordina la liberazione del compendio
L’amministrazione ricorda, inoltre, che la legittimità dell’acquisizione dell’area su cui insiste la “Pietrobono” è stata confermata dal Tar del Lazio – sezione di Latina, con sentenza pubblicata nel 2025, ormai definitiva, che ha riconosciuto la correttezza dell’operato dell’Amministrazione e la prevalenza dell’interesse pubblico connesso al mantenimento della funzione scolastica. Era il 28 ottobre 2024 quando il Comune di Frosinone, rappresentava l’avvenuta adozione da parte dell’ Amministrazione del provvedimento di acquisizione sanante del fondo su cui insiste l’edificio scolastico. Il Tribunale di Frosinone rinviò al 2025 la presa d’atto della definitiva acquisizione all’esito pagamento delle indennità di esproprio che – spiegavano sempre dal Comune – “avverrà nei termini e modi di legge nei confronti dell’avente diritto”.
L’acquisizione sanante del Comune ritenuta non opponibile
Sotto il profilo normativo, l’Amministrazione ribadisce che l’acquisizione sanante è stata effettuata nel pieno rispetto della legislazione vigente in materia di espropriazione per pubblica utilità, con il regolare deposito dell’indennizzo dovuto, e che tale procedura è espressamente prevista dal legislatore proprio per tutelare opere pubbliche essenziali già da tempo inserite nel patrimonio funzionale della collettività. “L’edificio della Pietrobono, realizzato dal Comune negli anni ’70, ha un valore immensamente superiore al terreno su cui poggia – ha ricordato ancora il primo cittadino -. Se passasse il principio che una scuola può essere svuotata e venduta per debiti del proprietario del suolo, allora nessun ospedale, nessuna sede giudiziaria, nessun impianto sportivo, nessuna strada e nessun edificio pubblico in Italia sarebbe più al sicuro. Sarebbe il caos per la certezza del diritto. La stabilità dei rapporti giuridici non può essere sacrificata a favore di pretese private su un bene che è ormai parte indissolubile del patrimonio e della vita della nostra città”.
Mastrangeli: la sterilità della forma non prevalga sulla sostanza
“Come Sindaco e come cittadino continuerò a percorrere ogni strada, giudiziaria e politica, per difendere non solo il diritto allo studio dei nostri ragazzi, ma soprattutto il principio della certezza del diritto, a distanza di 50 anni dalla realizzazione di un edificio pubblico, per evitare che ancora una volta la sterilità della forma prevalga sulla sostanza e sulla realtà del sociale e del quotidiano”, ha scandito infine Mastrangeli. L’amministrazione da tempo sosteneva di aver “salvaguardato l’utilizzazione dell’edificio pubblico per le attività scolastiche che vi si svolgono e che rivestono primaria importanza per le studentesse e gli studenti, per le loro famiglie, per il personale docente e non docente e per l’intera collettività”, la realtà giuridica s’è al momento rivelata in maniera ben diversa. A saperlo bene è il consigliere comunale dello Scalo, Anselmo Pizzutelli, il primo a sollevare il rischio del possibile sfratto a studenti e personale nel settembre del 2022 che, però, adesso utilizza toni di cautela anche rispetto alle cose che ritiene non siano state fatte per tempo a tutela del plesso.
Pizzutelli diede l’allarme a settembre 2022: evitiamo il danno alla città
“Spero – dichiara l’esponente della minoranza – che questa situazione si risolva. E’ un danno per la città, e conto in una soluzione per il meglio perché mi sta a cuore la sorte di 500 alunni, dell’intera scuola Pietrobono, che è un presidio di cultura e formazione nel quartiere: e se togliamo la scuola allo Scalo non so cosa resta. Invito, perciò, l’amministrazione a gestire questa situazione con la massima attenzione come feci a settembre 2022 appena insediato, mettendo sul tavolo il rischio che si correva e quindi spero che non venga trascurato nulla e spero che non sia stato trascurato nulla. Visto che si è arrivati ad una sentenza che mi sorprende, nonostante le rassicurazioni che erano state date dal sindaco, anche attraverso i suoi famosi Reel. Ricordo di aver sempre richiesto e auspicato in Consiglio che la vicenda fosse affrontata con massima diligenza e attenzione”.
