Home Politica Comune di Frosinone, dopo la sentenza del Consiglio di Stato polemiche e...

Comune di Frosinone, dopo la sentenza del Consiglio di Stato polemiche e appalto rifiuti da rivedere

Ecco i dettagli della decisione del massimo organo di giustizia amministrativa con interrogativi aperti. Attacco di Futura e Forza Italia

- Pubblicità -
- Pubblicità -

La sentenza con cui il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della Sangalli contro l’aggiudicazione dell’appalto rifiuti alla Super Eco non risolve tutte le questioni interpretative conseguenti, circa un appalto che da circa un anno e mezzo ha già esplicato i suoi effetti. L’accoglimento del ricorso dovrebbe, infatti, portare all’annullamento dell’aggiudicazione e degli atti precedenti (come l’esclusione del concorrente) da parte della stazione appaltante. Ma c’è un passaggio del collegio, prima del dispositivo, che si presta anche a diverse interpretazioni: “La necessità di nuove determinazioni dell’amministrazione, ossia (in termini più tecnico-giuridici) la persistenza di poteri amministrativi ad esito libero, esclude che vi siano le condizioni per dichiarare l’inefficacia del contratto, a quanto consta (cfr. memoria del Comune di Frosinone del 28 novembre 2025, pag. 4) medio tempore stipulato”.

Le verifiche da compiere a margine del ribasso della Super Eco

Insomma il contratto resta in piedi ma pare sub judice, in attesa che vengano ripristinati i principi di buon andamento, ragionevolezza e affidabilità dell’azione amministrativa. Quindi occorre che l’amministrazione accerti concretamente la sostenibilità economica e organizzativa dell’offerta nel suo complesso; e svolga quindi un’istruttoria effettiva, non limitandosi a recepire le giustificazioni dell’operatore economico. Se il ribasso della Super Eco si basa sulla previsione di affidamento di servizi aggiuntivi, dandolo quasi per scontato, si tratta di verificare se senza quei servizi l’offerta resta sostenibile e concorrenziale con quella della Sangalli. Tutto parte dalla Provincia che, in qualità di stazione unica appaltante, ha indetto, per conto del Comune di Frosinone la procedura di gara per l’affidamento quadriennale del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani classificato come “verde”, per un valore complessivo stimato (comprensivo della proroga) di € 43 milioni e 477mila euro.

Il ricorso della Sangalli esclusa dalla stazione appaltante

Il criterio di aggiudicazione è stato individuato in quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Alla procedura hanno partecipato dieci operatori economici, tra cui tra cui la Super Eco poi risultata aggiudicatrice, che è risultata seconda con il punteggio di 70,66, mentre prima in graduatoria è risultata un’altra società la Sangalli con il punteggio di 80,27. L’offerta della prima in graduatoria è stata sottoposta a valutazione di congruità, essendo risultata anomala per aver ottenuto un punteggio superiore ai 4/5 dei punti massimi previsti dal disciplinare, sia nell’offerta tecnica che in quella economica. Esaminati i giustificativi prodotti dalla società, la stazione unica appaltante della Provincia, ha invece ritenuto congrua l’offerta della Super Eco, “risultando persistente un margine di utile anche all’esito della stima operata confrontando i costi dell’appalto e i ricavi previsti”.

Le varie anomalie riscontrate e denunciate dal ricorrente

Con ricorso di primo grado, la società che ha impugnato l’aggiudicazione della gara “ha contestato la legittimità della verifica di congruità dell’offerta in quanto “l’errore concettuale’ delle giustificazioni della aggiudicatrice starebbe in ciò: che i costi di commessa sarebbero correlati all’esecuzione dei soli servizi-base; mentre i ricavi ai servizi opzionali eventuali, ‘come se la stessa sapesse che il Comune le affiderà anche quei servizi opzionali eventuali, senza peraltro alcun ulteriore costo’. Con il secondo motivo di ricorso, ha dedotto che l’offerta della contro-interessata sarebbe condizionata poiché, per essere remunerativa necessiterebbe del verificarsi della condizione dell’affidamento anche dei servizi opzionali”. Nell’impugnativa viene anche affermato che “costi indicati in offerta non sarebbero in alcun modo riconducibili a quelli del contratto nazionale di lavoro di categoria”.

Una decisione del dicembre 2025 pubblicata nei giorni scorsi

La Sangalli, che ha fatto appello, ha denunciato anche l’esistenza di indagini penali a carico del legale rappresentante della società aggiudicataria ed anche l’esistenza di un contenzioso tributario. La quarta sezione del Consiglio di Stato ha ora accolto l’impugnativa del ricorrente “ai sensi e nei limiti di cui in motivazione e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, ha decretato il conseguente annullamento degli atti impugnati”. La sentenza è stata pubblicata il 9 febbraio pur risalendo al dicembre 2025 ma adesso si moltiplicano gli echi amministrativi e politici specialmente da parte di quanti avevano sollecitato da tempo delle verifiche anche attraverso una commissione d’indagine interna all’amministrazione del capoluogo.

Forza Italia, Futura e la commissione consiliare d’indagine

Forza Italia e Gruppo Futura quindi, intervengono per ironizzare amaramente: “C’era una volta – e non parliamo certo di archeologia amministrativa – un gruppo di consiglieri comunali: Pasquale Cirillo, Teresa Petricca, Maurizio Scaccia, Giovambattista Martino, Francesco Pallone, Fabrizio Cristofari, cui si aggiungeva successivamente il consigliere Domenico Marzi, che hanno avuto, nell’ottobre 2025, l’ardire di chiedere qualcosa di scandalosamente semplice: fare chiarezza sulla gestione dei rifiuti e del verde pubblico a Frosinone, attraverso la costituzione di una Commissione Consiliare d’Indagine, finalizzata a veder garantite trasparenza e responsabilità amministrativa, su due settori che incidono in maniera diretta e quotidiana sulla qualità della vita dei cittadini”.

“Volevamo far emergere le motivazioni dei percorsi decisionali”

“I proponenti – aggiungono Fi e Futura – avevano intuito la necessità di creare, attraverso la commissione, una modalità che permettesse anche l’acquisizione delle motivazioni dei vari percorsi decisionali, individuasse le responsabilità gestionali e favorisse una operatività rigorosa, efficiente e asservita alle regole. Adozione di uno strumento ordinario, preventivo, di chiarimento, che un Consiglio Comunale dovrebbe di routine far proprio ed usare, soprattutto se esiste l’esigenza di comprendere realmente ciò che sta accadendo sotto gli occhi di tutti. Quasi una premonizione, una giusta intuizione tacciata, all’epoca, dall’assessore ai rifiuti Antonio Scaccia, come mero protagonismo e sterile polemica. Peccato, invece, che quella Commissione non sia mai nata. Non perché fosse inutile o illegittima, ma perché non si è raggiunto il numero sufficiente di firme a richiederla. Troppi i consiglieri che hanno preferito non firmare. Meglio non sapere? Meglio non vedere o semplicemente più conveniente non andare a fondo?”

La mancanza di firma ha bloccato la creazione dell’organismo d’indagine

“Di fatto – ricordano Petricca, Martino, Cirillo e Scaccia -, per mancanza di firme, non si è costituita la Commissione. Rivendichiamo l’importanza che avrebbe rivestito tale istituzione alla luce degli eventi narrati dalla sentenza del Consiglio di Stato, che ha ribaltato la decisione del TAR. La gara per il servizio di raccolta dei rifiuti, aggiudicata all’Azienda Super Eco nel comune di Frosinone, è risultata non valutata correttamente. Storia davvero poco rassicurante. In sintesi: l’azienda vincitrice ha presentato un’offerta apparentemente conveniente ma solo perché nei conti venivano inclusi servizi ”complementari – opzionali” quindi non garantiti, mentre i costi presi in considerazione riguardavano esclusivamente quelli di base. Con l’eliminazione dei servizi opzionali, di cui il Comune non ha neppure l’obbligo di affidamento, l’offerta finisce in perdita”.

“La comprensione dovrebbe essere il primo dovere di chi amministra”

“Risultato commovente nella sua semplicità. Altro che utile d’impresa. Altro che sostenibilità economica. Una storia fatta di criticità che, forse, se solo quella Commissione fosse stata istituita, sarebbero emerse prima. Molto prima. E non sono giudizi politici o interpretazioni maliziose. La sentenza parla di travisamento dei fatti, istruttoria insufficiente e verifica dell’anomalia viziata. Parole nere su bianco. Abbiamo avuto dubbi quando abbiamo chiesto la Commissione e per questo motivo abbiamo cercato concretamente l’esercizio del buon senso istituzionale. La Commissione d’indagine non serviva a bloccare nulla. Serviva a capire. Comprensione che, in teoria, dovrebbe essere il primo dovere di chi amministra. Resta allora una domanda, semplice quanto scomoda: perché il rifiuto a firmare? Perché non si è voluto approfondire?”.

- Pubblicità -
Exit mobile version