È un intervento a tutto campo quello di Marco Mottola davanti alla Corte d’assise d’appello di Roma, dove è in corso il processo per l’omicidio di Serena Mollicone. L’imputato ha ribadito la propria innocenza e ha messo in discussione l’attendibilità di alcune testimonianze chiave, a partire da quelle dell’appuntato Tuzi.
«In pochi secondi ha inventato una menzogna contro di me», ha sostenuto Mottola, riferendosi alla versione secondo cui Serena sarebbe entrata in caserma dopo aver sentito la sua voce. Una ricostruzione che, secondo l’imputato, non sarebbe supportata da alcun riscontro oggettivo e che sarebbe stata oggetto di successive ritrattazioni.
Mottola ha anche escluso di essersi allontanato da casa la mattina del primo giugno: «Sono uscito tardi, mi sono sentito con Davide Bove. Nessuna persona è venuta a trovarmi e non sono uscito con la mia macchina né con quella di altri». Ha negato di essersi recato a Coppetelle e di aver acquistato sigarette, sostenendo di non essere la persona indicata da un altro testimone, che in seguito avrebbe ritrattato.
Nel corso delle dichiarazioni, l’imputato ha affrontato anche il tema della porta danneggiata della caserma di Arce, affermando di averne saputo qualcosa solo nel 2008 e riferendo che il padre avrebbe inizialmente detto di averla rotta lui dopo un litigio. «L’ipotesi che io abbia lanciato Serena contro quella porta è sbagliata sotto tutti gli aspetti – ha concluso – ed è una menzogna che ci sta rovinando la vita».
L’udienza prosegue oggi con l’audizione di altri quattro testimoni, nell’ambito del processo d’appello in corso nella capitale.