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San Giorgio a Liri, sfiducia e corsa verso il voto di maggio. “Crisi dovuta al decisionismo del sindaco”

Protocollate le dimissioni in massa. Commissario insediato. Paese del futuro segretario Pd e dell'unico assessore regionale della provincia

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Un terremoto politico-amministrativo che costerà a tutti i contendenti delle provinciali dell’8 marzo la rinuncia a dodici voti ponderati a livello di scheda arancione (comuni tra i 3mila ed i 5mila abitanti), farà crescere a 10 il numero di centri chiamati al voto di maggio per il rinnovo dei Consigli comunali (se non subirà inciampi l’iter del commissariamento che si è aperto), che non può non essere osservato nell’ambito di un contesto territoriale molto più ampio, visto che parliamo di un municipio dal quale arriverà il prossimo segretario della federazione provinciale del Pd, Achille Migliorelli (vicesindaco sfiduciante), dove risiede l’unico assessore regionale della provincia di Frosinone, il leghista Pasquale Ciacciarelli (con consiglieri comunali di riferimento sfiducianti), dove opera l’ex presidente Saf e dirigente di primo piano del Pd, Lucio Migliorelli (esponente di lungo corso e capace timoniere di strategie politiche).

La vittima politica, un giovane eletto nel 2019 e confermato nel 2024

Guardando a San Giorgio a Liri viene da considerare quasi da ultimo la vittima politica del tutto: il giovanissimo sindaco forzista, candidato pure alle provinciali (ormai inutilmente), ma accusato di essere un accentratore che non condivide scelte. Così Francesco Lavalle, primo cittadino dal 2019, riconfermato per un secondo mandato nel 2024, s’è ritrovato depositato al protocollo l’atto notarile – sottoscritto ieri sera a Frosinone – con le dimissioni contestuali di 7 consiglieri comunali (su 12): i 4 che erano già all’opposizione (Modesto Della Rosa, Fabio Lucciola, Luigi Di Cicco e Enrico De Simone) ai quali si sono aggiunti i tre provenienti dal governo cittadino: il citato Achille Migliorelli (numero 2 uscente), Davide Della Rosa e Maria Fargnoli (ex vicesindaca che ha ceduto a fine gennaio il posto al citato Migliorelli).

Nella prima consiliatura aveva subito il distacco di pezzi di maggioranza

Ora Lavalle è un ottimo ragazzo, di quelli di cui la politica ha necessità per rinnovarsi. Ma evidentemente non è bravo a coinvolgere la squadra nei suoi progetti. Lo si deduce dal fatto che siamo al secondo episodio simile. Solo che l’altro distacco di consiglieri di maggioranza – nella prima consiliatura dell’ancora poco navigato primo cittadino – fu arginato dall’ingresso al governo di un esponente dell’opposizione; quindi il tracollo venne evitato. Ma stavolta il pacchetto era confezionato a dovere. L’inizio della fine è riconducibile alle dimissioni dalla giunta di Maria Fargnoli che parla, il 24 gennaio scorso, di scollamento tra l’azione del sindaco e programma amministrativo. Lavalle pensa, probabilmente, di poter tirare comunque a campare senza immaginare che la data del suo sollevamento era già scritta.

A Sanremo cantano in trenta a Frosinone lo sfiduciano in sette

Il 24 febbraio era la ‘dead line’ per azzerare il Consiglio comunale in tempo utile per il voto di maggio. Ed il 24 febbraio è stato il “d-day”: del resto la data è fremente simbolica e dentro ci si può mettere di tutto per suscitare emozioni contrastanti. Dallo scoppio alla guerra in Ucraina all’inizio del festival di Sanremo fino, evidentemente, alla crisi comunale sangiorgese. Ora, per chi è abituato a praticare le vicende della politica e delle amministrazioni, appare per lo meno sospetto che il motivo della sfiducia sia legato alla ‘mancata condivisione delle scelte’. Perché è una di quelle giustificazioni che non valgono neppure quando va in frantumi un amore, dove contano molto di più mutui, cani e gatti.

L’accusa: divergenti azione del sindaco e programma amministrativo

Probabilmente occorrerà guardare al fondo delle spiegazioni offerte all’opinione pubblica, soprattutto sangiorgese, a cui ora toccherà tornare nelle urne. Il tempo per organizzarsi delle forze civiche e politiche è davvero risicato ed anche questa circostanza lascia capire che qualche progetto sotto sotto è già in fase di imballaggio e pronto per la spedizione sui manifesti elettorali. Quanto alle sensazioni che arrivano dal passato la situazione politica che sta dietro il defenestramento di Lavalle sblocca un ricordo: erano i tempi del Cosilam e di Francesco De Angelis assessore regionale. Si consolidò la prima amicizia solidamente trasversale del panorama provinciale con l’allora forzista Mario Abbruzzese (oggi esponente leghista). Carroccio e Dem possono aver ragionato insieme di San Giorgio a Liri su risvolti che fanno comodo – politicamente parlando – ad entrambi?

Commissaria prefettizia insediata, è la dottoressa Agnese Scala

Intanto alle ore 15,00 di ieri il segretario generale del Comune, Mario Guarracino, ha presenziato e redatto il relativo verbale, dell’insediamento del commissario prefettizio. Si tratta della viceprefetto e capo di gabinetto Agnese Scala indicata dal decreto prefettizio numero 146999 che le ha attribuito i poteri di sindaco, giunta e consiglio ed accompagnerà l’amministrazione verso il voto di maggio. Il verbale redatto dal segretario è stato quindi pubblicato sull’albo pretorio comunale.

Le opere pubbliche in corso che andrebbero portate a compimento

Ma la domanda è sempre la stessa: cosa c’entra tutta la storia che abbiamo raccontato con l’interesse alla sana gestione della cosa pubblica sangiorgese? Non sarà preminente che si portino a conclusione i lavori Pnrr al castello che ospiterà centro per l’impiego e sala conferenze, quelli per la riqualificazione del centro polifunzionale e della biblioteca che va riaperta al pubblico, quelli per fibra ottica e videosorveglianza a servizio e per il controllo dell’area industriale e artigianale, o la realizzazione della nuova mensa scolastica dell’istituto comprensivo? Era davvero più urgente mandare a casa un sindaco per mancato decentramento dei processi di decisione democratica?

Nessuno si dimette dai sindaci alla «Io sò io, e voi non siete un ….»

Come se gli altri sindaci dei Comuni, anche molto più importanti demograficamente parlando, fossero esempi virtuosi di partecipazione dei cittadini e degli stessi consiglieri comunali alla gestione della cosa pubblica. E non – in qualche caso – perfino scostumati emulatori del marchese del Grillo, che sfruttano il potere per obiettivi politici personali e utilizzano la maggioranza perché istruita ad alzare il braccio a richiesta, senza innescare il cervello e meno che mai la curiosità sugli atti approvati. Ma questi di sfiduce non ne subiscono.

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