Al ministero del made in Italy venerdì 30 gennaio sono finiti sul tavolo dell’automotive – letteralmente, come scrive il sito istituzionale – “il ruolo dell’Italia nel processo di revisione del regolamento europeo sulle emissioni CO2, la proposta di modifica della Commissione Ue e le misure di politica industriale per i prossimi anni”, Parole distanti dal crollo drammatico dell’auto italiana che prosegue senza sosta. Lo stabilimento Stellantis di Piedimonte resta l’epicentro dell’implosione innescata dalla vendita ai francesi di Fca da parte degli Elkann. Il grande sito cassinate, mentre il ministro Urso dava la parola ad Emanuele Cappellano, responsabile European Brands Stellantis, che evidenziava la chiusura nel 2025 di oltre 7 miliardi di euro di acquisti da fornitori italiani (Parigi a volte è benevola coi depredati), si fermava per l’ennesima volta con l’unità di lastratura.

Blocco totale e davanti 2 anni almeno di scarso lavoro
Ma non solo: da lunedì 2 a venerdì 6 febbraio compreso niente lavoro in lastratura, verniciatura e montaggio. Potrebbero esserci ulteriori due fermate a seguire ma non sono ancora “ufficiali”. Insomma sono iniziati i due anni più neri per i lavoratori già falcidiati nel numero e nei salari, in attesa che nel 2028 arrivino le nuove Alfa Giulia e Stelvio. tutte elettriche e ibride. La vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli, ha cercato di concentrarsi sull’approccio piuttosto che sui risultati concreti, visto l’evidente fallimento delle politiche di governo sull’auto. “Esprimo grande apprezzamento per il metodo di lavoro adottato dal Ministro Urso, fondato sulla condivisione, sul confronto costante con le Regioni, le parti sociali e le imprese, con un aggiornamento continuo sullo stato del settore automotive”, ha dichiarato.
La vicepresidente della Regione: dialogo per orientare le risorse
Poi si è concentrata sul caso Cassino. “È necessario – ha scandito la numero due della giunta Rocca – superare l’attuale fase di incertezza per costruire un percorso condiviso che rassicuri i lavoratori dello stabilimento di Cassino e consenta di delineare una prospettiva chiara e stabile anche per l’intero indotto. Proprio per questo abbiamo chiesto a Stellantis anche di aprire un dialogo finalizzato ad orientare in modo efficace le risorse disponibili, valorizzarle in modo strategico e metterle in rete con altri grandi player industriali, rafforzando l’ecosistema produttivo e tecnologico. La Regione Lazio è pronta a fare la propria parte, anche attraverso investimenti importanti in innovazione, ricerca, formazione e supporto alle imprese”.
“Col Consorzio industriale al lavoro su Zls e zona doganale”
Angelilli ha sottolineato anche la collaborazione con il Consorzio Industriale del Lazio: “Lavoreremo alla massima valorizzazione delle opportunità offerte dall’introduzione della ZLS e dalla costituenda Zona Franca Doganale, strumenti fondamentali per aumentare l’attrattività del territorio, sostenere gli investimenti e rafforzare la competitività del sistema produttivo. Tuttavia, è indispensabile e urgente che Stellantis chiarisca il proprio piano strategico per Cassino, per garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali, rilanciare la produttività e assicurare continuità in termini di sviluppo, investimenti e innovazione. Per la Regione Lazio l’automotive rappresenta un settore strategico del sistema produttivo regionale”: il nostro impegno sarà massimo per tutelare il lavoro, rafforzare la competitività e accompagnare il rilancio industriale del territorio”.
Presidio dei metalmeccanici davanti al ministero del Made in Italy
L’urgenza di fermare l’auto-distruzione dell’industria dell’automotive – con ulteriori 10 mila lavoratori a rischio licenziamento (dopo i 12 mila espulsi quali dipendenti diretti del gruppo francese dal 2021 ad oggi, senza contare l’indotto) – è stata espressa con toni allarmati da Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità: “Dal tavolo non è arrivata nessuna risposta concreta per i lavoratori con una riduzione del fondo
automotive, da 8 a 1,6 miliardi in 5 anni, senza alcuna condizione nei finanziamenti pubblici per garantire l’occupazione in Italia. È opportuno sottolineare che il tavolo, istituito appena dopo l’insediamento dell’attuale Governo, aveva un obiettivo estremamente importante e certamente non semplice, di addivenire ad un accordo tra Governo-Stellantis-Anfia-Regioni interessate e organizzazioni sindacali che definisse le condizioni affinché nel nostro Paese si tornasse a fare ricerca e sviluppo e di produrre più di un milione di veicoli e di salvaguardare l’occupazione anche nella
componentistica”.
De Palma e Lodi (Fiom): questo tavolo non ha dato risposte concrete
“Questo tavolo ha finora disatteso l’obiettivo dichiarato del Governo, nonostante le continue sollecitazioni e richieste dei sindacati. Nel frattempo la situazione è peggiorata. Le produzioni di Stellantis sono ai minimi storici, poco meno del 60% dei lavoratori sono in ammortizzatore sociale. Le aziende della componentistica, soprattutto quelle monocommittenti verso Stellantis, sono in una situazione di emergenza. Sono circa 10.000 i lavoratori che stanno terminando gli ammortizzatori sociali e a rischio licenziamento”, hanno detto De Palma e Lodi. Per queste ragioni centinaia di lavoratrici e lavoratori di Stellantis e di tutto il settore automotive erano presenti sotto al Ministero venerdì scorso. “Nonostante Stellantis abbia annunciato un aumento della produzione in Italia già nel 2026, è ora di un confronto serrato sul piano industriale in termini di nuove produzioni, impianti e occupazione per rilanciare la ricerca e sviluppo in Italia”.
Uliano (Fim-Cisl): si anticipi il piano industriale assegnando nuovi modelli
“Abbiamo ribadito la situazione di emergenza che si è determinata nel Paese per quanto riguarda le produzioni, i volumi produttivi che nel corso del 2025 sono esattamente la metà di quando è partita l’iniziativa sui tavoli dell’auto da parte di questo governo”, ha annotato il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano. “Questo deve rappresentare un elemento emblematico sul fatto che non ha funzionato l’azione che abbiamo messo in campo – ha proseguito – non ha funzionato dal punto di vista delle strategie che il governo sta mettendo in atto di sostegno al settore e non ha funzionato per quanto riguarda due realtà, gli impegni presi nel 2024 da parte di Stellantis, in particolare su Cassino e Termoli. É chiaro che per noi diventa fondamentale affrontare il tema non solo in termini regolatori a livello europeo, ma c’è la necessità che l’Europa faccia un intervento simile a quello che ha prospettato per il settore militare. Bisogna affrontare la situazione a livello europeo, a livello di governo italiano, a livello di Stellantis cui chiediamo di anticipare il piano e di assegnare nuovi modelli”.
Spera (Ugl): rafforzare il dialogo Italia-Germania in funzione delle regole Ue
“È fondamentale sostenere il lavoro e la produzione in Italia, nonché individuare e attuare una strategia di salvaguardia dell’intera filiera automotive, e per farlo serve un cambio di regole in Europa, a partire da un rafforzamento del dialogo bilaterale tra Italia e Germania, in vista delle scelte che la Commissione europea dovrà compiere per delineare nei prossimi anni le nuove linee guida del settore e principio di normativo e strategico di neutralità tecnologica”. Queste le parole di Antonio Spera, segretario nazionale Ugl Metalmeccanici. “Ci auguriamo – prosegue Spera – che il prossimo 12 febbraio, in Commissione europea venga tracciato un nuovo percorso a sostegno dell’intera filiera automotive”.