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Truffe agli anziani, escalation senza tregua in provincia: la paura per l’incolumità dei propri cari come arma

Ferentino e Ceprano, in pochi giorni due raggiri quasi identici: contanti e oro consegnati. Un fenomeno che non si arresta

Immagine di repertorio
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Non si arresta l’escalation delle truffe ai danni degli anziani in provincia di Frosinone. Un fenomeno ormai strutturato, che segue copioni collaudati e colpisce soprattutto le persone più fragili, spesso sole in casa, facendo leva sulla paura e sull’urgenza. Gli ultimi due episodi, avvenuti a Ferentino e Ceprano nel giro di pochi giorni, confermano un trend allarmante che continua a ripetersi con modalità quasi sovrapponibili.

Il 5 febbraio, nella mattinata, i Carabinieri della Stazione di Ferentino sono intervenuti presso l’abitazione di un’anziana di 86 anni, raggirata poco prima da un uomo che, contattandola sull’utenza telefonica fissa, si era spacciato per il nipote. Alla donna era stato riferito che il giovane rischiava l’arresto e che, per evitare conseguenze giudiziarie, era necessario pagare immediatamente una somma di denaro. Poco dopo si era presentato un ragazzo che si era fatto consegnare alcune migliaia di euro in contanti e diversi monili in oro, per poi allontanarsi rapidamente. Le ricerche dei malviventi non hanno dato esito e sono in corso le indagini da parte del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Anagni e della Stazione di Ferentino, anche attraverso l’acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza.

Schema quasi identico quello registrato a Ceprano, dove un’anziana di 83 anni, pochi giorni prima, ha ricevuto una telefonata sul telefono fisso da parte di un uomo che si presentava come il nipote. Anche in questo caso il racconto era studiato per generare panico: gravi problemi giudiziari a carico del figlio della vittima e la necessità di reperire subito denaro per “sistemare la situazione”. Per rendere il tutto più credibile, il finto nipote passava la chiamata a un’altra persona che si qualificava come direttore delle Poste di Frosinone, chiedendo 6.000 euro in contanti. Spaventata e confusa, la donna seguiva le istruzioni ricevute e consegnava il denaro a un uomo che si presentava come impiegato delle Poste. Anche in questo caso sono in corso le indagini da parte dei Carabinieri della Stazione di Ceprano.

Due episodi che non sono casi isolati, ma l’ennesima conferma di una strategia criminale ormai rodata. I truffatori studiano le vittime, utilizzano il telefono fisso, costruiscono storie credibili e introducono false figure istituzionali – carabinieri, avvocati, direttori di banca o delle Poste – per abbattere ogni residua diffidenza. L’obiettivo è uno solo: creare uno stato di emergenza tale da impedire alla vittima di riflettere o chiedere conferme a familiari e amici.

Negli ultimi mesi, in tutta la provincia, le segnalazioni si sono moltiplicate, con danni economici spesso ingenti e un impatto psicologico devastante per chi subisce il raggiro. Molti anziani, dopo la truffa, si chiudono nel silenzio per vergogna o senso di colpa, rendendo ancora più difficile l’emersione del fenomeno.

Le forze dell’ordine continuano a raccomandare la massima prudenza e ribadiscono che nessuna istituzione chiede denaro o gioielli a domicilio e che, in caso di telefonate sospette, è fondamentale interrompere la conversazione e contattare immediatamente un familiare o il 112. Ma accanto all’azione repressiva, diventa sempre più urgente un lavoro di prevenzione capillare, che coinvolga famiglie, servizi sociali, parrocchie e associazioni, per spezzare l’isolamento degli anziani e togliere ai truffatori la loro arma più efficace: la paura.

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