L’aria avvelenata della Valle del Sacco torna a suscitare allarme sia nella Commissione Ambiente del Comune Capoluogo che tra i comitati e le associazioni dei cittadini che cercano di arginare insediamenti ad alto impatto e iniziative destinate a creare ulteriore stress ambientale. Durante l’ultima riunione della commissione Ambiente del Comune di Frosinone, il presidente Anselmo Pizzutelli ha richiamato l’attenzione dei presenti sulle fonti di inquinamento dell’area industriale, “anche sui siti produttivi non ricadenti nel territorio comunale ma ad esso limitrofo”. La commissione ha quindi espresso all’unanimità l’intenzione di procedere al controllo della qualità dell’aria a ridosso dei siti produttivi posti al confine col territorio comunale, tra cui lo stabilimento Itelyum di Ceccano.
Chiesta ad Arpa una stazione di rilevamento per Corso Lazio
Proprio con questa finalità è stato invitato il dirigente comunale competente ad attivare la richiesta ad Arpa Lazio perché venga posizionata una stazione di rilevamento in zona Corso Lazio-Colle Timio, previo espletamento dei passaggi per rendere disponibile la fornitura elettrica a mezzo mobile di rilevamento. “Considerato che la Regione Lazio sta aggiornando il Piano di Risanamento della Qualità dell’Aria – ha scandito il consigliere Anselmo Pizzutelli – chiedo all’assessore all’Ambiente Antonio Scaccia di proporre alla Regione l’incremento dei misuratori di Pm2,5 su tutto il territorio provinciale, al fine di avere dati utili per studi epidemiologici”.

Report 2025 sulle polveri sottili in pubblicazione a maggio 2026
Durante la riunione della Commissione si è appreso che il report sulla qualità dell’aria 2025 è in fase di redazione da parte di Arpa Lazio che sta ricevendo gli ultimi dati del monitoraggio: la relazione definitiva potrà essere pronta per la pubblicazione entro il mese di maggio 2026. Peraltro l’ingegner Magliocchetti ha ricordato come – stanti gli ultimi sforamenti dei limiti del Pm10 -, siano consigliabili da parte del Comune alcune misure per contenere l’inquinamento da smog: fare in modo che non si creino ingorghi nel traffico che deve defluire regolarmente; favorire la mobilità sostenibile, installare semafori intelligenti, controllare le temperature dei sistemi di riscaldamento degli edifici pubblici, sensibilizzare contro il fenomeno dell’incendio di sterpaglie e residui legnosi, intensificare il servizio di lavaggio stradale e la piantumazione di nuove alberature. La Commissione ha fatto propri questi suggerimenti invitando l’amministrazione Mastrangeli a recepirli.
La mobilitazione dei comitati: no alla resa dei Comuni ai biodigestori
Intanto sono tornati a mobilitarsi i cittadini dei Comitato No Biodigestore a Frosinone – Valle del Sacco, Comitato residenti Colleferro, Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola – Anagni e Blog Frosinone Bella e Brutta. Il problema riguarda la rinuncia del Comune di Anagni a ricorrere al Tar contro il biodigestore su quel territorio. Ma c’è anche il Comune di Paliano che ha scelto di non opporsi al progetto di centrale a biometano impugnando al Consiglio di Stato. Infine c’è Artena, dove l’impianto è già autorizzato e l’amministrazione comunale avrebbe rinunciato a tentare di contrastarlo. “Questi – attaccano i comitati – non sono gli unici impianti della Valle del Sacco, ma sono emblematici: raccontano che la tutela del territorio, dell’ambiente e dei diritti di uomini, animali e piante non viene garantita dalle Amministrazioni locali, riservate nel sostegno agli investitori, ma da cittadini e comitati, che se ne fanno carico”.
Il caso Colleferro, “tornano armi e cemento come nei tempi peggiori”
“In un contesto dove la Valle del Sacco si qualifica sempre più come distretto dei rifiuti, della logistica e delle armi, il caso di Colleferro è ancora più emblematico – sottolineano i comitati -. Città che storicamente ha pagato il prezzo più alto dell’industrializzazione del territorio, oggi si trova al centro di una contraddizione stridente tra retorica ambientalista e prassi amministrativa. In attesa eterna della bonifica, Colleferro potrebbe — almeno sulla carta — giocare un ruolo guida nella riqualificazione del territorio, se la promessa svolta ecologica non fosse diventata aria tossica. Il Comune continua sereno a rivendicare una guida amministrativa ispirata alla difesa dell’ambiente, ma nel frattempo, intorno, fiorisce una narrazione creativa che ha ormai superato la realtà”.
Fra atteggiamento elusivo degli enti ed ambientalismo frammentato
“Le bonifiche sono investimenti eterni, l’inquinamento lo si affronta con slogan, convegni e qualche post sui social. I poli logistici sono superati: oggi l’innovazione si chiama data-center green, con ventole ecologiche, ecosostenibili e consumi energetici e idrici da festival. E poi c’è il rilancio economico: dopo oltre 110 anni, Colleferro tornerà ai vecchi fasti grazie all’industria pesante degli armamenti, in santa alleanza con Anagni, e con il buon vecchio cementificio. L’acciaio e il cemento non tradiscono mai e hanno sempre sfamato — e avvelenato — la Valle del Sacco”. Sempre secondo gli attivisti di No Biodigestore a Frosinone – Valle del Sacco, Residenti Colleferro, Cittadini Sgurgola – Anagni e Blog Frosinone Bella e Brutta “l’elusivo atteggiamento delle Amministrazioni si inserisce in un panorama ambientalista frammentato, dove spesso la battaglia per la tutela della salute e dell’ambiente viene indebolita da dinamiche interne, ambiguità e protagonismi”.
Poi c’è la controinformazione che alimenta la sfiducia dei cittadini
Il problema maggiore – secondo i comitati ed i cittadini residenti – “è la controinformazione che ne deriva: una narrazione viziata, parziale, spesso in contraddizione con gli atti ufficiali dei procedimenti. L’ansia di protagonismo e il perseguimento di obiettivi personali finiscono per distorcere la realtà di chi in incontri pubblici si attribuisce meriti e risultati che non gli spettano su questioni che sono state semplicemente archiviate e mai concretamente affrontate. Il vero danno è la confusione che alimentano e la sfiducia che si insinua tra i cittadini, elementi che finiscono per agevolare l’avanzare incontrastato di investitori in cerca di speculazioni. In questa casistica rientra la vicenda del biodigestore previsto a Frosinone nel 2019, dove siamo riusciti a costruire un fronte di opposizione ampio, organizzato e determinato, capace di coinvolgere anche realtà extraregionali”.
Il ‘modello civico’ che è riuscito a stoppare l’impianto del capoluogo
“Abbiamo seguito ogni fase del procedimento e fatto sì che la nostra battaglia diventasse una battaglia collettiva – ricordano ancora gli attivisti, ad indicare un metodo vincente -. Il progetto è stato infine archiviato nel 2024 al termine di una seduta della Conferenza di Servizi dai toni drammatici, grazie al ruolo determinante della Provincia di Frosinone, l’unica Istituzione che ha realmente interloquito con i comitati, promotori di osservazioni e criticità. È stata anche l’unica in grado di analizzare in modo puntuale il progetto della Maestrale e l’intero iter procedurale, mentre il Comune è intervenuto in modo timido, marginale e discontinuo. Il caso di Frosinone ha dimostrato una cosa fondamentale: avevamo ragione fin dall’inizio e abbiamo fatto bene a non arrenderci”.