Home Cronaca Delitto Tortolani, il pm: “Luca Agostino deve essere condannato per omicidio volontario”

Delitto Tortolani, il pm: “Luca Agostino deve essere condannato per omicidio volontario”

Requisitoria del pm Fioranelli. Le parti civili insistono sui futili motivi e respingono ogni ipotesi di legittima difesa

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Sedici anni di reclusione. È questa la pena chiesta dal pubblico ministero al termine della requisitoria nel processo per l’omicidio di Armando Tortolani, il 45enne di Villa Latina ucciso il 19 maggio 2024. Per l’accusa, Luca Agostino deve essere condannato per omicidio volontario, senza il riconoscimento delle attenuanti generiche.

Davanti al collegio presieduto dal giudice Lucio Aschettino, con giudice a latere Delitala, il sostituto procuratore ha ripercorso le fasi salienti della vicenda, soffermandosi sia su quanto accaduto il giorno del delitto sia sull’episodio della sera precedente in un pub del paese, ritenuto il possibile antecedente del gesto.

Secondo la pm, la versione fornita dall’imputato non sarebbe supportata dagli elementi raccolti nel corso dell’istruttoria dibattimentale. Da qui la richiesta di condanna per omicidio volontario. Diversamente dall’impostazione originaria, però, l’accusa ha ritenuto non configurabile l’aggravante dei futili motivi. Un passaggio che potrebbe incidere sull’esito sanzionatorio finale, anche in relazione alla richiesta di rito abbreviato avanzata dalla difesa già in fase preliminare.

Di diverso avviso le parti civili rappresentate dagli avvocati Paolo Marandola, Vittorio Salera, Michelangelo e Alessandro Montesano Cancellara. Nel corso della mattinata i legali dei familiari della vittima hanno sostenuto che il processo abbia dimostrato non solo la volontarietà dell’azione, ma anche la sussistenza dell’aggravante contestata. Secondo la loro ricostruzione, nessuna delle ipotesi alternative prospettate – né la legittima difesa né l’omicidio preterintenzionale – troverebbe fondamento nelle prove acquisite.

Particolare rilievo è stato attribuito alle consulenze mediche, che avrebbero escluso responsabilità da parte dei sanitari intervenuti nei soccorsi, concentrando il nesso causale esclusivamente sulla condotta dell’imputato.

Al centro del movente, secondo quanto emerso, vi sarebbe un banale incrocio di sguardi avvenuto la sera prima tra la vittima e alcuni familiari di Agostino, circostanza che per le parti civili confermerebbe la natura futile della causa scatenante.

Nel pomeriggio sono intervenuti anche gli avvocati Marcello Panzini e Carmine Cervi. La parola passerà ora alla difesa nell’udienza fissata per il 7 marzo. La sentenza potrebbe arrivare lo stesso giorno oppure, in caso di repliche, il 12 marzo.

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