Dipendente comunale ‘infedele’, licenziamento confermato: il tribunale rigetta il ricorso

Villa Latina - È stato accertato che l’amministrazione comunale ha rispettato il termine di 30 giorni per la contestazione dell’addebito

Con sentenza depositata dal Tribunale di Cassino, sezione Lavoro, il giudice Raffaele Iannucci ha rigettato il ricorso presentato da Marcello Cristini, ex dipendente del Comune di Villa Latina, confermando la legittimità del licenziamento disciplinare senza preavviso disposto dall’amministrazione comunale.
La vicenda trae origine dalla condanna penale inflitta a Cristini, responsabile dell’ufficio tecnico e, per un periodo, del servizio cimiteriale del Comune, per il reato di peculato. ​Secondo la sentenza n. 812 ​/2023 del Tribunale di Cassino, Cristini si sarebbe appropriato di circa 3.380 euro, somme consegnategli da cittadini per spese relative alla registrazione di contratti di concessione di loculi cimiteriali. ​

La condanna ha comportato anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’estinzione del rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione. Cristini aveva impugnato il licenziamento, sostenendo la tardività della contestazione disciplinare, la violazione del principio di terzietà dell’ufficio per i procedimenti disciplinari (UPD) e la sproporzione della sanzione espulsiva rispetto ai fatti contestati. ​Tuttavia, il giudice ha respinto tutte le censure. ​In particolare, è stato accertato che l’amministrazione comunale ha rispettato il termine di 30 giorni per la contestazione dell’addebito, avendo acquisito piena conoscenza della sentenza penale solo il 21 agosto 2023. ​

Inoltre, il giudice ha escluso conflitti di interesse nell’operato dell’UPD e ha ritenuto proporzionata la sanzione espulsiva, sottolineando la gravità del reato e il danno arrecato all’immagine dell’amministrazione. Il ricorso è stato quindi rigettato, e Cristini è stato condannato a rifondere al Comune di Villa Latina, difeso dall’avvocato Pierfrancesco Miele, le spese processuali. La sentenza conferma l’importanza della tutela dell’integrità e della fiducia nei rapporti di lavoro pubblico, ribadendo la centralità del principio di legalità e correttezza nell’operato dei dipendenti pubblici.

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