Unicas, l’equivoco sul vero nemico che rischia di compromettere il futuro di ateneo e territorio

Mentre l'inchiesta sullo scandalo Tfa va avanti con continui sequestri di documenti, al ministero decidono del futuro dell'ateneo cassinate

Tredici milioni e 360 mila euro rimborsati al Miur dal 2019 ad oggi e altri 9,24 milioni da restituire in “comode” rate fino al 2031. Ha superato il giro di boa il piano di risanamento che, grazie al contributo di 22,6 milioni del Ministero dell’Università, ha consentito all’Ateneo di Cassino e del Lazio meridionale di evitare il default dopo lo scandalo del 2017, col buco da 37 milioni di euro per mancati versamenti contributivi ai dipendenti. Una vicenda, quella dei soldi non pagati all’Inps, che ancora oggi è difficile da credere per le dimensioni e la clamorosità dell’ammanco, nonostante i controlli a cui un ente come un’università è sottoposto, prima di tutto al suo interno. La “barca” s’era salvata dall’affondamento grazie anche al buon cuore del Miur: allora in mani dem, con a capo di gabinetto un professore universitario che conosceva bene Cassino, mentre era ministra Valeria Fedeli.

Tutte le istituzioni coinvolte avevano fatto la loro parte per dare ad Unicas, ed al territorio del Lazio meridionale, un’altra possibilità. Certo, ci fu una cura dimagrante ed una dolorosa spending review, a seguito della quale dovettero trovare cattedre lontane da Cassino docenti e ricercatori di prestigio e di deciso seguito tra gli studenti. Un trauma vero e proprio ma subito al prezzo che richiede la necessità di sopravvivere e riprendere un cammino a cui in tanti guardano con fiducia, perché al fianco ed a sostegno di un’area geografica sfibrata economicamente. Una regione in caduta libera, specie a causa dello smantellamento del settore automotive che dal 2021 ad oggi non ha conosciuto inversioni di tendenza.

Dal “buco” da 37 milioni del 2017 allo scandalo Tfa: i due “scivoloni”

In uno scenario del genere, le scorse settimane hanno segnato un’altra clamorosa caduta: lo scandalo Tfa con due docenti ed il capo del personale agli arresti domiciliari. Le indagini della Guardia di Finanza, coordinate dalla Procura di Cassino, sono ancora in corso e le acquisizioni di ulteriori carte negli uffici del rettorato sono continui, a conferma che gli inquirenti cercano di scandagliare l’accaduto in tutte le direzioni, per verificare quanto l’ipotizzato inquinamento dei corsi – peraltro asseverato da riscontri derivanti da appostamenti, documenti e intercettazioni ambientali e telefoniche – sia stato vasto e profondo. Anche in questa situazione, come per quella creatasi quasi 8 anni fa, sarebbe prima di tutto dirimente comprendere come mai i controlli interni non abbiano funzionato e non abbiano comunque evitato ad Unicas – e anche al territorio che all’Ateneo del Lazio meridionale ha legato di fatto i propri destini – uno scivolone dalle conseguenze ancora difficili da valutare. A fine gennaio il consiglio di amministrazione dell’università ha nominato due docenti della Federico II per stabilire la correttezza delle procedure di concorso per i TFA. Magari nominare docenti interni, anziché due esterni, sarebbe stato un segnale di maggiore forza per la struttura dell’Ateneo. Ma il cda avrà fatto analisi differenti.

Gli alert degli inquirenti al Miur e le opzioni sul tavolo della ministra

Intanto il ministro dell’Università e della Ricerca è prima di tutto una esponente del centrodestra, Anna Maria Bernini (vice coordinatore nazionale di Forza Italia): non che la collocazione politica possa dire qualcosa su questioni che dovrebbero avere una lettura prioritariamente tecnica. Comunque va considerato che c’è un nuovo governo, con nuove sensibilità e non si sa se sarà favorevole alle istanze Unicas come lo è stato a suo tempo l’esecutivo Gentiloni. Gli inquirenti cassinati, peraltro, da procedura, hanno inviato l’alert sull’inchiesta Unicas che è finito sul tavolo della ministra. Il tutto mentre le fibrillazioni degli studenti esclusi dai corsi per pochi punti e di quelli contrariati per l’aver dovuto fare i conti con l’organizzazione delle lezioni rivista dai nuovi docenti Tfa, rischiano di trasformarsi in una raffica di carte bollate che potrebbero influire negativamente sui giudizi ministeriali relativi ad Unicas e al suo futuro. Perché è noto negli ambienti degli addetti ai lavori che se non arrivano notizie da Roma sulla delicata vicenda, che ha avuto echi nazionali, è solo perché si attendono le evoluzioni dell’indagine giudiziaria per comprendere il grado di gravità dell’accaduto. E’ poi probabile che al Miur non possano lasciar passare neppure un tempo infinito per esaminare la situazione e scegliere tra le opzioni possibili: tra le quali c’è di sicuro l’ispezione ministeriale per una verifica capillare del funzionamento di Unicas ma non sarebbe neanche esclusa l’ipotesi del commissariamento. Che sarebbe una iattura gravissima per il territorio.

Bilanci fra tagli ai trasferimenti Miur e invarianza dei proventi d’Ateneo

La questione sopravvivenza dell’Ateneo è all’ordine del giorno anche perché la situazione finanziaria non consente a breve di immaginare un rilancio che dovrebbe comprendere un deciso ampliamento dell’offerta formativa. Nei numeri delle risorse a disposizione è scritta una situazione di stasi, se non di sensibile arretramento. La quota base del Fondo di Finanziamento Ordinario per l’anno 2025 (stimato in 37,57 milioni) è stata decurtata di 878mila euro. Su altri finanziamenti correnti che giungono dal Miur saranno tagliati, per l’anno in corso, ulteriori un milione e 254mila euro. A risentirne saranno diverse attività (come quelle sportive) ma soprattutto l’azzeramento dei fondi per il reclutamento straordinario di docenti e personale tecnico ed amministrativo. Da segnalare anche la cifra zero alle voci relative ai contributi da Regione, Provincia e altre amministrazioni locali. Dall’Europa solo una somma di 360mila euro. Se ai tagli dallo Stato aggiungiamo che nei bilanci è stabilita una sostanziale invarianza dei proventi propri, fatta eccezione per i progetti PNRR per i quali la scadenza è prevista nel corso del 2025, il quadro è quello del mantenimento della situazione, in attesa di un’uscita dal tunnel finanziario per la quale bisognerà attendere altri 6 anni almeno. La lettura dei numeri scritti nei bilanci è spesso arida e non ci dice quel che il rettore Marco Dell’Isola ha in mente per far prima che sia troppo tardi. Anche se le sue uniche dichiarazioni ufficiali non lasciano comprendere molto.

Le polemiche nazionali sui corsi nel mirino del rettore Dell’Isola

La prima, riferita dai giornalisti presenti al primo incontro del rettore coi corsisti dopo lo scandalo, ha avuto il senso di affermare che “non si può generalizzare e dire che è tutto marcio”. L’altra, contenuta in una nota stampa dopo i veleni nazionali sui corsi, era finalizzata a smentire le voci sul possibile annullamento dei corsi, avvertendo che gli autori di queste false notizie “saranno denunciati alle autorità giudiziarie e perseguiti legalmente in tutte le sedi opportune”.

In entrambe le uscite sembra proprio che il professor Dell’Isola stia col fucile spianato contro non s’è capito bene quale nemico. La si potrebbe interpretare come la postura del soldato a difesa del fortino che mira dalla parte sbagliata. C’è un danno grave d’immagine per Unicas che rischia di comprometterne il futuro. I nemici stanno nelle porzioni di istituzione che non hanno fatto il proprio dovere o, perfino e se dimostrato, sono risultate infedeli: a questi pubblici funzionari va chiesto il conto con costituzioni di parte civile, denunce e richieste di danni. Non a qualche disperato che nel sostegno cerca solo uno stipendio.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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