Stellantis, il sindaco di Piedimonte S. G. tesse una sua “via della seta”: tecnici cinesi studiano lo stabilimento

Gioacchino Ferdinandi continua a ricevere delegazioni da Pechino, oltre che di pace e cultura parla di industria e possibili investimenti

In attesa dei piani industriali Stellantis rinviati ormai a giugno del 2026, considerando per nulla archiviate le ipotesi circolate a proposito della riconversione parziale del sito per la produzione di veicoli militari per l’Esercito, il sindaco di Piedimonte San Germano, Gioacchino Ferdinandi, continua a tessere una sua ‘via della seta’ intrattenendo rapporti con delegazioni cinesi. Consuetudine inaugurata ormai da qualche tempo. Tra gli obiettivi, oltre che la politica di pace e di scambi culturali, anche l’illustrazione delle caratteristiche dell’insediamento produttivo automobilistico. “Ho ricevuto qui in Comune varie delegazioni di diverse province cinesi alle quali abbiamo illustrati anche le opportunità legate all’esistenza dello stabilimento – spiega il primo cittadino -. L’ultima, un mese fa, era composta da 22 ingegneri provenienti da realtà di una precisa provincia; hanno in programma investimenti per l’espansione dei loro business in Europa. E parliamo non solo del comparto auto. Ma sono sembrati interessati anche al settore automotive”.

  • Pura cordialità o ci sono possibilità concrete?

“Di fatto non ci sono richieste concrete per eventuali insediamenti cinesi ma loro, ingegneri ed esperti che hanno visitato Piedimonte, continuano diciamo ad essere in contatto”.

  • Cosa accade di rilevante?

“Continuano a visitarci, adesso sono andati più nel dettaglio perché sono venuti qui ingegneri di 25 aziende diverse che hanno cominciato ad avere un primo confronto con quelle che sono alcune attività che operano per il mondo dell’auto”.

La data decisiva sarà il 10 dicembre col pacchetto auto dell’Ue

  • Al di là di questo suo agevolare relazioni, cosa spera?

“Ritengo che un po’ tutti guardiamo alla data decisiva che sarà il 10 dicembre a Bruxelles: sarà presentato un ‘pacchetto automobilistico’ composto di diverse novità che potrebbero portare a una maggiore flessibilità circa le regole già approvate, dando respiro ad aziende come Stellantis. Perché quel che sta accadendo a Piedimonte è anche colpa di scelte che non hanno tenuto in conto le conseguenze disastrose per uno dei settori strategici quanto a Pil e occupazione. Insomma spero in un indebolimento della legislazione sul divieto del motore endotermico dopo il 2035 che possa consentire una rapida azione di rilancio dello stabilimento”.

  • La opzione del militare?

“Le mie dichiarazioni sono scaturite anche dai confronti che ci sono stati al Mimit. E’ chiaro che essendo questo di Piedimonte San Germano un sito strategico che presenta delle caratteristiche particolari, possa essere preso in considerazione anche qualora sia necessaria la trasformazione di alcune aree in disuso per consentire altre attività industriali. All’esterno dello stabilimento, oltretutto, non mancano altri capannoni in disuso. Per non parlare dell’ex polo della logistica poi preso da Fincantieri che ha progetti per il navale ed i sommergibili”.

Assunzioni in Usa e Messico ed esodi incentivati nel cassinate

  • Tornando a Stellantis, l’ad Filosa ha rilanciato gli investimenti Usa per 13 miliardi di dollari e 2mila assunzioni. In Messico ha creato 5mila posti di lavoro negli ultimi tempi. Il sito cassinate resta un buco nero nazionale a globale.

“In Italia la produzione dell’automotive era monopolizzata da Fiat ma oggi non ci sono più queste condizioni perché il gruppo, cinque anni fa, si è fuso con i francesi di Psa. Questo non toglie che la priorità deve essere quella di salvare l’automotive e di mettere in sicurezza il nostro stabilimento. Perché Stellantis ha avviato un esodo incentivato dei propri dipendenti proprio legato ad esuberi connessi alla diminuzione dei volumi delle vendite di auto, tanto che oggi i lavoratori si sono ridotti a circa 2100. In ogni caso i giovani devono tornare ad avere opportunità lavorative e di sviluppo economico sul proprio territorio, evitando che ci sia questa migrazione di necessità. Il lavoro è l’elemento fondamentale che, se insufficiente o inadeguato, porta verso una mobilità e una ricerca di sistemazione altrove”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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