Intelligenza Artificiale: il 47% dei lavoratori italiani la usa e per il 41% è ormai indispensabile

Lo scenario fa emergere il fenomeno della Shadow AI: l’uso invisibile di assistenti digitali al di fuori del perimetro di sicurezza aziendale

L’adozione dell’intelligenza artificiale generativa all’interno del tessuto produttivo e istituzionale italiano sta correndo molto più velocemente della governance e delle regolamentazioni. Il rischio, in assenza di una chiara consapevolezza tecnica, è che l’errore algoritmico o la distorsione informativa non rimangano confinati al singolo utente, ma entrino direttamente nei processi pubblici, professionali e decisionali, trasformandosi in un danno istituzionale. Questi i temi centrali del workshop tenutosi presso la Camera dei Deputati, promosso da Massimo Milani e moderato da Luigi Gabriele, Presidente di Consumerismo no profit, e Lorenzo Lo Basso del Tg2, con il supporto tecnico di Francesco Paolo D’Amico, esperto del comitato scientifico Consumerismo.

Durante l’evento sono stati richiamati dati estremamente significativi che tracciano l’identikit di un utilizzo pervasivo ma spesso non governato della tecnologia nelle aziende italiane: il 47% dei lavoratori italiani dichiara di utilizzare abitualmente strumenti di intelligenza artificiale sul posto di lavoro; appena il 19% di chi ne fa uso si affida esclusivamente a piattaforme ufficiali e canali aziendali preventivamente autorizzati dal proprio ente o organizzazione; ben il 41% dei lavoratori afferma di riuscire a svolgere, proprio grazie al supporto dell’AI, attività e mansioni nuove che altrimenti non sarebbe in grado di compiere in autonomia.

Questo scenario fa emergere il fenomeno della cosiddetta Shadow AI: l’uso invisibile e non tracciato di assistenti digitali al di fuori del perimetro di sicurezza aziendale o istituzionale. Un’abitudine che mette a rischio dati sensibili e materiali riservati (come bozze di atti, note interne o dossier preparatori) consegnati a sistemi commerciali esterni senza alcuna verifica a monte.

Tra i passaggi chiave affrontati alla Camera, l’obbligo metodologico di verificare l’origine primaria di ogni informazione prima di inserirla in un atto formale; la tendenza dell’AI a inventare dati, normative o sentenze inesistenti pur di colmare un vuoto informativo; il pericolo psicologico per cui la fluidità e la sicurezza formale della risposta spingono l’utente ad abbassare le difese e ad azzerare il controllo critico.

“Il nostro obiettivo non è frenare l’innovazione, ma promuovere un uso più consapevole, verificabile e responsabile dell’AI, soprattutto quando entra nei processi pubblici, professionali e decisionali. Se il 47% dei lavoratori adotta questi strumenti senza una governance chiara, significa che il rischio decisionale è già una realtà. Serve un presidio stabile di Educazione Artificiale per tutelare la qualità degli atti istituzionali e l’interesse dei cittadini” dichiara Luigi Gabriele, Presidente di CONSUMERISMO no profit.

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