L’aumento delle temperature legato ai cambiamenti climatici sta contribuendo ad accrescere il rischio di diffusione delle arbovirosi, le malattie trasmesse da insetti vettori come le zanzare. Tra queste figurano Dengue, Chikungunya e West Nile, patologie che trovano nelle condizioni climatiche sempre più calde un ambiente favorevole sia per la proliferazione degli insetti sia per la replicazione dei virus.
L’allarme è emerso nel corso di un congresso dedicato alle arbovirosi e alle sfide future per la salute pubblica, organizzato a Verona dall’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, con la partecipazione di rappresentanti del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e di numerosi esperti del settore.
Secondo quanto illustrato durante i lavori, nella fascia di temperatura compresa tra i 23 e i 32 gradi centigradi, ogni incremento di un grado comporta mediamente un aumento superiore al 20% della trasmissibilità delle principali arbovirosi. Le anomalie climatiche stanno infatti modificando i cicli biologici degli insetti vettori e ampliando le aree geografiche esposte al rischio di focolai autoctoni, compresa l’Italia.
Gli specialisti sottolineano come queste malattie non possano più essere considerate fenomeni sporadici e legati esclusivamente ai viaggi internazionali. Al contrario, stanno progressivamente trovando condizioni favorevoli per stabilizzarsi anche sul territorio nazionale.
Gli studi
A supporto di questa tesi sono stati richiamati diversi studi scientifici internazionali. Una meta-analisi di 45 ricerche condotte in Brasile, Indonesia e India, Paesi ad alta incidenza di Dengue, ha evidenziato un incremento del rischio pari al 16% per ogni grado in più di temperatura. Un secondo studio, basato sui 1.145 casi di West Nile registrati in Italia tra il 2012 e il 2020, ha individuato nella temperatura media dell’aria il principale fattore climatico predittivo della malattia, con un aumento del 32% del rischio per ogni grado centigrado aggiuntivo. Un’ulteriore revisione sistematica di 34 studi sperimentali ha confermato l’influenza della temperatura anche sulla capacità delle zanzare di trasmettere la Chikungunya, con effetti particolarmente evidenti oltre i 28 gradi.
Tra gli aspetti più rilevanti evidenziati dagli esperti vi è l’effetto combinato delle temperature elevate sul ciclo vitale delle zanzare tigre. Il caldo accelera infatti la riproduzione degli insetti, mentre gli inverni più miti riducono la mortalità delle larve che in passato venivano naturalmente contenute dal freddo. Il risultato è una stagione di attività delle zanzare sempre più lunga, anticipata in primavera e prolungata fino all’autunno.
In questo contesto diventa determinante rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica e garantire interventi tempestivi. Gli specialisti ritengono inoltre indispensabile il coinvolgimento attivo della popolazione, poiché una maggiore attenzione alle misure preventive potrebbe contribuire a ridurre sensibilmente la trasmissione delle malattie.
La prevenzione
Le raccomandazioni riguardano sia la protezione individuale, attraverso l’utilizzo di repellenti e altri strumenti di difesa dalle punture, sia la prevenzione domestica, con l’eliminazione dei ristagni d’acqua che rappresentano i principali siti di riproduzione delle zanzare. Misure che dovrebbero essere adottate non soltanto durante l’estate, ma anche nei mesi primaverili e autunnali.
L’Istituto Superiore di Sanità evidenzia la necessità di mantenere un monitoraggio costante anche in assenza di emergenze evidenti, per individuare precocemente eventuali casi e impedire che si trasformino in focolai diffusi. La prevenzione, secondo gli esperti, deve essere continua e strutturata, basata sulla collaborazione tra istituzioni nazionali, autorità locali e cittadini.
I numeri
Per quanto riguarda la situazione epidemiologica, dall’inizio del 2026 sono stati confermati in Italia 133 casi di Dengue, tutti associati a viaggi all’estero. Il 2024 resta l’anno con il maggior numero di casi registrati a livello nazionale, oltre 700, e con il più grande focolaio europeo mai documentato, individuato a Fano e caratterizzato da 223 contagi.
Per la Chikungunya, nel 2026 sono stati confermati finora 13 casi, tutti importati. Il 2025 è stato invece un anno particolarmente significativo, con 469 casi registrati contro i 17 dell’anno precedente. Di questi, 384 erano autoctoni, derivanti quindi da trasmissione locale, mentre 85 erano collegati a viaggi all’estero.
Anche il virus West Nile, presente in Italia da oltre vent’anni con trasmissione autoctona, ha fatto registrare numeri record nel 2025. Con 274 casi accertati, l’Italia è risultata il Paese europeo maggiormente colpito dalla malattia.