Un obiettivo condivisibile, quello di ufficializzare, istituzionalizzare e rendere trasparente la presenza della politica nella gestione dell’ente, è all’origine della proposta di legge regionale per il riordino della disciplina sul Consorzio Unico per lo Sviluppo Industriale del Lazio, fino a ieri apparentemente libero di agire per l’assolvimento della missione per la quale è stato creato, ma in realtà ingessato dalle pressioni esterne, le stesse che da domani avranno un codice di leggibilità attraverso le nomine degli apparati di gestione.
Presentata nei giorni scorsi dal Governatore Rocca e dagli assessori allo Sviluppo economico Angelilli e al Bilancio e Programmazione Righini, la proposta di legge adottata dalla Giunta e destinata all’approvazione del Consiglio regionale, si compone di 22 articoli che ridisegnano l’assetto organizzativo interno dell’ente consortile e ritoccano in maniera sostanziale le finalità e gli obiettivi indicati nella legge regionale istitutiva dei Consorzi industriali, la n.13 del 29 maggio n.1997.
I passaggi più interessanti del testo della proposta di legge cominciano con l’articolo 6: il Consiglio di Sorveglianza, organismo di nuova istituzione che ha compiti di indirizzo delle attività dell’ente, indica la tipologia delle imprese localizzabili nei siti compresi nelle aree consortili. Il Piano regolatore del Consorzio è adottato dal Consiglio di Sorveglianza e può prevedere pianificazioni di dettaglio non costituenti variante al Piano stesso.
Per rendere possibile la modifica del PTR consortile e l’introduzione di una nuova regolamentazione delle attività consentite nelle aree consortili, materia definita dalla legge regionale 29 maggio 1997 n.13, la Giunta regionale ha pensato bene, con l’articolo 21 del nuovo testo, di abrogare quella legge e con quella tutte le successive modifiche e integrazioni, azzerando tutta la disciplina precedente.
Un cenno merita anche il comma 8 dell’articolo 6, sempre lui: nel caso in cui un’impresa voglia manifestare il proprio interesse per un’area consortile disponibile, potrà farlo presentando un progetto di insediamento produttivo, con la richiesta di assegnazione o cessione dell’area. Il Consorzio ne prenderà atto e avvierà una procedura di evidenza pubblica invitando altre imprese interessate a presentare un proprio progetto di utilizzo dell’area. La scelta ricadrà sul progetto ritenuto migliore.
Esattamente quello che non è stato fatto per l’area della ex Frigomarket Pacifico di Tor Tre Ponti, un sito industriale ceduto brevimano al primo richiedente, ignorando completamente le manifestazioni di interesse di altre quattro aziende.
Della serie, prima si lasciano scappare i buoi, poi si chiude il recinto.
Questo è in sostanza il “riordino” della disciplina sul Consorzio Unico, demandato al Consiglio di Gestione e al Consiglio di Sorveglianza, quest’ultimo composto da 11 membri, 6 dei quali di nomina regionale; 3 nominati dai soci, cioè imprese ed enti non territoriali; 2 nominati dagli enti pubblici in rappresentanza dei territori provinciali. A sua volta, il Consiglio di Sorveglianza provvede alla nomina dei 5 membri del Consiglio di Gestione, al quale spetta la nomina del Direttore generale dell’ente.
Il Presidente della Regione Lazio nomina infine il Presidente del Consorzio Unico, e Roma Capitale Città Metropolitana nominerà il vice presidente.
Neanche a dirlo, anche in questo caso Roma la farà da padrona e i territori provinciali resteranno a guardare, potendo usufruire di due rappresentanti nel Consiglio di Gestione e di due rappresentanti nel Consiglio di Sorveglianza, in entrambi i casi in posizione di netta minoranza.
Si può dare per scontato che riscrivendo le regole sull’utilizzo del PTR consortile, tra le nuove tipologie di attività che verranno ammesse, oltre alla realizzazione di impianti di energia alternativa, verrà inserito anche il commercio al dettaglio, come avrebbe voluto la “proposta di legge Tiero” per la modifica dell’articolo della legge n.13 del 1997 che fissava le tipologie delle attività consentite all’interno dei piani regolatori consortili.
Ma il colpo di spugna sulla normativa esistente non potrà costituire una sanatoria per le forzature compiute in passato o ancora in via di perfezionamento, come sta accadendo a Tor Tre Ponti, dove una media struttura di vendita sta per aprire i battenti in un’area che, almeno fino ad oggi, dovrebbe essere riservata alle attività industriali.
Uno dei passaggi più esilaranti del nuovo testo di legge è quello che pone grande enfasi alla tutela dell’ambiente, uno dei punti qualificanti della mission del Consorzio Unico che pretende di rifarsi una vita: hanno fatto da spettatori all’interramento di rifiuti speciali all’interno dell’area consortile della ex Frigomarket senza fare una piega. Il Consorzio avrebbe potuto e dovuto revocare la cessione del sito industriale dismesso alla ditta sotto inchiesta per danno ambientale, ma ha invece preferito soprassedere, come del resto ha fatto anche con un piano industriale mai attuato e con una variazione di rotta da industriale a commerciale.
La proposta di riordino del Consorzio Unico nasce con le migliori premesse e con gattopardesche ambizioni: se vuoi che tutto resti com’è, è necessario che tutto cambi.
Il piatto è servito.