Nel panorama della politica ambientale del Lazio, il Sito di Interesse Nazionale (SIN) della Valle del Sacco continua a rappresentare uno dei nodi sanitari e gestionali più critici. La dottoressa Teresa Petricca, figura di spicco dell’associazione Medici per l’Ambiente e consigliera comunale a Frosinone, torna a lanciare un attacco contro le posizioni espresse dai vertici della Regione Lazio, in particolare contestando le dichiarazioni rese nei mesi scorsi dalla direttrice regionale D’Ercole.
- – Dottoressa Petricca, l’impegno di “Medici per l’Ambiente” sul territorio ciociaro appare sempre più incisivo e strutturato, anche grazie all’alleanza strategica con il mondo ambientalista.
“L’attività dell’associazione sta vivendo un momento di forte crescita e coesione. Riceviamo costantemente nuove adesioni, ad esempio da Cassino, a testimonianza di quanto la nostra azione sia avvertita come fondamentale in tutta la provincia. Abbiamo creato un vero e proprio asse operativo con Fare Verde: a noi mancava la competenza specifico-amministrativa e legislativa, che l’associazione ci assicura, mentre noi Medici per l’Ambiente apportiamo il patrimonio informativo scientifico sui danni alla salute. Ripetiamo sempre un principio essenziale: l’ambiente ci interessa prioritariamente perché la sua degradazione produce malattie e morti”.
“Grave negare il nesso tra inquinamento e insorgenza delle patologie”
- – In queste ore avete intrapreso un’iniziativa istituzionale molto forte nei confronti della Direzione Regionale guidata dalla dottoressa Wanda D’Ercole. Di cosa si tratta esattamente?
“Sto inviando un’informativa dettagliata sia alla dottoressa D’Ercole sia, contestualmente, al Difensore Civico della Regione Lazio, il dottor Fardelli. Il motivo è grave: nella conferenza dello scorso giugno tenuta dalla dottoressa D’Ercole è stato negato il nesso di causalità tra inquinamento ambientale e insorgenza di patologie nel SIN Valle del Sacco. Un’affermazione che riteniamo inaccettabile e non corrispondente ai dati, e rispetto alla quale chiediamo ora una presa di posizione formale per iscritto”.
- – A cosa si riferisce, in particolare?
“La risposta arriva dagli stessi organi regionali, nello specifico dallo studio INDAGO redatto dal Dipartimento di Epidemiologia del Lazio (DEP). Si crea così un paradosso istituzionale: da un lato la Regione, tramite la D’Ercole, nega il legame tra smog e malattie; dall’altro la stessa Regione, tramite il DEP, certifica dati drammatici”.
- – Quali sono i dati scientifici ufficiali che smentirebbero le posizioni della Direzione Regionale?
“Analizzando il dominio D3 del SIN Valle del Sacco – che comprende i comuni di Ferentino, Anagni e Frosinone – emerge un eccesso del +41% di tumori dell’apparato respiratorio (polmone, bronchi e trachea). Accanto a questo, si registra un aumento costante dei tumori dell’apparato digerente (stomaco e colon-retto).
Incremento di tumori all’apparato respiratorio seguiti da stomaco e colon retto
- – Come si traducono questi numeri sul piano dell’esposizione ambientale e delle matrici contaminate?
“I dati epidemiologici dimostrano l’esistenza di due matrici gravemente compromesse: la matrice aerea, correlata direttamente all’eccesso di tumori polmonari e tracciata con parametri quali PM2.5, PM10 e ossidi di azoto (NOx). La matrice idrica e fluviale, riferita al fiume Sacco, che incide sulle patologie dell’apparato digerente. Già a giugno 2023 lo studio INDAGO aveva pubblicato evidenze relative all’aumento di mortalità per inquinamento atmosferico. Negare oggi queste evidenze scientifiche codificate è un atto di una gravità inaudita”.
- – Nel dibattito pubblico locale, secondo lei, c’è un’adeguata percezione di questa emergenza sanitaria?
“Assolutamente no, ed è questo l’aspetto più sconvolgente. A Frosinone la cronaca e l’attenzione mediatica sono monopolizzate dal dibattito sui cantieri del BRT (il cosiddetto “circolarone”), sui minuti di percorrenza o sulle singole buche nell’asfalto. Ma il piano di mobilità sostenibile doveva nascere innanzitutto per affrontare l’emergenza ambientale. L’amministrazione dovrebbe chiarire se e come queste opere impattino realmente sulla riduzione delle polveri sottili”.
Il fattore delle diseguaglianze: colpite le categorie economicamente fragili
- – C’è anche una dimensione di disuguaglianza sociale legata all’impatto delle malattie tumorali in città?
“I dati epidemiologici mostrano un’ulteriore ferita: l’eccesso di tumori si concentra prevalentemente nelle fasce di popolazione socio-economicamente più svantaggiate, nei quartieri popolari e nelle zone basse della città. La malattia colpisce di più chi ha meno risorse per difendersi. Di fronte a questa realtà, la politica non può limitarsi a tagliare nastri o a offrire intrattenimento per distrarre i cittadini; le persone devono prendere coscienza della situazione e pretendere risposte concrete e immediate sulla salute pubblica”.