Ci sono mattine che non somigliano a nessun’altra. Qualche giorno fa quella del Salveti è cominciata con una colonna di auto che si è messa in fila davanti allo stadio e ha preso la strada del monte. Ed è finita in cima, dove la valle si apre e il Salveti, da lassù, è un rettangolo piccolissimo.
L’A.S.D. Cassino Calcio 1924 è salita all’Abbazia di Montecassino. Tutta insieme: la società, la prima squadra, lo staff tecnico e i bambini della Scuola Calcio, arrivati con la maglia addosso e con quella faccia che fanno i bambini quando capiscono di essere entrati in un posto importante.
Per molti di loro era la prima volta. E non solo per loro: diversi giocatori della rosa, arrivati a Cassino da altre regioni, da altri Paesi, da altri continenti, hanno visto per la prima volta il luogo da cui questa città prende il nome nel mondo.
Ad accoglierli, nel Chiostro del Bramante, l’Abate Dom Luca Fallica, 193° successore di San Benedetto.
Tre lezioni prese in prestito dal calcio
Padre Abate non ha parlato da spettatore. Ha preso il calcio, l’ha guardato da vicino, e ne ha tirato fuori tre insegnamenti che valgono ben oltre il rettangolo di gioco.
Il primo è l’inversione di campo.
“Nel calcio c’è un’inversione di campo: per andare dall’altra parte bisogna avere il coraggio di uscire dalla propria. E questo non significa soltanto avere aggressività e fame di vittoria. Significa anche contaminarsi, incontrare l’altro, entrare nel suo campo. In un mondo fatto di culture, etnie, lingue e continenti diversi, il calcio ci insegna che non basta competere: bisogna incontrarsi”.
Il secondo è il piede.
“Il calcio ci costringe a utilizzare la parte più debole: i piedi. Siamo molto più abili con le mani, eppure in campo dobbiamo imparare a fare bene proprio ciò che ci viene meno naturale. È una grande metafora della vita: valorizzare le nostre fragilità, lavorarci sopra e trasformarle in punti di forza”.
Il terzo è la squadra.
“Abbiate spirito di squadra. Cercate la contaminazione positiva. Entrate nel campo degli altri, non restate soltanto nel vostro”.
E poi l’augurio, che è la sintesi di tutto:
“Incontratevi, contaminatevi e trasformate ciò che oggi è più debole nella vostra forza. Perché una squadra, prima ancora di vincere una partita, deve imparare a giocare insieme”.
Parole ascoltate in silenzio, dai ragazzi della prima squadra come dai bambini della Scuola Calcio. Poi la benedizione di inizio stagione, e la consegna della maglia biancoazzurra: quella che porta stampata, sul fronte, la sagoma dell’Abbazia. La città e la squadra sullo stesso tessuto.
Presenti alla mattinata anche il Sindaco di Cassino Enzo Salera e il Consigliere Comunale Rosario Iemma. Il primo cittadino ha ribadito quanto il legame tra la città e l’Abbazia attraversi ogni sfaccettatura della vita cassinate: la storia, l’identità, la cultura, e oggi anche lo sport. Erano presenti anche i Vice Presidenti Ezio Perciballi, Walter Palombi e Benito Coppola, anche Team Manager; il Direttore Generale Luigi Lunghi; Andrea Vizzaccaro per i rapporti istituzionali; il Settore Giovanile con Francesco e Claudio Iemma, il ClubManager Francesco Di Cecca; l’intero staff tecnico guidato da mister Davide Mancone. A curare l’organizzazione e i rapporti con l’Abbazia, facendo da trait d’union tra la comunità monastica, la società, la squadra e i bambini della Scuola Calcio, la Responsabile dell’Area Comunicazione Elena Varriale.
A prendere la parola per la società è stato Andrea Vizzaccaro: “Questo è solo il primo dei progetti sociali che il Cassino Calcio 1924 metterà in campo nel corso della stagione. Vogliamo costruire un rapporto diretto con il territorio, non occasionale”. E poi l’invito, rivolto a Padre Abate con il sorriso di chi lo pensa davvero: venire al Salveti, una domenica, a tifare Cassino. Dom Luca Fallica ha accettato di buon grado.
E allora l’appuntamento è preso. E ora abbiamo un appuntamento in più da onorare.
“Ciascuno di noi, nella squadra e nella società, deve avere chiaro in mente cosa è Cassino, cosa è l’Abbazia sul Sacro Monte, e cosa rappresentiamo quando indossiamo la maglia biancoazzurra”, ha detto mister Davide Mancone.
È esattamente il senso di questa mattina. Succisa virescit, il motto che il Cassino Calcio 1924 ha scelto per la propria stagione, non è uno slogan preso a prestito: è il motto dell’Abbazia. Recisa, rifiorisce. Quattro distruzioni in quindici secoli, quattro ricostruzioni. La storia di questa città prima ancora che di questa squadra.
Prima di scendere, la foto sulla scalinata. Quaranta persone in biancoazzurro sui gradini che portano al chiostro, con il cielo di agosto sopra.
Poi giù, a valle. Al Salveti, da dove tutto era partito qualche ora prima. Dove il lavoro ricomincia.
La visita inaugura i Progetti di Territorio 2026/2027, il programma con cui la nuova proprietà lega l’attività del club alla vita civile, sociale e culturale della città.
L’esordio nel campionato di Eccellenza Lazio 26/27 è fissato per il 6 settembre.