Hanno sentito un boato fortissimo mentre stavano lavorando nel piazzale della loro azienda, in via Casilina Nord, e quando hanno visto il tetto di un’abitazione saltare in aria hanno capito che era successo qualcosa di grave. Dall’altra parte c’erano i binari della linea ferroviaria Roma-Napoli e, oltre la ferrovia, l’abitazione di via Guado Santa Maria devastata dall’esplosione. Condé Mamady, 20 anni, originario della Guinea e residente a Cassino, e Diao Aliou, 29 anni, senegalese residente a Cervaro, non hanno aspettato l’arrivo dei soccorsi: hanno scavalcato i binari e si sono arrampicati sulle macerie per cercare eventuali persone rimaste intrappolate.
I due sono dipendenti di un’azienda che produce tende da sole e teloni per camion TIR e quella mattina erano al lavoro insieme al titolare, Alfonso Sica. È stato proprio Sica a vedere i suoi dipendenti dirigersi verso l’abitazione colpita dall’esplosione.
«Subito dopo l’esplosione, abbiamo sentito delle grida disumane di aiuto e abbiamo visto un uomo tra le macerie e i miei due dipendenti hanno scavalcato la tratta ferroviaria Roma-Napoli con grande coraggio e si sono arrampicati», racconta il titolare. «Hanno avuto un coraggio che non vi so spiegare, io li ho seguiti a ruota».
Una volta raggiunta l’abitazione, i due giovani hanno trovato la coppia coinvolta nella deflagrazione, entrambi gravemente ustionati. Li hanno raggiunti tra i detriti e sono riusciti a portarli fuori dall’edificio, mettendoli al sicuro sul prato in attesa dell’arrivo dei soccorsi. La donna, in stato di forte sofferenza, chiedeva acqua e Sica le ha dato da bere mentre venivano allertati i sanitari.
Ma Condé e Diao hanno continuato a cercare. La loro convinzione era che dentro quell’abitazione potessero esserci altre persone e per questo sono entrati e usciti più volte, nonostante le condizioni dell’edificio e il rischio legato alle macerie. Nella parte posteriore della casa, fortunatamente non direttamente interessata dalla deflagrazione, hanno individuato anche un anziano che era rimasto nella propria camera da letto, paralizzato dalla paura e sotto shock. Anche lui è stato portato fuori dopo la moglie.
Un intervento spontaneo, compiuto da due giovani che non conoscevano le persone coinvolte e che non avevano alcun legame con quella famiglia. Diao Aliou, inoltre, vive in Italia da quattordici anni, è sposato e ha quattro figli. In quei momenti, però, il pensiero è stato rivolto esclusivamente a chi poteva trovarsi ancora sotto le macerie.
«Il loro scopo era riuscire a tirare fuori da quel cumulo di macerie più persone possibili», spiega Sica. «Hanno creduto infatti che non ci fossero solo i due feriti e per questo più volte sono entrati e usciti dall’appartamento ormai devastato».
Adesso i due ragazzi aspettano notizie sulle condizioni della coppia rimasta gravemente ferita nell’esplosione. Quando raccontano quei momenti, infatti, non insistono sul rischio affrontato e non parlano del proprio gesto come di qualcosa di eccezionale. La loro prima domanda riguarda proprio le persone che hanno contribuito a salvare: vogliono sapere come stanno e sperano che possano sopravvivere.
Per il loro datore di lavoro, Alfonso Sica, non si tratta comunque di un comportamento sorprendente rispetto alle persone che conosce ogni giorno in azienda. «Sono onesti, ligi al dovere e soprattutto grandi lavoratori», dice parlando dei due dipendenti.
La mattina dell’esplosione, però, il loro lavoro è rimasto per qualche minuto alle spalle. Davanti alle macerie di via Guado Santa Maria c’erano delle persone da aiutare e Condé Mamady e Diao Aliou hanno deciso di intervenire, attraversando i binari e mettendo a rischio la propria incolumità per cercare di portarle in salvo.