La vicenda della falsa notizia sull’arresto, mai avvenuto, del sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli entra nella fase investigativa. Dopo il post pubblicato sulla pagina Facebook “Popolo Antifascista”, le successive scuse e la conferma da parte del primo cittadino della volontà di procedere nelle sedi competenti, sono ora in corso indagini da parte della Polizia di Stato.
La falsa notizia, diffusa nei giorni scorsi attraverso i social, aveva fatto rapidamente il giro della rete. Nel post veniva dato per arrestato il sindaco di Frosinone, collegando il presunto provvedimento a una vicenda riguardante lo sfruttamento dei migranti. Una notizia completamente falsa che aveva però raggiunto un elevatissimo numero di visualizzazioni e interazioni, tanto da provocare centinaia di chiamate al primo cittadino e ai componenti della sua maggioranza.
Mastrangeli aveva immediatamente definito quanto accaduto una fake news gravemente lesiva della propria persona, della dignità e dell’immagine pubblica, annunciando la presentazione di una denuncia alle autorità competenti. Successivamente, nonostante la rettifica e le scuse pubblicate dalla pagina “Popolo Antifascista”, aveva ribadito che non sarebbe bastata una presa di distanza per chiudere la vicenda.
«Doveroso procedere nelle sedi competenti», aveva dichiarato il sindaco, spiegando la necessità di tutelare non soltanto la propria immagine, ma anche le persone che, inconsapevolmente, avrebbero potuto essere coinvolte nella diffusione del contenuto.
Nel frattempo, attorno al primo cittadino si era registrata una solidarietà trasversale, con numerosi messaggi di vicinanza arrivati anche da esponenti politici appartenenti a schieramenti e correnti opposte. Un elemento che aveva evidenziato come la vicenda avesse superato i confini dello scontro politico.
Ora arrivano gli accertamenti della Polizia di Stato. L’attività investigativa è condotta dalla DIGOS della Questura, presso i cui uffici Mastrangeli ha presentato querela, e dagli specialisti della locale Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale e delle Comunicazioni.
Gli investigatori sono al lavoro per individuare gli autori materiali della creazione, della pubblicazione e della diffusione del contenuto ritenuto diffamatorio. L’attività punta inoltre ad accertare eventuali responsabilità di coloro che, consapevolmente, abbiano favorito la propagazione della falsa notizia.
Si tratta dunque di ricostruire non soltanto chi abbia materialmente realizzato e pubblicato il contenuto, ma anche la successiva catena di diffusione attraverso i social e la rete. Saranno gli accertamenti della Polizia di Stato a stabilire eventuali responsabilità e i fatti di reato che potranno essere contestati.
La vicenda, partita da un post social che aveva provocato un’ondata di telefonate e reazioni, assume quindi ora un rilievo giudiziario. Le scuse della pagina non hanno fermato l’iter avviato dal sindaco e sarà l’indagine a stabilire chi abbia creato quella falsa notizia, chi l’abbia diffusa e chi abbia eventualmente contribuito consapevolmente alla sua propagazione.