Il Comune di Roccasecca blinda la propria linea di difesa ambientale ed emette un formale e immediato provvedimento di diniego inviato alla Regione Lazio. La decisione, emersa in tutta la sua rilevanza politica dalla nostra intervista al siindaco Giuseppe Sacco, rigetta ufficialmente la richiesta di parere regionale in merito alla volturazione dell’autorizzazione amministrativa per il passaggio di proprietà della discarica di Cerreto a un nuovo soggetto societario (la cosiddetta Newco Roccasecca, operazione svelata nelle scorse settimane sulle nostre colonne dal primo cittadino di San Giovanni Incarico, Paolo Fallone). Una mossa con cui la città tenta di respingere al mittente l’ennesimo tentativo di riapertura dell’impianto.
A delineare la complessa mappa dei dossier industriali, ecologici e istituzionali del Lazio meridionale è lo stesso sindaco roccaseccano e neo-presidente della società in-house regionale LazioCrea.
- – Siamo a settembre e la ripresa porta con sé le vecchie difficoltà strutturali del territorio. Basta pensare al fallimento della Saxa Grestone (ex Ideal Standard) con l’apertura della liquidazione giudiziale. C’è il forte peso di 200 famiglie che rischiano di vedere svenduta l’azienda a pezzi. Cosa pensa e cosa può fare concretamente un sindaco per arginare una crisi industriale di questo tipo?
“Gli strumenti diretti a disposizione di un sindaco per arginare una simile crisi industriale purtroppo non sono molti. Il nostro compito principale è fare da raccordo tra le iniziative istituzionali – abbiamo un tavolo di crisi permanentemente aperto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy a cui partecipa il Comune – e le sacrosante rivendicazioni dei lavoratori veicolate dalle associazioni sindacali. Cerchiamo di cucire i fili del dialogo, pur sapendo che si tratta di una situazione molto complicata che supera le reali prerogative di un’amministrazione locale. Oltre a guardarci intorno per capire se esista un’alternativa industriale valida al vecchio progetto, un sindaco ha scarsi margini d’azione”.
Il fallimento del progetto industriale Saxa Grestone e la tutela di 200 famiglie
“Si tratta di una vicenda delicata che si trascina da anni. Il progetto iniziale era ambizioso ed aveva riscosso una grande considerazione istituzionale per svariate ragioni. Oggi, a quanto pare, quel piano è naufragato e le istituzioni devono alzare la guardia sulle operazioni future per evitare che vengano fatte sulla pelle dei cittadini e dei dipendenti. La nostra priorità assoluta sono i posti di lavoro e la stabilità di nuclei familiari che da ormai otto o nove anni vivono in una condizione di pesante precarietà, aggravata dall’aumento del costo della vita”.
“Il Comune è il vero front office del disagio e monitoriamo la situazione da vicino. Ho chiesto formalmente, e lo ribadisco, che il tavolo di crisi del Ministero vigili con la massima attenzione. Bisogna capire con trasparenza perché si sia arrivati a questo punto, perché le soluzioni proposte nel recente passato non abbiano trovato uno sbocco reale e perché chi aveva promesso di mettere a disposizione ingenti risorse economiche abbia poi fatto un passo indietro, aprendo la strada alla liquidazione giudiziale”.
- – Il progetto di Francesco Borgomeo era nato per rispondere all’addio di Ideal Standard, ma dal 2020 si sono sommate la pandemia e la crisi energetica, fattori letali per un’industria energivora come la ceramica. Molti osservatori dicono che l’investimento dell’ultimo fondo entrato nella compagine azionaria fosse puramente speculativo. Qual è il tuo sguardo da sindaco?
“Non conoscendo nel dettaglio i piani finanziari interni non posso esprimermi su eventuali speculazioni. È evidente che il tutto è avvenuto in un quadro economico internazionale drammatico. Lo vediamo anche con la crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino: la congiuntura internazionale e i rincari dell’energia hanno messo in ginocchio tutto il comparto delle aziende energivore, ripercuotendosi anche sul piano industriale di Borgomeo”.
“Al Ministero sono stato molto esplicito con i nuovi acquirenti. La rotta che era stata inizialmente tracciata, basata sulla disponibilità formale degli obbligazionisti a immettere nuova linfa economica nel progetto, a un certo punto è diventata del tutto evanescente. Le risorse economiche promesse sono state negate. Su questo ho preteso che lo Stato faccia chiarezza: i lavoratori hanno il diritto di sapere perché un progetto industriale garantito si sia bruscamente interrotto, lasciando il loro futuro nell’incertezza”.
La discarica di Cerreto verso la riapertura e l’atto di diniego del Comune
- – Passiamo ad un altro tema caldo, dove il bisogno di trasparenza è altrettanto forte. Il sindaco di San Giovanni Incarico ha fatto emergere la sussistenza di un accordo quadro per la cessione della proprietà della discarica di Cerreto di Roccasecca a un nuovo soggetto, la “Newco Roccasecca srl”. Il passaggio sarebbe subordinato alla voltura dell’autorizzazione da parte della Regione Lazi. Il Comune di Roccasecca è informato ufficialmente di queste manovre o le apprende dalla stampa?
“Partiamo dai dati oggettivi: la discarica di Roccasecca è chiusa definitivamente dal 31 marzo 2021. Negli ultimi cinque anni e mezzo il tema della riapertura è tornato ciclicamente alla ribalta ogni tre o quattro mesi. Se finora l’impianto è rimasto sbarrato lo si deve esclusivamente alle azioni legali e ai durissimi contenziosi che il Comune di Roccasecca ha incardinato e sta portando avanti dinanzi al TAR, al Consiglio di Stato e alla Corte d’Appello di Roma. Il sito possiede un’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per il quinto bacino rilasciata nel 2020. Finché quella concessione non viene annullata in via giudiziaria, il rischio teorico che il gestore provi a riaprire esiste. Noi non abbiamo dormito e continuiamo a dare battaglia in ogni sede”.
“Rispetto alla trattativa in corso tra l’attuale proprietà privata (MAD) e il potenziale acquirente, noi giornalisticamente leggevamo solo indiscrezioni di stampa, non avendo canali ufficiali per monitorare atti tra privati. L’unico elemento di assoluta ufficialità è giunto pochi giorni fa tramite una comunicazione della Regione Lazio. La Pisana ci informava che era stata depositata la richiesta di volturazione dell’autorizzazione amministrativa sul nuovo soggetto”.
“Nell’immediatezza della notifica, il Comune di Roccasecca ha fatto pervenire alla Regione Lazio un formale e perentorio provvedimento di diniego rispetto alla volturazione. Non possiamo accettare passaggi di consegne senza conoscere nel dettaglio i passaggi societari e, soprattutto, senza la verifica della sussistenza di solide garanzie finanziarie e post-mortem da parte del soggetto che dovrebbe subentrare”.
- – Dalle indiscrezioni sulle perizie asseverate e allegate ai rogiti notarili, emergerebbe la pianificazione dei conferimenti nel quinto bacino dal 30 giugno 2027, con una rapida saturazione di 450.000 metri cubi al 2031. Addirittura, i tecnici farebbero già riferimento a una futura sopraelevazione denominata “quinto bacino bis”. Le risultano questi dati?
“Non ho letto il rogito notarile e non posso commentare atti che sfuggono al controllo degli uffici comunali. Il dato delle 450.000 tonnellate è coerente poiché rispecchia la volumetria massima autorizzata nel quinto bacino dal vecchio titolo del 2020. Escludo invece categoricamente che vi siano ipotesi concrete o autorizzate di sopraelevazione. Nell’attuale impianto dell’AIA non viene fatto il minimo cenno a ampliamenti in altezza. Sono anzi curioso di capire come si possa stimare e asseverare con perizia giurata la sopraelevazione di un bacino che, allo stato attuale, non è stato nemmeno costruito. Regolare accordi economici e amministrativi tra privati basandosi su mere ipotesi future e sull’alea giuridica mi sembra quantomeno originale”.
Il Piano Rifiuti e il modello “Rsu zero in discarica” della provincia di Frosinone
- – Lei è sei stato in prima linea nel sostenere la svolta industriale della SAF che ha portato, nel 2025, a certificare lo sversamento di zero rifiuti in discarica da parte della provincia di Frosinone. Eppure, le bozze del nuovo piano regionale sembrano voler convogliare qui i rifiuti extra-provinciali di Roma e Latina per risolvere le emergenze della Capitale.
“L’attuale Piano Regionale dei Rifiuti – ovvero quello vigente – suddivide il Lazio in cinque ATO autosufficienti. Ogni ambito territoriale ha l’obbligo di chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno dei propri confini. Il piano a cui fa cenno lei, che prevede una rimodulazione degli ATO e potenziali flussi esterni, è solo una proposta che deve ancora superare l’iter delle osservazioni e delle consultazioni; per la sua approvazione finale passeranno probabilmente anni”.
“Per l’ATO di Frosinone abbiamo un dato oggettivo incontestabile che il Comune di Roccasecca si è fatto certificare ufficialmente dalla SAF: negli ultimi due anni la società pubblica ha recuperato e differenziato la totalità dei materiali trattati, registrando zero conferimenti in discarica. La provincia di Frosinone è autosufficiente, virtuosa e tutela l’ambiente in perfetta linea con le direttive dell’Unione Europea. Non abbiamo alcun bisogno di un impianto di smaltimento sul nostro territorio”.
“Questo traguardo demolisce il presupposto del famoso ‘interesse pubblico’, quella norma elastica utilizzata in passato per superare i vincoli ambientali e i perimetri normativi pur di calare decisioni dall’alto, di cui la Ciociaria ha pagato duramente le conseguenze. Abbiamo depositato le nostre formali osservazioni al piano regionale facendo valere questo primato. Inoltre, poiché l’assemblea della SAF dovrà a breve rinnovare la propria governance, la posizione del Comune di Roccasecca sarà intransigente: il mandato politico al nuovo management dovrà confermare la linea ‘rifiuti zero’ e il recupero totale dei materiali”.
La petizione all’Ue promossa da Fallone? Roccasecca verso l’adesione
- – Il sindaco di San Giovanni Incarico, Paolo Fallone, ha avviato una petizione ufficiale rivolta al Parlamento Europeo per bloccare la discarica. Qual è la tua posizione?
“Giudico l’iniziativa eccellente. Il Comune di Roccasecca ha già approvato una delibera di giunta a sostegno della petizione di San Giovanni Incarico, che ratificheremo nel prossimo Consiglio comunale utile. Da lunedì i moduli ufficiali saranno fisicamente disponibili presso gli uffici del nostro Comune per consentire ai cittadini di firmare in massa”.
“Il territorio è unito e coeso. Il 4 luglio scorso abbiamo riunito a Roccasecca i dodici sindaci dei Comuni confinanti con il sito di Cerreto per fare il punto della situazione e condividere le nostre azioni giudiziarie. Abbiamo elaborato una proposta di deliberazione di diniego consiliare omogenea, poi estesa anche alla Consulta dei Sindaci riunitasi ad agosto, affinché tutto il comprensorio esprima un “no” formale e compatto all’apertura di un sito inutile per le nostre comunità”.
Vertice LazioCrea e indipendenza politica. “La linea sui rifiuti resta ferma”
- – Recentemente è stato nominato Presidente di LazioCrea Spa, l’importante società in-house che gestisce l’intera infrastruttura digitale, l’informatica, il turismo e l’assistenza tecnica della Regione Lazio. La domanda provocatoria è d’obbligo: questa sua collocazione di vertice in un braccio operativo della Pisana non rischia di entrare in conflitto con la netta e aperta divergenza da lei espressa rispetto alle scelte della giunta regionale in materia di rifiuti?
“Non ravviso alcuna incongruenza o incompatibilità. Come da lei ricordato, il core business di LazioCrea spazia dall’informatica alla cultura, dal turismo alla sanità e alla formazione, ma non tocca minimamente le competenze e le politiche del settore Ambiente. Chi conosce la mia storia politica sa perfettamente come agisco: sono seduto su questa poltrona da dieci anni e mezzo e non ho mai arretrato di un solo millimetro quando si è trattato di difendere l’ecosistema della mia terra. Continuerò a contrastare in ogni sede qualsiasi provvedimento lesivo dell’interesse pubblico e della salute dei miei concittadini, che vengono prima di ogni poltrona o vantaggio economico regionale”.
“L’impatto con la struttura di LazioCrea è stato eccellente. Gestiamo asset strategici per l’intera macchina del Lazio. Il fatto che la presidenza sia stata affidata a un esponente della provincia di Frosinone deve essere un motivo di profondo orgoglio per tutta la Ciociaria e per la comunità di Roccasecca. Dimostra che le periferie possono esprimere competenze capaci di governare processi complessi a largo spettro, portando benefici e ricadute positive non a un solo campanile, ma all’intero territorio regionale”.