Si è concluso con un grande riscontro di pubblico il “Rally del Lazio Cassino”, appuntamento automobilistico di rilievo nazionale e internazionale valido per il Campionato Italiano Rally. Organizzata da M33 e World Events Racing sotto la regia di Max Rendina, la manifestazione ha goduto del fondamentale supporto di ACI (Automobile Club d’Italia), Regione Lazio, Ministero per lo Sport e i Giovani e di numerosi partner d’eccezione.
Tra i passaggi più spettacolari dell’edizione di quest’anno, grande risalto ha ottenuto la prova speciale “Torre di Cicerone” (PS6 / PS9), tracciato che ha attraversato il territorio di Arpino, confermandosi come uno dei percorsi più tecnici, lunghi e affascinanti dell’intera stagione. Per la città natale di Cicerone, l’evento ha rappresentato un’importante vetrina mediatica e turistica, attirando l’attenzione di appassionati, addetti ai lavori e scuderie.
Ombre sull’organizzazione: disagi e inciviltà nei quartieri
Nonostante la riuscita sportiva, il weekend ha lasciato strascichi polemici tra la popolazione locale. Le criticità riscontrate prescindono dal supporto agli eventi, soprattutto se di prestigio, e riguardano principalmente la gestione della viabilità e l’ordine pubblico. In particolare, è stata segnalata la presenza di una sola pattuglia della Polizia Locale impiegata nel presidio degli incroci più critici alle porte del centro abitato, misura apparsa insufficiente a garantire la sicurezza durante il passaggio dei veicoli che si spostavano per raggiungere le postazioni di gara e, nel tardo pomeriggio, per raggiungere i rispettivi box.
A complicare la situazione, una comunicazione delle limitazioni al traffico ritenuta tardiva da molti residenti e, soprattutto, gli episodi di maleducazione e arroganza da parte di una quota di spettatori ed improvvisati “tecnici di gara”.
La voce dei residenti: “Proprietà private scambiate per piazzole di sosta”
Diversi cittadini hanno espresso forte rammarico per le intrusioni non autorizzate nei propri spazi privati lungo il percorso della gara. Emblematico il racconto di un residente della zona: «Svegliarsi la mattina e trovare degli estranei che bivaccano in giardino è veramente troppo. Alla richiesta di spiegazioni si giustificano sostenendo che “così vuole l’organizzazione”».
Una testimonianza a cui fa eco quella di un’altra cittadina, che pone l’accento sulla ricorrenza del problema e sulla mancanza di rispetto verso le regole e l’ambiente: «Mi rivolgo ai tecnici di gara, ma soprattutto agli spettatori che, pur di seguire la competizione, si permettono di scavalcare recinti e divieti senza neanche chiedere il permesso, sostando come se fossero in spiaggia e lasciando persino rifiuti a terra. Negli anni me li sono ritrovata più volte gente a girovagare in giardino come se nulla fosse».
Episodi che riaccendono il dibattito sulla necessità, per le prossime edizioni, di affiancare alla pianificazione sportiva un piano di sicurezza e tutela del territorio più capillare e rigoroso, senza trascurare il richiamo al buonsenso e al rispetto per la proprietà privata.