Campoli Appennino – Centinaia di bombe e tritolo in casa, un arsenale da guerra che avrebbe potuto radere al suolo l’intero paese

Un incendio nello scantinato ha fatto scoprire un enorme deposito di residuati bellici. Evacuate 80 persone, l’uomo è stato arrestato

Si è sfiorata una tragedia di proporzioni enormi, per anni, senza che nessuno sapesse davvero cosa fosse nascosto in quella palazzina ttra via G. Marconi e Borgo San Giacomo. A Campoli Appennino, quello che sembrava essere un semplice incendio divampato in uno scantinato si è trasformato nella scoperta di un vero e proprio arsenale di esplosivi.

Un quantitativo impressionante di materiale, accumulato all’interno dell’abitazione e nei locali sottostanti da un uomo sulla sessantina, residente nella palazzina, che ora è stato arrestato e posto agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida.

Le operazioni di messa in sicurezza e bonifica sono proseguite per tutta la notte e sono ancora in corso. Secondo quanto emerso nelle prime fasi dell’intervento, sarebbero stati individuati e trattati oltre 400 ordigni, presumibilmente residuati bellici, oltre a più di dieci chili di tritolo sfuso e numerose granate di diverso calibro, tra cui 120 e 81 millimetri. Un deposito di materiale esplosivo che si trovava in pieno centro, a pochi passi dalle abitazioni e dalla vita quotidiana del paese.

Tutto è iniziato nel primo pomeriggio di ieri, poco dopo l’ora di pranzo, quando è scattato l’allarme per l’incendio nello scantinato. Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco. Ma quando i soccorritori hanno iniziato a rendersi conto di cosa ci fosse realmente all’interno dei locali, la situazione è immediatamente cambiata. L’area è stata transennata e cinturata. La palazzina è stata evacuata e, per ragioni di sicurezza, è stata disposta l’evacuazione anche delle abitazioni comprese nel raggio di circa 150 metri. Complessivamente sono state allontanate dalle loro case circa ottanta persone.

Per loro la notte è trascorsa lontano dalle proprie abitazioni, nell’auditorium di Campoli Appennino, trasformato dalla Protezione Civile in un centro di accoglienza. Sono state sistemate brandine da campo e garantiti pasti caldi, dalla cena alla colazione di questa mattina.

Un paese intero con il fiato sospeso

E proprio tra i residenti, nelle ore successive alla scoperta, sono emersi racconti secondo i quali quella particolare ‘passione’ dell’uomo per gli ordigni non sarebbe stata del tutto sconosciuta. Una sorta di macabra collezione, che sarebbe andata avanti negli anni. Secondo le prime indiscrezioni, il materiale sarebbe stato raccolto in campagne, montagne e aree circostanti, dove l’uomo avrebbe recuperato quelli che vengono indicati come residuati bellici.

Ma su questo punto i Carabinieri della Compagnia di Sora dovranno fare piena luce. L’enorme quantità di materiale ritrovato impone infatti accertamenti approfonditi sull’origine degli ordigni, sulle modalità con cui sono stati recuperati e soprattutto sulle ragioni per cui siano stati accumulati e conservati per così tanto tempo.

A rendere ancora più inquietante il quadro è il potenziale rischio legato alla presenza contemporanea di una simile quantità di materiale esplosivo in un centro abitato. Secondo quanto emerso nelle prime valutazioni, qualora si fosse verificata una deflagrazione di proporzioni rilevanti, le conseguenze avrebbero potuto essere devastanti e non limitate alla sola abitazione.

È questo l’aspetto che più di ogni altro sta sconvolgendo Campoli Appennino: la consapevolezza che dietro le pareti di una normale abitazione potesse essere custodito un quantitativo di esplosivi capace di trasformare un incendio in una tragedia di proporzioni enormi.

A intervenire è stata una vera e propria task force. Sul posto sono arrivati gli artificieri del VI Reggimento Genio di stanza alla Cecchignola, insieme ai vigili del fuoco, ai carabinieri, alla Protezione Civile e al personale sanitario del 118. Un dispiegamento di forze necessario per consentire agli specialisti di procedere con estrema cautela al recupero e alla neutralizzazione degli ordigni. Le operazioni di bonifica non sono ancora concluse. Dopo lo scantinato, sarà necessario mettere in sicurezza anche l’appartamento dell’uomo, dove sarebbero stati rinvenuti altri residuati bellici e materiale esplosivo.

Palazzina sotto sequestro

Nel frattempo, la palazzina resta interdetta e sottoposta a sequestro. L’ordinanza firmata dal sindaco di Campoli Appennino, Pancrazia Di Benedetto, mantiene fuori dalle abitazioni le persone residenti nell’area interessata, consentendo l’accesso esclusivamente agli operatori impegnati nelle operazioni di soccorso, messa in sicurezza e bonifica.

Parallelamente procedono le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Cassino. L’obiettivo è ricostruire la storia di quell’arsenale: capire da dove provenisse il materiale, da quanto tempo fosse custodito, come sia stato possibile accumularne una quantità tanto elevata e se dietro quella che potrebbe essere stata una lunga attività di raccolta di residuati bellici ci sia dell’altro. Al momento nessuna ipotesi viene esclusa dagli investigatori.

Resta però una certezza: se non fosse stato per quell’incendio, nessuno avrebbe probabilmente scoperto cosa fosse nascosto nello scantinato di via Marconi. Un piccolo rogo ha acceso i riflettori su un pericolo enorme che, secondo quanto ricostruito finora, incombeva da anni nel cuore del paese.

E ora, mentre gli artificieri continuano a lavorare e decine di persone attendono di poter tornare nelle proprie case, a Campoli Appennino resta una domanda che pesa più di tutte: come è stato possibile che un arsenale di queste dimensioni sia rimasto lì, per anni, senza che nessuno ne conoscesse la reale portata?

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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