Centinaia di persone hanno scelto di esserci. Anziani, famiglie, bambini, persone con disabilità, cittadini in difficoltà, operatori, associazioni ed esperti. Sabato 3 ottobre il Parco Matusa si è trasformato in una grande piazza del welfare, dando vita a una giornata che ha avuto un obiettivo preciso: portare i servizi più vicini alle persone e far conoscere una rete che spesso esiste, lavora ogni giorno, ma che non sempre è conosciuta da chi potrebbe averne bisogno.
È nato così “Direzione Welfare”, il primo Open Day dedicato al welfare del territorio voluto dal Comune di Frosinone e promosso dall’assessorato al Welfare e ai Servizi Sociali guidato dall’assessore Alessia Turriziani. Un appuntamento che ha riunito in un unico spazio le realtà che quotidianamente operano accanto alle persone più fragili, trasformando per un giorno il Parco Matusa in un luogo di incontro, confronto, ascolto e partecipazione.
Un’iniziativa che ha trovato anche il pieno sostegno della Regione Lazio, con la presenza dell’assessore regionale Massimiliano Maselli e della presidente della Commissione Sanità della Regione Lazio Alessia Savo, intervenuti nella fase iniziale della giornata insieme ai rappresentanti istituzionali del territorio.



Dopo i saluti e la presentazione dell’iniziativa da parte dell’assessore Turriziani, sono state illustrate anche le azioni messe in campo a livello regionale e territoriale, prima di entrare nel cuore della giornata: i cinque tavoli tematici dedicati ad altrettante aree fondamentali del welfare, moderati dal condirettore di Frosinone News, Roberta Di Pucchio. Un confronto diretto, pensato non per parlare soltanto “del” welfare, ma per parlare alle persone e con le persone.
Nel corso della giornata è stato illustrato anche il lavoro del Distretto Sociale B, con l’intervento della presidente Francesca Campagiorni insieme all’assessore Alessia Turriziani. Un sistema complesso di servizi e professionalità che ogni giorno lavora a sostegno delle famiglie e delle persone che attraversano momenti di difficoltà e che, per una giornata, ha scelto di uscire dagli uffici e incontrare direttamente la comunità. Ed è stato proprio questo uno degli elementi più significativi dell’Open Day: portare il welfare fuori dagli uffici e dentro la città.


Dalla violenza di genere al grido di un padre
Il primo tavolo è stato dedicato alla violenza di genere e si è aperto con un momento di profonda commozione. Nel cuore del Parco Matusa sono risuonate le parole di Franco Isceri, padre di Lorena Isceri, uccisa dal compagno a soli 45 anni. Un dolore diventato testimonianza e, soprattutto, un appello alle istituzioni perché nessun’altra donna debba perdere la vita per mano violenta. Le sue parole hanno lasciato il segno e sono state accompagnate da un lungo applauso.
Il dibattito è poi entrato nel merito degli strumenti di prevenzione e contrasto alla violenza, con l’intervento della Dott.ssa Clotilde Marinacci, esperta dell’Asl, e l’approfondimento sul ruolo dei Centri antiviolenza e sul Protocollo Zeus, oltre alle misure messe in campo dalla Polizia di Stato, con la psicologa della Questura, la dottoressa Cristina Pagliarosi.
Un confronto che ha riportato al centro una parola fondamentale: ascolto. Ascoltare prima che sia troppo tardi, riconoscere i segnali, sapere a chi rivolgersi, conoscere i servizi presenti sul territorio. E proprio questo era uno degli obiettivi di “Direzione Welfare”: mettere in comunicazione cittadini e rete dei servizi.

La prevenzione del suicidio: “Non sottovalutiamo mai una richiesta d’aiuto”
Particolarmente intenso anche il secondo tavolo tematico, dedicato alla prevenzione del suicidio, emergenza che attanaglia il nostro territorio, che ha visto confrontarsi Alessia Turriziani, Stefania Casavecchia e Federica Giuliani.
È stato presentato il CIV – Centro Insieme per la Vita, nato nell’ambito del Protocollo “Insieme per la Vita”, promosso proprio dall’assessore Turriziani. Ma a lasciare un segno profondo è stata soprattutto la testimonianza di Stefania Casavecchia, Presidente dell’Associazione AMA Ceprano, che ha perso il figlio giovanissimo per suicidio. Il suo intervento è stato un monito rivolto a tutti: non sottovalutare mai le parole di chi manifesta l’intenzione di togliersi la vita, non minimizzare, non voltarsi dall’altra parte. Un messaggio semplice e drammaticamente importante: ascoltare può significare salvare una vita.

Affido familiare, Pronto intervento sociale, Disabilità e caregiver: conoscere per superare i pregiudizi
Ampio spazio è stato dedicato anche all’affido familiare, al PIS, al ruolo dei caregiver, alla disabilità gravissima, ai centri diurni e alle tante forme di sostegno alle persone e alle loro famiglie. Professionisti ed esperti hanno raccontato servizi, strumenti e difficoltà quotidiane, ma anche le possibilità offerte dalla rete territoriale.
Sull’affido familiare sono intervenute le Dott.sse Sandra Pantanella e Marilena Di Lollo che hanno portato la toccante testimonianza di una famiglia affidataria. Un tema particolarmente importante anche per superare una narrazione spesso distorta della figura dell’assistente sociale. Gli assistenti sociali non sono soltanto coloro che intervengono quando una situazione familiare è già compromessa: sono professionisti chiamati a tutelare i minori, ma anche le famiglie, accompagnandole nei momenti di maggiore fragilità e costruendo percorsi di sostegno.
Del Pronto intervento sociale hanno parlato la Dott.ssa Marika Pantanella, coordinatrice PIS e il Dott. Dino Padovani, Comandante della Polizia Locale, per illustrare come si interviene in casi di fragilità e urgenza. Gli educatori professionali, Michela Corona e Diego Ciotoli, hanno arricchito il dibattito con una testimonianza concreta di un intervento sul campo.
Di Progetto di Vita, disabilità gravissima e caregiver familiari hanno parlato le Dott.sse Romina Bolella, Barbara Bartolucci, Rosa Maria Lungarini e Sabrina Dettori. Sono emersi servizi diversi ma interconnessi ed è stato evidenziato il ruolo chiave dei Centri Diurni.
Decine di stand per conoscere i servizi da vicino
Mentre sul palco si susseguivano i tavoli tematici, all’interno del Parco Matusa decine di stand hanno dato volto e concretezza alla rete del welfare. C’erano associazioni, enti del Terzo settore, centri anziani, realtà impegnate nella disabilità, servizi dedicati alle famiglie e alla prevenzione.
C’era il Camper del Sorriso di Teniamoci per mano, con la clownterapia destinata ai bambini ricoverati nei reparti ospedalieri e con il camper pediatrico attraverso il quale vengono garantite visite anche alle persone che hanno maggiori difficoltà di accesso alle cure. La Croce Rossa ha mostrato al pubblico le manovre di primo soccorso e BLSD, trasformando la conoscenza in uno strumento concreto di prevenzione. E poi gli screening gratuiti con il Camper della Salute della Coop sociale OSA, le attività dei centri anziani con l’esposizione di opere d’arte, i momenti di socialità e convivialità e tutte quelle realtà che, ogni giorno, testimoniano una presenza concreta accanto alle persone.














Particolare attenzione è stata riservata anche all’inclusione. L’intera giornata è stata tradotta nella Lingua dei Segni Italiana (LIS) da esperte, rendendo l’appuntamento realmente accessibile e partecipato.
Informare, prevenire, ascoltare: fare rete
Sono state proprio queste le parole chiave di una giornata che ha avuto il merito di mettere insieme mondi diversi ma profondamente connessi. Perché il welfare non è soltanto un elenco di prestazioni o un insieme di uffici. È soprattutto una rete di persone.
È la donna che deve sapere dove trovare aiuto. È l’anziano che non deve sentirsi solo. È la famiglia che ha bisogno di sostegno. È il caregiver che chiede di non essere lasciato solo. È il genitore che deve capire a chi rivolgersi. È chi vive una disabilità e ha bisogno di conoscere i propri diritti e i servizi disponibili. Sabato al Parco Matusa, quella rete si è mostrata. Per un giorno, la burocrazia ha lasciato spazio all’incontro. Gli uffici sono scesi in piazza, gli esperti hanno incontrato direttamente i cittadini e le associazioni hanno raccontato il proprio lavoro.


Un modo diverso di intendere il welfare: non aspettare che siano le persone fragili a cercare la rete, ma fare in modo che sia la rete ad andare incontro alle persone. Un lavoro reso possibile anche dall’impegno dell’Ufficio Sociale del Comune di Frosinone e dell’Ufficio di Piano, che hanno organizzato una giornata costruita proprio per favorire il confronto e avvicinare i cittadini ai servizi del Distretto Sociale B.
Sabato, al Parco Matusa, è stato acceso un faro sulle fragilità. Non per raccontarle soltanto, ma per mostrare che attorno alle persone esiste una comunità capace di ascoltare e intervenire. E il messaggio arrivato forte e chiaro è stato uno: la rete c’è, lavora e può funzionare ancora meglio quando le persone la conoscono e quando le istituzioni scelgono di mettersi in ascolto.
Il successo della prima edizione ha già aperto la strada a un nuovo appuntamento. L’Open Day “Direzione Welfare” tornerà anche il prossimo anno, con l’obiettivo di consolidare una formula che ha dimostrato quanto sia importante creare occasioni concrete di incontro tra servizi, istituzioni, Terzo settore e cittadini. Perché prendersi cura di una comunità significa, prima di tutto, non lasciare nessuno solo.