Restano in carcere i tre giovani fermati per la sparatoria di Ripi. Questa mattina, in tribunale, si è svolta l’udienza di convalida dei fermi. I tre, L. C., 37 anni di Castelliri, G. S., 36 anni di Strangolagalli, e F. T., 36 anni di Monte San Giovanni Campano, sono difesi dall’avvocato Francesco Venafro. Al termine dell’udienza è stata confermata la custodia in carcere. La difesa, intanto, si prepara a rivolgersi al Tribunale del Riesame per contestare il quadro cautelare e chiedere una nuova valutazione della misura.
I tre sono accusati, a vario titolo, di tentato omicidio e rapina in relazione alla violenta aggressione avvenuta nella notte tra il 30 settembre e il primo ottobre nelle campagne di Ripi, dove un giovane di Pico è stato raggiunto da sei colpi di pistola alle gambe e successivamente picchiato e abbandonato in un’area boschiva. Il giovane, soccorso dopo che le sue urla avevano richiamato l’attenzione di alcune persone, è stato trasportato all’ospedale Spaziani di Frosinone.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, intorno alle 00.30 L. C. avrebbe raggiunto l’abitazione della vittima a Pico per prelevarla. I due si sarebbero poi incontrati con gli altri giovani e avrebbero raggiunto una zona isolata nelle campagne di Ripi. È qui che sarebbe scoppiata la discussione, culminata con gli spari. Per gli investigatori, a fare fuoco sarebbe stato G. S., che avrebbe estratto una pistola esplodendo sei colpi contro la vittima. Il giovane sarebbe stato poi aggredito fisicamente e lasciato a terra senza telefono e portafoglio. L’arma non è stata ancora recuperata. Sul posto i carabinieri hanno trovato tre bossoli, un proiettile inesploso calibro 7.65 e frammenti di ogiva, elementi ora sottoposti agli accertamenti tecnici.
Il quadro investigativo si è ulteriormente complicato dopo le perquisizioni nelle abitazioni dei tre fermati. I militari avrebbero trovato abiti con tracce di sangue, telefoni cellulari, sostanza stupefacente e sostanza da taglio, oltre a materiale ritenuto compatibile con il confezionamento delle dosi. È proprio il possibile contesto legato alla droga uno degli aspetti sui quali si concentrano gli accertamenti. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire il movente della spedizione e i rapporti tra i protagonisti. Tra le ipotesi prese in considerazione c’è quella di uno “sgarro”, eventualmente legato alla scomparsa di alcune dosi o a un debito, ma si tratta di una pista investigativa ancora da verificare.
Al vaglio degli investigatori ci sono anche telefoni e comunicazioni. Secondo le prime risultanze, nei giorni e nelle ore precedenti l’aggressione ci sarebbero stati contatti tra la vittima e G. S. Proprio quei messaggi e quelle telefonate potrebbero contribuire a chiarire cosa abbia preceduto l’appuntamento nelle campagne di Ripi e quale sia stato il motivo del violento confronto.
Nell’ambito della stessa indagine erano stati inoltre denunciati per favoreggiamento due uomini, padre e figlio, di Castelliri, che avrebbero inviato tramite WhatsApp messaggi a L. C. per avvertirlo delle ricerche in corso da parte delle forze dell’ordine. Le indagini, coordinate dalla Procura di Frosinone, proseguono intanto per individuare l’arma e ricostruire fino in fondo il movente e la dinamica dell’aggressione.
Per i tre giovani, dunque, la prossima tappa giudiziaria sarà il Tribunale del Riesame, dove la difesa punta a ottenere una nuova valutazione della misura cautelare.