Discarica di Cerreto, caso in Parlamento. Fontana (M5S) interroga il Ministero: “Prima i numeri, poi le scelte”

La deputata pentastellata chiede al titolare dell'Ambiente di verificare il reale fabbisogno del V bacino previsto dal Piano regionale rifiuti

La partita sulla discarica di Cerreto, a Roccasecca, esce dai confini della provincia di Frosinone e approda a Montecitorio. La deputata del Movimento 5 Stelle Ilaria Fontana ha depositato venerdì scorso un’interrogazione a risposta in commissione Ambiente indirizzata al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, per chiedere che il Governo verifichi se la riapertura del sito e la realizzazione del V bacino siano davvero giustificate dai numeri. L’iniziativa, spiega la parlamentare, nasce in sinergia con il sindaco di San Giovanni Incarico Paolo Fallone e raccoglie la mobilitazione di cittadini, comitati e amministratori locali che nelle ultime settimane hanno ribadito il loro no.

Al centro dell’atto c’è il V bacino della discarica per rifiuti non pericolosi di località Cerreto: una volumetria utile di circa 450mila metri cubi, inserita nella proposta di Piano regionale di gestione dei rifiuti 2026-2031, adottata dalla Giunta Rocca con la delibera n. 234 del 22 aprile scorso. Quella cifra, ricostruisce l’interrogazione, era già il frutto di un ridimensionamento: nell’originaria istruttoria ambientale la Regione aveva tagliato la volumetria chiesta dal gestore, motivando la decisione anche con il fabbisogno di smaltimento della provincia di Frosinone, allora stimato in circa 30mila tonnellate l’anno e 180mila complessive, e con la necessità di garantire uno sbocco ai rifiuti prodotti dalla Saf, la società pubblica che gestisce l’impianto di trattamento di Colfelice.

“I dati Saf dicono che niente più va in discarica e non possono essere ignorati”

Ed è proprio qui che, secondo Fontana, il quadro si è rovesciato. I dati ufficiali della Saf relativi al 2025 indicano che, su circa 75.189 tonnellate tra indifferenziato e rifiuti speciali non pericolosi considerate nella tabella delle destinazioni, circa 70.996 sono state avviate a recupero. A discarica, nessun quantitativo. “È un elemento che non può essere ignorato – scrive la deputata -, soprattutto considerando che proprio il fabbisogno provinciale e la necessità di garantire lo smaltimento dei rifiuti prodotti dalla Saf erano stati tra gli elementi alla base dell’originaria istruttoria”.

L’interrogazione mette in fila anche gli ultimi passaggi amministrativi. Con la determinazione n. G12011 del 4 settembre 2026 la Regione Lazio ha disposto la voltura dell’Autorizzazione integrata ambientale dell’impianto dalla Mad srl alla Newco Roccasecca srl. Un atto tecnico che, letto insieme all’inserimento del V bacino nel Piano, conferma come il dossier sia tutt’altro che archiviato. Sul fronte opposto, l’atto richiama la contrarietà rinnovata e trasversale espressa da esponenti politici e amministratori del territorio, rilanciata lo scorso 29 settembre, con la richiesta alla Regione di una valutazione rigorosa del fabbisogno effettivo, delle alternative e degli impatti ambientali.

“Non possiamo accettare che decisioni così importanti per il futuro di un territorio vengano assunte sulla base di un quadro che nel frattempo è profondamente cambiato – afferma Fontana -. I numeri devono venire prima di qualsiasi scelta: occorre verificare quale sia oggi l’effettivo fabbisogno di smaltimento e quali siano le alternative disponibili”.

I principi richiamati di autosufficienza e prossimità nella gestione degli rsu

Sul piano giuridico, la deputata costruisce la richiesta su tre articoli del decreto legislativo 152 del 2006. Il 182-bis, che fissa i principi di autosufficienza e prossimità nella gestione dei rifiuti; il 199, che affida alla pianificazione regionale l’individuazione dei fabbisogni impiantistici; e soprattutto il 206-bis, che attribuisce al Ministero compiti di vigilanza e controllo sulla gestione dei rifiuti, anche attraverso audit sui sistemi di gestione. È questa la sponda che Fontana chiede al Governo di utilizzare: acquisire dalla Regione e dagli altri enti competenti gli elementi istruttori aggiornati, verificarne la coerenza con autosufficienza, prossimità e fabbisogni impiantistici e, all’esito, assumere “le iniziative di competenza”.

La mossa ha anche un evidente risvolto politico. Portando il caso sul tavolo del ministro, il M5S chiama in causa direttamente il Governo di centrodestra su una scelta di pianificazione che porta la firma della Giunta regionale della stessa area politica, e mette la Regione nella condizione di dover motivare con dati aggiornati una previsione contestata dal territorio.

“Roccasecca e l’intera provincia di Frosinone hanno già dato moltissimo sul piano ambientale – sottolinea la parlamentare -. Non si può continuare a chiedere agli stessi territori di sopportare il peso delle scelte sulla gestione dei rifiuti senza dimostrarne fino in fondo necessità, sostenibilità e assenza di alternative”. Da qui l’affondo finale: “La Regione Lazio chiarisca sulla base di dati aggiornati perché oggi sarebbero ancora necessari altri 450mila metri cubi di discarica. La voce del territorio merita risposte. Noi continueremo a stare al fianco dei cittadini e degli amministratori e a portare questa battaglia in tutte le sedi istituzionali”.

Ora la palla passa al Ministero, chiamato a rispondere in commissione Ambiente alla Camera. Una risposta che, a prescindere dal suo contenuto, finirà inevitabilmente per pesare sull’iter del Piano regionale dei rifiuti e sul futuro della collina di Cerreto.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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