Dimissioni Mastrangeli, Anselmo Pizzutelli: “Doveva fermarsi già a dicembre, al ko sugli equilibri di bilancio”

L'accusa del capogruppo di "Un'altra Frosinone": le dimissioni sono state tardive, mentre la maggioranza sta insieme solo per le poltrone

Frosinone vive ormai ore di attesa, con il conto alla rovescia aperto sulle dimissioni del sindaco Riccardo Mastrangeli e un passaggio decisivo atteso per oggi, venerdì 9 ottobre. Sul tavolo, formalmente, c’è il nodo dell’elezione del presidente del Consiglio comunale. Ma per Anselmo Pizzutelli, capogruppo della lista civica Un’altra Frosinone e tra le voci più critiche nei confronti della maggioranza di centrodestra, il problema è un altro: un ciclo amministrativo arrivato al capolinea.

  • – Consigliere Pizzutelli, come legge questa fase?

“Sono dimissioni tardive. Al posto del sindaco le avrei presentate tempo fa. Aspettare quattro mesi per capire di non avere una maggioranza significa non saper interpretare ciò che accade intorno alla propria figura. Che la maggioranza non ci fosse lo avevamo capito già a dicembre dell’anno scorso, quando mancò il numero legale per approvare due delibere di equilibrio di bilancio. È la dimostrazione di quello che ho sempre detto: l’unico collante di questa maggioranza sono le poltrone. I gruppi sostengono Mastrangeli perché hanno un pezzo di città da amministrare, non perché condividano una visione o obiettivi comuni”.

  • – Tardive solo per una questione di numeri?

“No, anche per le scelte amministrative, che hanno peggiorato la qualità della vita dei cittadini. Il sindaco avrebbe dovuto ascoltarmi nel luglio 2024, quando gli chiesi di fermarsi sul BRT e sulle piste ciclabili e di procedere a un riassetto della giunta. Ma è acqua passata. E poi le dimissioni si danno, punto. Se si presentano dicendo che si aspetta venerdì per eventualmente ritirarle, vuol dire che tutta questa voglia di andarsene non c’è. È solo un modo per riportare gli attori intorno a un tavolo, ed è un ulteriore segno di debolezza”.

“L’elezione del presidente è solo un pretesto per i gruppi che si smarcano”

  • – La presidenza del Consiglio comunale è il vero problema o solo la miccia?

“Siamo sicuramente alla fine di un ciclo. L’elezione del presidente è solo il pretesto con cui alcuni gruppi si smarcano: non soltanto quelli che hanno votato diversamente, ma anche quelli che si sono allineati sapendo che i numeri non sarebbero stati raggiunti, e che cercano così di sfilarsi in modo più morbido. Il nodo vero è che non c’è mai stata una condivisione reale di una visione di città, e molte scelte sono state imposte. Voglio ricordare che gli unici ad aver chiesto lo scioglimento del Consiglio sono stati i consiglieri di Un’altra Frosinone. Non abbiamo paura di andare a casa: vogliamo restare in aula solo se abbiamo l’agibilità politica per esercitare pienamente il mandato”.

  • – Nei giorni scorsi ha occupato simbolicamente l’aula consiliare. Perché?

“Per un’ora sono rimasto nella sala consiliare e poi per un’ora e mezza sui gradini, perché una mia mozione, un atto politico che non richiede pareri tecnici o contabili come le delibere, non veniva discussa. Chiedevo di interrompere la vendita all’asta dell’ex Mtc. Non ho ancora capito quale sia l’esigenza di vendere: le prime due aste sono andate deserte e ora ci apprestiamo a cedere un bene strategico a meno di un milione e 600mila euro”.

  • – Lei cosa propone?

“Aprire un tavolo con la Provincia e farne un polo scolastico. Il liceo scientifico Severi è sparpagliato su tre plessi e questo crea caos. Lì avremmo una strada poco trafficata, i parcheggi, i campi di calcio alle spalle utilizzabili in convenzione per le ore di scienze motorie. E pensiamo al BRT: facendolo passare per via Michelangelo servirebbe la nuova scuola in costruzione, il Conservatorio, lo stadio, l’ospedale, il nuovo polo all’ex Mtc e, più avanti, l’aeroporto, l’istituto Bragaglia e il liceo artistico. A quel punto sì che avremmo gli utenti per giustificarne la spesa. Lo dico anche a chi sostiene che sappiamo solo criticare”.

Dalle piste ciclabili alla richiesta di rivedere il Brt, ecco i punti di rottura

  • – Lei, Bortone e Maria Antonietta Mirabella venite da questa maggioranza. Qual è stato il punto di rottura?

“La maggioranza è arrivata a perdere nove consiglieri per seguire scelte evidentemente sbagliate. Sulle piste ciclabili feci presente al sindaco che quella di via Marittima si era già rivelata un fallimento e che una ciclabile a doppia corsia da due metri e mezzo, con cordolo in travertino, su via Puccini e via Fontana Unica sarebbe stata devastante per la viabilità. Non ci fu verso di fargli cambiare idea, salvo poi dover demolire i cordoli e pagarne anche la demolizione”.

  • – E sul BRT?

“Chiedevo di rivederlo: mezzi più piccoli, elettrici, integrati nel trasporto pubblico locale e non pensati per stravolgerlo. Invece abbiamo stravolto le linee per adattarle al BRT e costringere le persone a usarlo, così da giustificarne l’esistenza. Lo dimostra la vicenda dei bus Cotral, deviati fuori dalla città mettendo in difficoltà studenti e genitori: i ragazzi non hanno preso il BRT, scendevano sulla Monti Lepini e facevano 200-300 metri a piedi, con il sole o con la pioggia. Poi si è tornati indietro, riportando il Cotral in città su percorsi discutibili: vedremo come passerà in viale Europa nel giorno di mercato, o nel collo di bottiglia di via Pierluigi da Palestrina, con l’uscita su via Verdi dove per svoltare bisogna invadere la corsia opposta. Scelte mai condivise nella maggioranza, spesso imposte dal sindaco, anche su indicazioni arrivate politicamente dall’esterno, da dietro le quinte”.

  • – Che differenza vede rispetto ai dieci anni di Nicola Ottaviani, la cui maggioranza appariva più ordinata?

“Non ero consigliere allora, quindi posso giudicare da cittadino. Forse c’era più condivisione su alcune proposte, o la capacità di riconoscere un errore e correggere il tiro. Questa amministrazione ha persino sconfessato alcune scelte di Ottaviani. Penso al parcheggio accanto al distributore, nei pressi del grattacielo, previsto dalla convenzione urbanistica di quel palazzo: è sempre servito a chi va negli uffici, alla posta, nei bar e nei negozi della zona. Con una modifica in giunta di una convenzione passata in Consiglio, da parcheggio per auto è diventato nodo di scambio per i bus. Si è detto che i bus andavano tenuti fuori dalla città, e poi li portiamo sotto il grattacielo, nel quadrante più complesso per la viabilità. È una contraddizione in termini. E c’è il nuovo parcheggio di interscambio: chi arriva da Sora dovrebbe lasciare l’auto, prendere una navetta fino a piazzale De Matthaeis e lì salire sul BRT. Per me siamo alla follia. La mobilità sostenibile deve essere comoda, economica e funzionale: lasciare l’auto a casa deve essere una scelta di convenienza, non un obbligo imposto a colpi di disagi”.

Le differenze con la stagione di Nicola Ottaviani. La vicenda dell’appalto rifiuti

  • – Le lamentele più frequenti che raccoglie in città?

“La prima riguarda il BRT: ha eliminato posti auto e complicato la viabilità. Via Don Minzoni è stata commercialmente distrutta, prima con la chiusura della piazzetta davanti alla Sacra Famiglia decisa da Ottaviani, poi con i cento metri di corsia preferenziale voluti da Mastrangeli. Chiedo: quanti secondi fanno guadagnare al BRT? E quanto costano alle attività? Sono stati tolti i parcheggi, gli immobili si sono svalutati, gli affitti sono calati, le attività chiudono e al loro posto ne aprono altre che attirano una clientela che non rende sicuro il quartiere”.

“La seconda lamentela è proprio la sicurezza: alla stazione la gente non si sente tranquilla. In centro storico, durante lo street food, mi sono stati segnalati schiamazzi e auto danneggiate: in queste occasioni il servizio d’ordine va esteso alle strade circostanti, perché chi vuole fare confusione la fa nelle vie interne. Poi mancano decoro e pulizia. E assistiamo a un sindaco che fa propaganda su tutto, con i reel sul ‘restyling’ di pochi cartelli stradali o sull’erba tagliata. È manutenzione ordinaria, il minimo. Peraltro restano decine di pali inclinati, e un segnale non visibile può anche comportare responsabilità per l’amministrazione”.

  • – L’appalto rifiuti è al centro di una vertenza giudiziaria e si parla di maggiori costi per i cittadini. Qual è la situazione?

“Sono molto preoccupato: i fatti mi stanno dando ragione, e spero ancora di essere smentito. Mi lascia perplesso un’inerzia durata mesi. Il 9 febbraio il Consiglio di Stato ha accolto quattro dei cinque motivi della seconda classificata e, soprattutto, ha acceso i riflettori su un ribasso anomalo. Io ho presentato un’interrogazione il 5 marzo, è tutto a verbale. Si smetta di dire che la responsabilità è della Stazione unica appaltante della Provincia: la Sua gestisce la procedura, ma le buste le apre e i punteggi li assegna la commissione, e ho chiesto in Consiglio da chi fosse composta. Ne facevano parte dirigenti del Comune di Frosinone, compreso il presidente. Anche la valutazione del ribasso come non anomalo, e l’affidamento sotto riserva, sono passati da commissione e Rup. Non si può dire che il Comune non abbia responsabilità”.

La revoca in autotutela della gara Tpl, la politica doveva vigilare maggiormente

  • – Quanto potrebbe costare?

“Se il ribasso fosse dichiarato anomalo bisognerebbe rivolgersi alla seconda classificata, passando da un ribasso del 17,3 per cento a uno intorno al 3: ballano quasi 15 punti, circa 400-500mila euro. E la seconda classificata, che ha perso due anni, potrebbe anche chiedere un risarcimento. Non sono un avvocato, sono un consigliere comunale che pone domande per tutelare i cittadini. Dopo la sentenza bisognava correre, perché più passa il tempo più la patata diventa bollente. In bilancio abbiamo coperto il costo attuale: un eventuale maggior costo diventerebbe un debito fuori bilancio, destinato a ricadere sulla Tari. Nel frattempo i cittadini hanno avuto un servizio non adeguato. Ho sollecitato attraverso la stampa, le interrogazioni e una commissione Ambiente la settimana scorsa; ho presentato un’interrogazione scritta e spero in risposte”.

  • – C’è poi la revoca in autotutela della gara del trasporto pubblico locale.

“È finita come avevo previsto. Gare sospese, poi annullate, da rifare da capo, con una serie di proroghe nel frattempo. Il servizio è stato stravolto dal BRT, che probabilmente è tra le cause delle criticità che hanno portato alla revoca. E abbiamo pagato consulenti, come per i rifiuti: decine di migliaia di euro per scrivere una gara non corretta. Lo stesso vale per il BRT: pensiline e paline al centro dei marciapiedi sono barriere architettoniche, per chi ha una disabilità, per un genitore con il passeggino, per un anziano con il bastone. Chi ha progettato? Chi ha diretto i lavori? Li abbiamo pagati. Non tollero che si commettano errori, politici o tecnici, senza nemmeno perseguirli, facendoli ricadere sulle tasche dei cittadini”.

  • – Imputa alla politica un difetto di vigilanza?

“Sicuramente. E da persona intellettualmente onesta, che sa criticare ma anche riconoscere i meriti, ricordo che Ottaviani la mattina andava sui cantieri, si confrontava con i tecnici e sapeva porre rimedio a ciò che andava storto. Oggi questo controllo politico non c’è”.

  • – Lei rivendica di non limitarsi alle critiche. Quali proposte mette sul tavolo?

“Le elenco a chi dice che sappiamo solo criticare, spesso campioni di trasformismo saltati da una sedia all’altra senza incidere su nulla. Riaprire la piazzetta davanti alla Sacra Famiglia, allo Scalo, con una corsia dal lunedì al venerdì e i paletti alzati dal venerdì a mezzanotte alla domenica, per restituire la piazza alla chiesa nel fine settimana. Dare attuazione alla mia delibera su piazzale Kambo, approvata all’unanimità e rimasta lettera morta: la strada per far passare auto e mezzi pubblici davanti alla stazione c’è, perché una stazione è per definizione un nodo di scambio. Completare almeno il primo piano del Palazzo Multicolor e l’area esterna con il campo di calcio per i giovani del quartiere, utilizzando le economie dell’appalto”.

“Non solo contestazioni ma anche proposte. Alle dimissioni non credo”

“Poi. Integrare il BRT nel trasporto pubblico locale e realizzare piste ciclabili dove non creano danni, a partire dal Parco del fiume Cosa. Completare le varianti Casilina sud e nord per eliminare il traffico di attraversamento sulla Monti Lepini e allo Scalo: alla variante sud manca solo il tratto su ponte e ferrovia. Realizzare una strada accanto alla Permaflex, su un terreno comunale largo 12 metri, magari come opera di compensazione, per liberare via Madonnina delle Rose da camion e autobus. Alcune proposte sono già diventate realtà: l’attraversamento pedonale semaforizzato a chiamata sulla Monti Lepini, che sembrava impossibile; l’asfaltatura dei marciapiedi di via Michelangelo verso Conservatorio e Accademia di Belle Arti, due eccellenze da tutelare; lo stradello di collegamento e il completamento del parcheggio previsti dalla convenzione del palazzo dell’Agenzia delle Entrate, di cui ho chiesto il rispetto”.

  • – A sette mesi dal voto, un commissariamento non sarebbe più dannoso della prosecuzione della consiliatura?

“Assolutamente no. Un commissario si limiterebbe a gestire la città senza fare ulteriori danni, mentre in questi anni di danni ne sono stati fatti. Detto questo, credo poco che le dimissioni diventino irrevocabili: a questa possibilità do appena il 10 per cento”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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