Quattrocentocinquantamila metri cubi di spazio. È questo il volume del “V Bacino” della discarica di Cerreto, a Roccasecca, che rischia di riaprire i battenti per tornare a essere il terminale dei rifiuti. Un’ombra da quasi mezzo milione di tonnellate che incombe sulla provincia di Frosinone e sul cassinate in particolare e contro cui si sta alzando un muro di resistenza civile e amministrativa che intende varcare i confini nazionali, arrivando fino alle aule del Parlamento Europeo.
La riapertura dell’impianto — inserita nella proposta di Piano regionale di gestione dei rifiuti 2026-2031 dalla Giunta Rocca e suggellata dalla voltura dell’AIA alla Newco Roccasecca S.r.l. disposta a inizio settembre — sta provocando un terremoto politico a geometrie variabili. Da una parte ci sono i Comuni, uniti in un fronte trasversale per la tutela della salute; dall’altra le istituzioni sovracomunali, divise tra il silenzio sordo della Provincia e il contropiede delle opposizioni alla Pisana.
La miccia della protesta è stata accesa dal sindaco di San Giovanni Incarico, Paolo Fallone, promotore di una petizione internazionale indirizzata a Bruxelles. L’obiettivo è portare la Commissione e il Parlamento Europeo a verificare la compatibilità ambientale e l’impatto sanitario del sito di Cerreto sulle comunità locali. Attorno all’asse San Giovanni Incarico, Roccasecca, Colfelice e Pontecorvo, si sta coagulando una rete di solidarietà istituzionale. Nelle ultime ore il comune a formalizzare l’adesione in aula è stato quello di Colle San Magno, guidato dalla sindaca Valentina Cambone.

Domenica il gazebo promosso nel suo paese dalla sindaca Valentina Cambone
Con una delibera di Giunta approvata all’unanimità, la comunità di Colle San Magno ha scelto di schierarsi apertamente al fianco dei comuni confinanti: “Una battaglia che riguarda tutti noi e che non conosce confini comunali, perché la tutela del territorio e della salute delle nostre comunità deve essere un impegno condiviso”, recita la nota ufficiale del Comune.
I moduli per la sottoscrizione sono stati messi a disposizione dei cittadini presso la sede municipale a partire dall’8 ottobre, mentre domenica 11 ottobre verrà allestito un banchetto straordinario in Piazza Umberto I (dalle ore 9:00 alle 13:00) per consentire la firma di massa dei residenti.
Se il fronte dei sindaci fa squadra, sul territorio monta il disappunto per l’atteggiamento dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone. L’argomento “Cerreto” — e nello specifico la formale adesione alla petizione indirizzata all’Unione Europea — è infatti misteriosamente svanito dall’agenda del Consiglio provinciale. La Commissione Ambiente di Palazzo Jacobucci ha evidentemente altro di più importante a cui pensare.
Il tema della riapertura sparito dall’agenda dell’amministrazione provinciale
Un’omissione che fa rumore tra gli amministratori comunali, alimentando il sospetto di un calcolo politico e d’imbarazzo istituzionale di fronte a un dossier spinoso che mette a nudo le criticità (dal punto di vista del territorio) della governance della regione Lazio che, con al timone il potente assessore Righini, evidentemente tiene ben allineata l’amministrazione provinciale di Frosinone sul tema della chiusura del ciclo dei rifiuti.
Il tavolo della contesa si è esteso anche in Consiglio Regionale del Lazio, dove i consiglieri del Movimento 5 Stelle — Valerio Novelli, Adriano Zuccalà e Vincenzo D’Antò — hanno depositato un’interrogazione a risposta immediata rivolta al Presidente Francesco Rocca e all’Assessore al Ciclo dei Rifiuti, Fabrizio Ghera.

Nel documento, i consiglieri regionali contestano alla radice la fondatezza dell’impianto basandosi proprio sui dati ufficiali dell’impianto pubblico SAF spa. L’istruttoria regionale aveva originariamente dimensionato il bacino sul fabbisogno della provincia di Frosinone, stimato all’epoca in circa 30.000 tonnellate annue per andare a discarica. I dati ufficiali SAF indicano che nel 2025, su oltre 75.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati trattati, ben 70.996 tonnellate sono state avviate a recupero e zero quantitativi sono finiti in discarica.
Novelli, Zuccalà e D’Antò: i dati 2025 della Saf inficiano il piano regionale
“I presupposti di quell’impianto risultano oggi significativamente mutati”, denunciano i firmatari dell’interrogazione. Di fronte al principio europeo di autosufficienza e prossimità sancito dal D.Lgs 152/2006, la Regione viene ora chiamata a chiarire a quali rifiuti sia destinato un V Bacino da 450.000 metri cubi. La sensazione, sempre più forte tra gli amministratori locali, è che la provincia rischi di tornare a essere la pattumiera di altre aree laziali a partire dalla capitale. Ma questa volta, tra petizioni europee e gazebo in piazza, la resistenza del territorio appare decisa a non fare sconti a nessuno. Per quanto potenti siano.