Comune di Frosinone, Mastrangeli resta…per ora. Roma frena: la partita si sposta in Consiglio comunale

Alle 18.26 la nota del sindaco: "Il centrodestra vuole andare avanti". Consiglio la prossima settimana per eleggere l’Ufficio di presidenza

La crisi si sposta in Consiglio comunale. Alle 18.26, all’ora esatta in cui scadeva l’ultimatum legato alle dimissioni rassegnate lunedì scorso, il sindaco Riccardo Mastrangeli ha rotto il silenzio con una nota ufficiale: “I partiti e le liste civiche del centrodestra mi hanno assicurato di voler continuare con l’attuale positiva esperienza di gestione amministrativa del capoluogo. È dunque fondamentale procedere alla ricostituzione dell’Ufficio di presidenza del Consiglio comunale, tenendo conto anche della necessità di chiarire il quadro politico, per comprendere chi effettivamente intenda stare in maggioranza, prendendo con serietà lo svolgimento dei propri compiti e funzioni. Un sindaco ha una responsabilità superiore a tutti, nessuno escluso, in special modo in ordine ai cantieri aperti per opere pubbliche strategiche e ai servizi che devono essere erogati ai cittadini, motivo per il quale ho richiesto al presidente facente funzioni la convocazione del Consiglio comunale per la prossima settimana, per l’espletamento delle relative procedure”.

Una dichiarazione che però lascia aperti tutti i nodi. Ci sono o non ci sono le 17 firme a sostegno di una candidatura alla presidenza dell’aula condivisa? E il prescelto è Marco Sordi o Gianpiero Fabrizi? Resta o no sul tavolo il “diktat romano” con la richiesta di far fuori dalla giunta il vicesindaco di Roberto Vannacci? La cosa che pare emergere con nettezza è che le dimissioni non sono state revocate: segno che il sindaco intende utilizzare tutto il tempo a disposizione per ricucire il ricucibile fino al 26 ottobre, data in cui l’atto diventerà definitivo.

La nota del primo cittadino uscita alla scadenza dell’ultimatum

Interrogativi che nascono da un pomeriggio sulle montagne russe, di quelli che Mastrangeli difficilmente dimenticherà. Il faticoso lavoro di ricucitura aveva riportato la coalizione a discutere della presidenza del Consiglio comunale e a concentrarsi sui nomi di Fabrizi e Sordi, come riferito da Frosinone News. Serviva un ultimo sforzo per far convergere 17 voti e 17 sottoscrizioni su uno dei due candidati.

Ma proprio in quelle ore da Roma è arrivato il richiamo del coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Paolo Trancassini, che ha riportato le lancette del confronto di maggioranza al 7 ottobre: il giorno in cui il capogruppo meloniano Franco Carfagna aveva formalizzato al sindaco la richiesta di ritirare le deleghe al vicesindaco Antonio Scaccia e all’assessora Spaziani Testa, entrati a suo tempo in maggioranza con la Lista per Frosinone e oggi schierati con i vannacciani.

“Si tratta di una questione politica di carattere nazionale – ha scandito Trancassini – ragione per la quale il Comune di Frosinone, che peraltro è un capoluogo, non può fare eccezioni. La questione nazionale è che, per quello che ci riguarda e per quello che riguarda anche tutto il centrodestra, non si possono avere rapporti di governo insieme al Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che infatti continua a votare contro il governo di Giorgia Meloni. Si tratta, lo ribadisco, di una questione nazionale della quale ovviamente sono informati pure i vertici nazionali e regionali della Lega”.

Pomeriggio di fuoco: richiami di Trancassini e Durigon e replica dell’area Ottaviani

Il coordinatore di FdI ha poi indicato anche la tempistica: “È la legge a stabilire che il sindaco, una volta presentate le dimissioni, ha venti giorni di tempo per ritirarle, e il termine scade il 26 ottobre. Quindi c’è tutto il tempo. Noi vogliamo continuare a sostenere il sindaco Riccardo Mastrangeli e finire la consiliatura. Occorrono però i giorni necessari per rimettere a posto questa situazione, che al momento per noi ha una priorità politica”.

Non senza sorprese – considerato che Frosinone è città di Nicola Ottaviani, deputato di prima fila del Carroccio e impegnato in prima persona nel tentativo di risolvere la crisi -, è intervenuto anche Claudio Durigon, facendo sentire la voce della Lega con la stessa intonazione del coordinatore meloniano: “Condivido le parole dell’onorevole Paolo Trancassini. La situazione è di carattere nazionale e si pone un problema per il quale la formazione di Vannacci non può stare al governo con il centrodestra. Quindi, se la posizione è nazionale, non vedo perché il Comune di Frosinone debba rimanere fuori da quello che è un contesto nazionale”.

A stretto giro, sulle pagine dei media online, è arrivata la risposta. Non firmata, ma riconducibile all’area di Mastrangeli e Ottaviani: “Se, come emerge dalle ultime indiscrezioni e dal quadro presenze delle ultime ore, i numeri per l’elezione ci sono e la soglia dei 17 componenti pronti a sostenere la figura istituzionale è raggiungibile, non c’è alcun motivo di farsi paralizzare dai veti incrociati di Roma o da direttive catapultate dall’alto che non tengono conto della realtà e delle esigenze del territorio e che, magari, sono improntate a favorire i più vicini ai vari ‘cerchi magici'”.

Tante domande restano senza riposta. La vera deadline è fissata al 26 ottobre

E ancora, in tono perentorio: “Assecondare passivamente i diktat del nazionale in queste ore concitate significherebbe imboccare la strada verso il baratro: un fallimento dei numeri, la caduta della consiliatura e il conseguente arrivo di un commissario prefettizio. Un’eventualità che rappresenterebbe una vera e propria follia amministrativa, un danno incalcolabile per il capoluogo e per i cittadini, abbandonati a mesi di blocco e gestione ordinaria proprio nel momento in cui servono decisioni e investimenti sul territorio”.

Segnali di fumo mediatici a parte, la nube di una crisi di potere che interessa poco gli amministrati, si addensa su un palcoscenico sempre meno autorevole, visto che quattro mesi di chiacchiere e polemiche su una poltrona, assomigliano al cospetto dei cittadini alle odiose dispute sul privilegio che gonfiano solo le ambizioni dei singoli e i costi della politica.

Il passaggio che doveva essere decisivo si è rivelato tutt’altro che risolutivo, e a Mastrangeli toccherà sudare su più fronti. Alla patata bollente della presidenza dell’assise, vacante e sulla quale la Prefettura mantiene la massima attenzione, si sono ormai sommati temi politici pesantissimi. Questioni che, ammesso che si riesca davvero ad andare avanti e presidenza d’aula a parte, imporranno una ridefinizione dei confini della coalizione e un rimpasto dell’esecutivo. Un’impresa ardua per un sindaco che ha sempre cercato di ridurre al minimo i passaggi di deleghe e assessorati. E che si ritrova al centro di una confusione che è pure difficile raccontare senza arrossire.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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