Dalle battaglie contro i consorzi di bonifica per i tributi emessi senza benefici concreti alle barricate contro la fiscalità locale “creativa”. Il professor Lucio Bove, volto noto del civismo e attivista del Comitato Consorziati, torna all’attacco delle istituzioni che agiscono con prelievi immotivati con una lettera aperta indirizzata ai vertici della Provincia di Frosinone, al Segretario Generale, al settore tributi e al Difensore Civico regionale. Nel mirino questa volta c’è il Canone Unico Patrimoniale (CUP) per i passi carrabili “a raso”, una tassa chiesta a cittadini e proprietari terrieri per accessi che si affacciano sulle strade provinciali completamente a filo con il manto stradale, privi di manufatti, modifiche strutturali o cartelli di divieto di sosta.
Una pretesa tributaria definita senza mezzi termini “un prelievo forzoso del tutto privo di base legale”, che riapre un fronte polemico rovente tra i contribuenti e Palazzo Jacobucci.
Il richiamo alla giurisprudenza parla chiaro: il passo “a raso” non si paga
Nel suo affondo, l’attivista Bove non si affida alle sole ragioni politiche, ma inchioda l’amministrazione provinciale alla giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione (richiamando in particolare le sentenze n. 16913/2007, n. 25345/2020 e la più recente n. 21714/2022). I giudici di legittimità hanno stabilito un principio invalicabile: il passo carrabile a raso, sprovvisto di opere e del cartello segnaletico di divieto di sosta, non è assoggettabile ad alcun canone o tassa di occupazione. Il motivo è giuridicamente elementare: non essendoci un’occupazione materiale del suolo pubblico né una sottrazione dello spazio alla collettività, tassare il semplice accesso alla proprietà privata si configura come un abuso. Il pagamento, ricorda Bove, scatta unicamente qualora il cittadino richieda e ottenga il cartello regolamentare per interdire la sosta a terzi.
Una “clamorosa recidiva” storica: trent’anni fa finì con una raffica di annullamenti
Ciò che rende la vicenda paradossale, e politicamente grave, è la recidiva amministrativa dell’Ente provinciale. Bove ricorda infatti che la stessa identica battaglia legale si consumò tra il 1995 e il 1998, quando l’allora Commissione Tributaria Provinciale di Frosinone annullò in blocco le richieste TOSAP che la Provincia aveva illegittimamente emesso a suo carico per la medesima fattispecie di passi a raso. Di fronte a quella valanga di sentenze sfavorevoli, l’amministrazione dell’epoca fu costretta a fare un passo indietro e a recedere da ogni pretesa.
“È sconcertante notare come, a distanza di trent’anni, gli uffici tributari ripropongano lo stesso identico modus operandi già ampiamente censurato dalla giustizia tributaria”, denuncia il professor Bove nella missiva, puntando il dito contro un’azione che rischia di caricare le famiglie di costi inutili e di esporre l’ente a un evidente danno erariale per le spese legali derivanti dai ricorsi che i cittadini saranno costretti a presentare.
“Presidente Di Stefano e Consiglio annullino in autotutela gli avvisi di pagamento”
La lettera aperta si trasforma così in un vero e proprio aut-aut politico rivolto al Presidente della Provincia Luca Di Stefano, ai consiglieri provinciali e ai dirigenti competenti. Tre le richieste formali avanzate dall’esponente del Comitato Consorziati: 1) Fare chiarezza immediata sulle linee guida fornite al settore tributi in materia di passi carrabili a raso; 2) Procedere in autotutela all’annullamento degli avvisi di pagamento illegittimamente emessi per fattispecie prive di opere e cartelli; 3) Tutelare i cittadini della Ciociaria da quella che viene bollata senza sconti come una vera e propria “caccia al tributo”.
Mentre i cittadini continuano a fare i conti con un carovita pesante e con bollette spesso contestate — dai consorzi di bonifica fino ai tributi locali —, la vertenza sollevata da Lucio Bove accende i riflettori sulla qualità della gestione amministrativa e sulla necessità di ristabilire un rapporto di giustizia e trasparenza tra il contribuente e le istituzioni del territorio. L’attesa, ora, è tutta per la risposta formale da Piazza Gramsci.