Trattative febbrili, senza sosta, per scongiurare la fine anticipata della consiliatura. Dopo le dimissioni rassegnate lunedì 5 ottobre dal sindaco Riccardo Mastrangeli e l’azzeramento della giunta deciso ieri, il primo cittadino prova a ricostruire una maggioranza di 17 consiglieri in grado di eleggere Gianpiero Fabrizi alla presidenza dell’assise. Ma al capo dell’amministrazione e alla cosiddetta “galassia Ottaviani” che lo sostiene, insieme al Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli, mancherebbero ancora due o tre voti in vista della seduta della serata di mercoledì 14 ottobre a Palazzo Munari. La prima convocazione, del resto, è andata deserta: in aula oggi si sono presentati appena cinque consiglieri.
Il verdetto, dunque, arriverà soltanto in aula, alla roulette russa del voto segreto. Non si punta al quorum a 22 della prima chiama, ma alla zona Cesarini della seconda votazione, con l’asticella abbassata a 17. Ed è chiaro che un’ulteriore fumata nera chiuderebbe ogni spazio di manovra per l’amministrazione uscente: tramonterebbe la possibilità di revocare le dimissioni entro il 26 ottobre e si spalancherebbe la strada verso le elezioni anticipate.
Il nodo Gagliardi e le incognite a Palazzo Munari
A far pendere la bilancia verso il pessimismo contribuisce, tra l’altro, la posizione assunta dalla lista Marzi dopo la bruciante bocciatura della candidatura alla presidenza d’aula di Carlo Gagliardi. Solo una riproposizione del suo nome potrebbe far cambiare idea – e umore – al due volte ex sindaco della città, che non intende sostenere Fabrizi pur dichiarandosi contrario a un’interruzione anticipata della consiliatura (l’ha spiegato in un’articolata intervista a Frosinone News). Né si possono escludere assenze tra le fila della lista.
Un’altra defezione importante potrebbe essere quella del consigliere Andrea Turriziani: un segnale che certificherebbe la divaricazione rispetto al resto del gruppo di Polo Civico, composto da Claudio Caparrelli e Christian Alviani. Sergio Crescenzi rimane capogruppo di Mani Libere e appare vicino alle posizioni della Lista per Frosinone.
Il secondo schiaffo politico assestato a Fratelli d’Italia
L’aspetto politicamente più rilevante, però, è un altro. Andare alla conta sulla presidenza dell’aula, anziché procedere prima a un riassetto politico della maggioranza, rappresenta il secondo colpo assestato dal tandem Mastrangeli-Ottaviani a Fratelli d’Italia. Il primo era stato il ritiro delle deleghe a tutti gli assessori, che per i meloniani ha avuto il sapore della beffa: la loro richiesta era esplicita e riguardava soltanto l’estromissione dei vannacciani Scaccia e Spaziani Testa. Un diktat quello di FdI da non prendere sottogamba, perché arrivato direttamente da Palazzo Chigi: in un capoluogo FdI non può governare con Futuro nazionale. Punto.
Così, da quanto trapela, domani sera i consiglieri di Fratelli d’Italia non dovrebbero sedere tra i banchi di Palazzo Munari, sancendo con la loro assenza anche l’uscita di fatto dalla coalizione di governo.
Il paradosso è evidente. Il centrodestra avrebbe dovuto recuperare Forza Italia alla maggioranza; si ritrova invece con almeno sei consiglieri riconducibili a forzisti e meloniani che potrebbero vedersi schierati tutti insieme all’opposizione. Ma lo strappo – se ci sarà – ovviamente maturerà dopo l’assise sulla presidenza. Resta da capire cosa accadrà nella Lega e se i vertici nazionali del partito terranno conto o meno del caso Frosinone. Anche e soprattutto perché Vannacci è considerato un nemico da Salvini, al di là e al di sopra delle posizioni locali dell’onorevole Nicola Ottaviani e dello stesso sindaco.
Verso il 2027: civismo di centrodestra e l’ombra del generale
Gli scenari che si aprono vedono Mastrangeli lanciato verso la ricandidatura con un profilo di civismo di centrodestra, sostenuto da Lista Ottaviani, Lista per Frosinone, Polo Civico e Lega. Ma l’incompatibilità con Futuro nazionale resta dirompente, come detto anche e soprattutto agli occhi del Carroccio nazionale. A meno che – come pure hanno lasciato intendere alcuni retroscena – la Lista per Frosinone non recida ogni legame con il generale: ipotesi che però deve fare i conti col ruolo di primo piano assunto nell’organizzazione di Fn sia da Antonio Scaccia sia da Francesca Chiappini.
Il fronte interno di FdI: e il Pd è meglio del generale?
L’altolà a Mastrangeli sui vannacciani ha però risvegliato vecchi malumori anche dentro Fratelli d’Italia, per la trasversalità che caratterizza diverse amministrazioni comunali ed enti intermedi della provincia. I casi noti e discussi sono quelli delle amministrazioni di Isola del Liri, Veroli, Ferentino e della Saf, dove il governo è condiviso con il Pd. Viene da chiedersi: visto da Roma, il Partito democratico è tutto sommato preferibile a Futuro nazionale?
Non perde l’occasione per affondare il colpo l’attivista isolana Barbara Paesano: “Alla luce del Consiglio comunale di Isola del Liri di oggi, ascoltate bene l’intervento di Stefano Vitale, il quale ribadisce con enfasi di essere capogruppo di maggioranza – una maggioranza a trazione di destra, con sindaco e presidente del Consiglio comunale di FdI. Richiamando le dichiarazioni di questi giorni del coordinatore regionale di FdI, l’onorevole Trancassini, reitero e riformulo la domanda: data la situazione di Isola del Liri, nonché quella provinciale, per FdI cos’è il Pd? E viceversa, per il Pd cos’è FdI? I cittadini-elettori meritano la stessa chiarezza avuta riguardo ai vannacciani. Perché poi a febbraio nessuno dica agli stessi cittadini-elettori che invece Vannacci è il benvenuto nelle coalizioni”.
La resa dei conti
Polemiche e analisi, però, lasciano ormai il campo alla conta in programma a Palazzo Munari, dove prenderà corpo l’esito dello scontro tra Fratelli d’Italia e Nicola Ottaviani. Si capirà se quindici anni di dominio del centrodestra nel capoluogo – le due amministrazioni Ottaviani e la consiliatura Mastrangeli – sono arrivati al capolinea, oppure se quella stagione, in modo sempre meno larvato, sta cambiando pelle politica per tentare di ipotecare di nuovo il 2027. Magari fregandosene per quanto possibile dei leader nazionali.