Una giornata che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia e che, per fortuna, si è conclusa senza conseguenze gravi. È quanto accaduto ieri nella zona di Prato di Campoli, dove un bambino è rimasto ferito dopo una caduta, riportando una vistosa ferita alla testa e una copiosa perdita di sangue.
L’allarme è scattato immediatamente e i familiari hanno chiesto aiuto. In quel momento, nella zona, si trovava anche un volontario della Protezione civile, formato per il primo soccorso e in possesso della qualifica BLSD, che si sarebbe avvicinato per prestare assistenza al bambino in attesa dell’arrivo dei sanitari.
Secondo il racconto di alcuni testimoni, tuttavia, il suo intervento sarebbe stato ostacolato e gli sarebbe stato intimato di allontanarsi da parte del gestore di una struttura della zona. Una situazione che avrebbe suscitato la reazione di alcune persone presenti, tra cui guardie zoofile e una guardia giurata, che avrebbero invece sostenuto l’opportunità di consentire al volontario, proprio in virtù della sua formazione, di prestare il primo soccorso al bambino.
Nel frattempo, i soccorsi del 118 erano stati allertati. Secondo quanto riferito dai presenti, l’ambulanza avrebbe impiegato diverso tempo per raggiungere il luogo dell’incidente, anche a causa della presenza di numerose auto in sosta che avrebbero ostacolato il passaggio lungo la strada. Il bambino è stato poi trasferito in ospedale per le cure del caso.
Fortunatamente le sue condizioni non sarebbero gravi. Ma la paura è stata tanta e l’episodio riaccende i riflettori sulle criticità di un’area che, soprattutto durante i fine settimana estivi e nei periodi di caldo intenso, viene raggiunta da tantissime persone in cerca di refrigerio.
A evidenziare il problema è il nucleo di Protezione civile presso il quale opera il volontario coinvolto nell’episodio. A Prato di Campoli, infatti, non sarebbero presenti presidi sanitari fissi, nonostante l’elevato afflusso di persone e la distanza che i mezzi di soccorso devono percorrere per raggiungere la zona in caso di emergenza.
La vicenda pone dunque una serie di interrogativi: dalla necessità di garantire un accesso più agevole ai mezzi di soccorso alla possibilità di prevedere, nei periodi di maggiore afflusso, un presidio sanitario o comunque un’organizzazione specifica per le emergenze.
E resta anche il tema della gestione dei primi momenti di un intervento. In una situazione di emergenza, soprattutto quando c’è una persona ferita e sanguinante, la presenza di un volontario formato al primo soccorso può rappresentare una risorsa preziosa in attesa dell’arrivo dei sanitari. Per questo, appare fondamentale che, in situazioni simili, tutte le persone presenti collaborino per favorire l’assistenza e la sicurezza del ferito, evitando contrapposizioni e incomprensioni.
Per fortuna, il bambino non avrebbe riportato conseguenze gravi. Ma l’episodio ha evidenziato criticità che non possono essere ignorate. In una zona che durante l’estate può ospitare un numero elevato di visitatori, la tempestività dei soccorsi e la presenza di persone adeguatamente formate possono fare la differenza. E proprio perché questa volta è andata bene, sarebbe il caso di intervenire ora per evitare che la prossima emergenza possa avere un esito diverso.