BPCO e asma, emergenza silenziosa: servono prevenzione e cure integrate contro le patologie respiratorie

Le patologie respiratorie croniche pesano su mortalità, qualità della vita e sostenibilità del Servizio sanitario

Le patologie respiratorie croniche rappresentano oggi una delle principali sfide per i sistemi sanitari moderni. Non solo per l’impatto clinico diretto sui pazienti, ma anche per il rilevante peso sociale, assistenziale ed economico che comportano.

Tra queste, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) si colloca tra le cause più rilevanti di mortalità a livello globale: è la terza causa di morte nel mondo e, solo nel 2021, è stata responsabile di circa 3,5 milioni di decessi, pari a circa il 5% della mortalità complessiva. In Italia si stima che ne soffra il 5,6% della popolazione, con un tasso di mortalità che raggiunge il 55%.

Accanto alla BPCO, un’altra grande sfida per la sanità pubblica è rappresentata dall’asma. A livello mondiale interessa oltre 339 milioni di persone, mentre in Italia si registrano in media circa 500 decessi ogni anno. Nella maggior parte dei casi la malattia può essere adeguatamente controllata con le terapie disponibili, ma una quota compresa tra il 3,5% e il 10% dei pazienti sviluppa forme più complesse e non controllate nonostante una terapia ottimizzata. Si parla in questi casi di asma grave, che nel nostro Paese riguarda circa 300mila persone.

Riacutizzazioni frequenti, ricoveri ospedalieri e una significativa perdita di qualità della vita incidono profondamente sui pazienti e sulle loro famiglie, ma anche sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Le forme più severe comportano infatti un utilizzo intensivo di risorse, con costi diretti e indiretti elevati.

Per affrontare questa emergenza è necessario rafforzare le strategie di prevenzione e diagnosi precoce, intervenendo non solo nei contesti sanitari tradizionali ma anche nei luoghi di lavoro e nelle scuole. Individuare precocemente i soggetti a rischio e avviare tempestivamente percorsi terapeutici appropriati può ridurre complicanze, ricoveri e mortalità.

Al tempo stesso occorre superare un approccio frammentato alla cura, puntando su modelli di presa in carico integrati e multidisciplinari, centrati sulla persona. L’integrazione tra medico di medicina generale, pneumologo, allergologo, specialista ospedaliero e altre figure sanitarie è fondamentale per garantire continuità assistenziale e terapie coerenti con le evidenze scientifiche più aggiornate.

Un altro elemento chiave è rappresentato dall’appropriatezza terapeutica e dal rafforzamento del dialogo medico-paziente. Percorsi più personalizzati, calibrati sulle caratteristiche cliniche e sulle esigenze individuali, possono migliorare l’aderenza alle cure e l’empowerment dei pazienti, riducendo il rischio di riacutizzazioni e complicanze.

Investire in prevenzione, diagnosi precoce e modelli organizzativi innovativi non è solo una scelta clinica, ma una strategia necessaria per garantire sostenibilità al sistema sanitario e migliorare concretamente la qualità della vita di centinaia di migliaia di persone.

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