Caldo, nelle città l’estate non finisce al tramonto: le “isole di calore” fanno salire le temperature fino a 4 gradi in più

Più alberi, aree verdi e pavimentazioni capaci di non trattenere il calore possono ridurre sensibilmente le temperature urbane

Il caldo che si accumula durante il giorno e continua a farsi sentire anche dopo il tramonto. Le notti in cui la temperatura non scende abbastanza da permettere al corpo e agli edifici di raffreddarsi. E città che, in determinate condizioni, possono risultare sensibilmente più calde rispetto alle aree circostanti.

È il fenomeno delle cosiddette isole di calore urbane, una delle conseguenze più evidenti della trasformazione del territorio e della crescente presenza di superfici artificiali. Asfalto, cemento e materiali che assorbono e trattengono l’energia solare durante il giorno possono restituire il calore lentamente nelle ore serali e notturne, rendendo più difficile il raffreddamento dell’ambiente urbano.

A questo si aggiunge la scarsa presenza di vegetazione, che limita l’ombra e riduce l’effetto naturale di raffrescamento legato alla presenza degli alberi e all’evapotraspirazione delle piante. Il risultato è un microclima urbano spesso più caldo, soprattutto nelle giornate caratterizzate da temperature elevate e prolungate ondate di calore.

Secondo le simulazioni del progetto MIRIFICUS, citate dall’ISPRA e condotte su aree urbane di Roma e Firenze, interventi di riforestazione urbana, la creazione di nuovi spazi verdi e l’utilizzo di pavimentazioni in grado di trattenere meno calore possono determinare una riduzione delle temperature fino a 4 °C nelle ore più calde della giornata.

Un dato particolarmente significativo perché dimostra che la gestione degli spazi urbani può incidere concretamente sulle temperature percepite e sulle condizioni climatiche locali. Non si tratta soltanto di una questione estetica o di decoro urbano: la presenza di alberi, aree verdi e superfici meno assorbenti può contribuire a modificare il microclima di interi quartieri.

Il fenomeno delle isole di calore è strettamente legato anche alle cosiddette notti tropicali, cioè quelle notti in cui la temperatura minima non scende al di sotto dei 20 °C. Quando questi episodi diventano più frequenti, il corpo ha maggiori difficoltà a recuperare dal caldo accumulato durante il giorno. Il problema non riguarda soltanto il comfort. Le temperature notturne elevate possono rendere più difficile il sonno e aumentare lo stress termico, soprattutto per le persone più vulnerabili, come anziani, bambini e soggetti affetti da patologie croniche. In una città fortemente cementificata, inoltre, il calore può rimanere intrappolato più a lungo. Le superfici artificiali assorbono energia durante il giorno e la rilasciano lentamente, mentre la mancanza di vegetazione riduce la capacità dell’ambiente di raffreddarsi.

Il progetto dell’ISPRA mostra però anche che esistono interventi concreti per contrastare il fenomeno. Piantare alberi, creare nuove aree verdi, recuperare superfici naturali e sostituire alcune pavimentazioni con materiali più adatti può contribuire a ridurre il calore urbano. La differenza, in alcuni casi, può arrivare appunto fino a 4 °C nelle ore più calde. Un dato che assume un peso ancora maggiore in un’estate caratterizzata da temperature elevate e da periodi di caldo sempre più prolungati. La città, dunque, non è soltanto il luogo in cui il caldo viene registrato. È anche uno degli ambienti che possono contribuire ad amplificarlo. E proprio per questo la progettazione degli spazi urbani può diventare uno degli strumenti per rendere più sopportabili le estati sempre più calde.

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