Capretta presa a calci, caso archiviato: nessun colpevole. Per gli animalisti resta lo scandalo

LNDC Animal Protection: “Nessuna prova sulla causa della morte, ma infierire sul corpo di un animale per divertimento resta atto gravissimo”

Il procedimento giudiziario relativo al caso della capretta di Anagni si è concluso con l’archiviazione definitiva disposta dal GIP del Tribunale di Frosinone, dopo le ulteriori indagini richieste a seguito dell’opposizione alla precedente richiesta di archiviazione presentata anche dall’associazione LNDC Animal Protection.

Fin dall’inizio, LNDC Animal Protection ha seguito il caso con la massima attenzione, nel tentativo di fare piena luce su quanto accaduto. Tuttavia, nonostante l’impegno investigativo e gli approfondimenti richiesti, non è stato possibile acquisire una prova certa circa le cause della morte della capretta.

Il principale ostacolo alle indagini è stato infatti il mancato ritrovamento del corpo dell’animale il giorno successivo ai fatti. Secondo i titolari dell’agriturismo la scomparsa del corpo della povera capretta era da attribuire ad animali selvatici. Questa circostanza ha impedito di effettuare un’autopsia, che avrebbe potuto chiarire se l’animale fosse ancora vivo nel momento in cui è stato preso a calci dai ragazzi ripresi nel video diffuso sui social.

Proprio su questo punto si è concentrata fin dall’inizio la linea difensiva degli indagati, basata sul racconto dei giovani coinvolti, secondo cui la capretta sarebbe stata trovata già morta. In assenza del corpo e quindi di un accertamento necroscopico, non è stato possibile dimostrare che le violenze documentate nel video abbiano causato la morte dell’animale.

“Prendiamo atto della decisione dell’autorità giudiziaria e comprendiamo che, in assenza di elementi probatori fondamentali, non fosse possibile procedere oltre sul piano penale”, dichiara Michele Pezone – Responsabile Diritti Animali LNDC Animal Protection. “Nonostante i supplementi di indagini che abbiamo richiesto, è purtroppo mancata la prova principale, che sarebbe potuta arrivare solo dall’esame del corpo dell’animale.”

L’associazione sottolinea però che, anche ammesso che la capretta fosse già morta, resta profondamente inquietante e moralmente inaccettabile il comportamento mostrato nel video.

“Infierire sul corpo di un animale per macabro divertimento è un gesto che offende la sensibilità collettiva e la dignità degli animali”, prosegue Pezone. “Se la stessa condotta fosse stata compiuta su un cadavere umano, il nostro ordinamento prevede pene fino a sei anni di reclusione per vilipendio di cadavere ai sensi dell’articolo 410 del Codice Penale. Invece, quando la vittima è un animale, un comportamento analogo può rimanere privo di conseguenze.”

Per LNDC Animal Protection questo caso rappresenta l’ennesima dimostrazione di quanto il sistema normativo italiano debba ancora evolversi per riconoscere pienamente il valore e la dignità degli animali.

“Continueremo a batterci affinché episodi come questo non restino impuniti e affinché la legge riconosca agli animali una tutela più adeguata, sia sul piano penale sia su quello culturale. La maggioranza della società civile è già molto più avanti della normativa e chiede rispetto per tutti gli esseri viventi”, conclude Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection.

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