Carburante annacquato: come difendersi e ottenere il risarcimento. I consigli degli esperti

Il sequestro di migliaia di litri di gasolio adulterato riporta l'attenzione sui rischi per gli automobilisti

Il caso dei distributori finiti al centro delle indagini della Guardia di Finanza per la vendita di gasolio contaminato con acqua o altre sostanze ha riportato all’attenzione un problema che può trasformarsi in un danno economico anche molto pesante per gli automobilisti. I controlli hanno portato al sequestro di migliaia di litri di carburante adulterato e alla denuncia dei gestori coinvolti per frode in commercio e, in alcuni casi, anche per frode nella miscelazione.

Di questo tema Consumerismo ha parlato anche nel corso di Uno Mattina Estate, su Rai 1, insieme alla conduttrice Paola Cervelli e a Vincenzo Borgomeo, Direttore di FormulaPassion, affrontando sia gli aspetti tecnici sia quelli legati alla tutela dei consumatori.

Come ci si accorge che il carburante è contaminato?

Secondo Vincenzo Borgomeo, molto dipende dall’età del veicolo. Le automobili meno recenti possono tollerare piccole quantità di acqua o impurità senza manifestare immediatamente problemi. Diverso il comportamento delle vetture moderne, dotate di sistemi elettronici molto più sofisticati.

“Le auto moderne sono dotate di sensori che, quando rilevano un carburante non conforme, possono bloccare l’avviamento del motore o addirittura spegnerlo per evitare danni ancora più gravi. In molti casi compare una spia sul quadro strumenti oppure il motore perde potenza, si spegne improvvisamente o non riparte più. Il problema, però, è che spesso il consumatore si accorge del carburante contaminato soltanto quando il danno è già avvenuto”.

Cosa fare subito se si sospetta un carburante adulterato

È proprio in questi momenti che ogni scelta può fare la differenza.

L’avvocato Paolo Di Donato, Direttore Nazionale degli Sportelli +Tutela Consumerismo, invita gli automobilisti ad agire senza perdere tempo. “Il primo errore che molti automobilisti commettono è continuare a utilizzare il veicolo o buttare via la ricevuta del rifornimento. Se dopo il rifornimento compaiono anomalie, spegnimenti improvvisi, perdita di potenza o difficoltà di avviamento, è fondamentale fermare l’auto appena possibile e iniziare subito a raccogliere tutte le prove utili.”

Consumerismo raccomanda di: conservare la ricevuta o lo scontrino del rifornimento; annotare data, ora, importo e stazione di servizio; fotografare il quadro strumenti con eventuali spie accese; far trasportare il veicolo presso un’officina qualificata; chiedere al meccanico una relazione scritta che attesti la compatibilità del danno con carburante contaminato; conservare, se possibile, un campione del carburante estratto dal serbatoio.

Chi paga i danni?

Uno degli aspetti che genera più dubbi riguarda la responsabilità.

Molti consumatori si sentono rispondere che la colpa sarebbe della compagnia petrolifera o del fornitore del carburante.

Dal punto di vista giuridico, però, la situazione è diversa. “Il riferimento per il consumatore è chi gli ha venduto quel carburante. Anche se il gestore prova a scaricare la responsabilità sulla compagnia petrolifera, il cliente ha acquistato un bene non conforme presso quella stazione di servizio. È il venditore che risponde dei danni causati al motore, salvo poi rivalersi eventualmente sui propri fornitori”, spiega l’avvocato Paolo Di Donato.

La diffida è il primo passo

Dopo aver raccolto tutta la documentazione è importante inviare una diffida formale, tramite PEC o raccomandata A/R, alla stazione di servizio e, per conoscenza, anche alla compagnia petrolifera.

Nella richiesta devono essere allegati:

  • ricevuta del rifornimento;
  • relazione del meccanico;
  • fatture delle riparazioni;
  • fotografie;
  • eventuali analisi o campioni del carburante.

L’obiettivo è ottenere il rimborso integrale delle spese sostenute.

Qualora il gestore non riconosca spontaneamente il risarcimento, è fondamentale rivolgersi tempestivamente a Consumerismo, che attraverso gli sportelli +Tutela assiste i cittadini nella raccolta della documentazione, nell’invio della diffida e nell’avvio della richiesta di risarcimento dei danni.

Segnalare il caso aiuta anche gli altri consumatori

Oltre alla richiesta di risarcimento, è importante presentare una segnalazione alla Guardia di Finanza, affinché possano essere effettuati ulteriori controlli sull’impianto, e all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), qualora emergano possibili pratiche commerciali scorrette.

Ogni segnalazione può contribuire a individuare nuovi casi e impedire che altri automobilisti subiscano lo stesso danno.

Oggi le automobili moderne sono sempre più sensibili alla qualità del carburante. Per questo, ai primi sintomi è fondamentale non sottovalutare il problema: fermare il veicolo, raccogliere le prove e attivarsi immediatamente rappresentano il modo migliore per tutelare sia il motore sia i propri diritti come consumatori. – Fonte www.consumerismonoprofit.it –

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