La morte della giovane studentessa iraniana trovata senza vita nella sua abitazione di Cassino viene ricondotta dalla Procura a un suicidio. A chiarirlo questa mattina è stato il procuratore capo Carlo Fucci: non ci sono elementi che facciano pensare a una dinamica diversa. Ha sintetizzato.
L’autopsia è stata disposta, come avviene in questi casi, per accertare con precisione cause e modalità della morte. È stata aperta un’indagine, ma questo non significa che esista un’ipotesi concreta di omicidio: non ci sono persone indagate e l’appartamento non è sotto sequestro. Nelle prime ore, però, la notizia aveva assunto contorni diversi. I rilievi sul corpo, gli accertamenti della Polizia e le informazioni frammentarie avevano alimentato l’ipotesi di una morte da chiarire, fino a far circolare il sospetto di un possibile omicidio. È qui che si è creato il cortocircuito.
Quando la comunicazione istituzionale non è chiara e tempestiva, il vuoto viene inevitabilmente riempito dalle ipotesi. E una verifica investigativa può finire per essere percepita come la ricerca di un assassino. A fare da cassa di risonanza dettagli trapelati e inerenti la “scena del crimine”, mai avvenuto, di cui solo una cerchia ristretta poteva essere a conoscenza. La presenza di un foulard è divenuta per gli appassionati del noir la conferma di una morte violenta.
Il compito della stampa locale è invece quello di distinguere i fatti dalle supposizioni. Chi racconta quotidianamente un territorio ne conosce dinamiche, persone e contesti e può offrire un’informazione verificata, soprattutto quando segue una vicenda oltre le prime ore. E noi giornalisti locali abbiamo continuato a mantenere il punto su una certezza: nessun omicidio. In questo caso, il dato emerso oggi è chiaro: per la Procura si tratta di un suicidio e non ci sono elementi che indichino un omicidio. L’autopsia servirà a completare e verificare sul piano medico-legale questa ricostruzione. Ad oggi, l’unico elemento concreto confermato ufficialmente è e resta questo.